Qualcosa di me


Utente: m0rgause
Nome: enrica
Libera professionista con un amore sconfinato per la conoscenza scrivo come terapia antistress. Mi piace andarmene in giro con la fantasia a colorare il mondo. Il Rosso per me è il colore del sangue-la vita e la morte,il piacere, il divieto, la paura, gli ideali- mi ci perdo dentro... da qui il mio primo blog ProfondoRosso, l'Eros e il Kaos. Nell'altro mio blog,stregam0rgause, posto i miei scritti non erotici in prosa e poesia. Infine nel mio ultimo nato, Stargate, raccolgo le immagini eros intese come porte spaziotemporali verso altri mondi. Ho anche un sito ormai da 8 anni, la mia vera casa web, dove ci sono tutta ma proprio tutta io, ecco l'urll: http://enrica21.interfree.it/

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«I due "poeti" sbandieratori in bianco (la peste infuria, il pan ci manca sul ponte sventola bandiera bianca ...cià)davvero malmessi a neuroni non devono prendersela con chi è più dotato e di parecchio inventandosi patetiche storie ma limitarsi a impomatare in silenzio il bruciaculo che si ritrovano dopo aver fatto ripetute epiche figure da minchioni ed essersi ritrovati altresì il naso spappolato da una porta sbattuta con grazia sulla loro appendice facciale>>
«Dovrebbero altresì ricordare che il plagio è un reato: anche qui capisco il bruciaculo quando si è presi in castagna ma il disturbo ahimé fastidioso permane incurabile: meglio allora impomatare e farne oggetto di accurata meditazione.>>
«M0rgause la stregarossa, l’unica autentica strega riconosciuta dal C.U.W.S. usa i soavi arcaici componimenti dei pregiati bianchi autori col bruciaculo di cui sopra per indurre sonno profondo nei suoi pazienti, eliminando in tal modo il Pentotal ed eventuali spiacevoli effetti collaterali.»
«Presto le sarà conferito a seguito di questa sensazionale scoperta il premio Nobel, che per una trentaduenne è un bel traguardo, neh! Chiudo consigliando ai sopraddetti portatori di bianchistendardi di dedicarsi(potendo, capisco le difficoltà oggettive, ) a una sana attività sessuale: troppo tempo è passato dalla fine delle guerre puniche, cià! »

«Y sembrada en la sangre de mi muerte
ejana con raìces mudables
bajo un tiempo de piedra,
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flor nostàlgica de vivientes paredes,
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martedì, 07 luglio 2009

*Bellissima**

 

Sono qui,in questa lussuosa camera   d’albergo con l’ampia veranda   che si affaccia sul lago, oggi increspato da un vento gelido.

Il cielo è scuro, carico di nubi invernali, le montagne incombono, mi pare di sentirne il peso a rendere più  inquieta l’attesa di te.
Ora non voglio pensare, impongo il silenzio alla mente  che si pone dubbi e mi martella di “perché”.
Sono pronta come tu mi  vuoi, ne sono sicura, è bastata una tua carezza a farmelo capire.
Ora la mia pelle profuma di sandalo, è liscia e morbida al tatto.
Accavallo le gambe solo per  assaporare  il brivido d’eccitazione che mi trasmette  lo slip di seta sul fiore depilato: a momenti sembra scivolare e in altri incollarsi alle sue labbra morbide e umide.

La mia bocca sa ancora  del tuo bacio di ieri, nella mano ho stampata come una marchiatura a fuoco  il numero di questa stanza, la 237.

Nessuno sa che sono qui, il cellulare è spento, chiudendo quella porta isonorizzata ho chiuso fuori il mondo.
Del resto altalenando tra lavoro e Università riesco sempre a rubare qualche ora per me, a volte  semplicemente per restare un poco da sola, a volte per  tuffarmi nel mare  di una nuova avventura amorosa.

Ma tu non sarai solo questo, lo so già, ne sono sicura, probabilmente mi sconvolgerai la vita. ...Arriva ti prego...  e inizio a spogliarmi, in un rito propiziatorio, mentre frugo  nel cestino della frutta.
Mi sarebbe piaciuto trovare delle albicocche, nel mio immaginario le ho sempre associate al sesso, così polpose, ricche di sugo, con quel sapore aranciato di strana spezia...ma non è la stagione adatta.
Sorrido accarezzandomi un seno, non potevi saperlo.

 

O forse lo avevi indovinato ma non ti è stato possibile trovarne?
Non so come sia  successo ma in un attimo tu mi hai aperta, letta , decifrata, conquistata.

Hai annullato le mie certezze, scardinato la mia sicurezza, fatto battere il mio cuore come quello di un'adolescente  che avvampa per la prima volta.

Nuda  di fronte al grande specchio mi guardo:  cerco la conferma di essere bella, come tu mi vuoi, come mi aspetti.
Le tue mani, non riesco a smettere di pensare a loro. Nessuno mi aveva mai toccata così.

E ora  voglio godere, voglio poter urlare di piacere e di dolore come mai mi è capitato prima, tutto, voglio tutto e tu me lo darai.

La mano si attarda nella micia depilata, tenera , sul clioride già gonfio...no, sarà solo per te...

 
Sono  sdraiata sul letto, nuda, come tu mi volevi, amore, e pronta come mai fino ad ora.
Pronta a fare quello che mi hai chiesto.

Piego il foulard di seta, il tuo, quello che mi hai lasciato ieri, chiudo gli occhi e mi bendo, stringendo forte.
Cerco a tentoni le manette in alto, eccole.
Uno scatto metallico, tendo il braccio saggiando la resistenza della catenella.

Mi manca il respiro,  per un momento penso a che cosa accadrebbe se tu non venissi e io restassi qui, appesa al letto...

Una vita gettata dalla finestra,  lo scandalo nella mia gotica famiglia farebbe  saltar le coronarie a qualcuno.

 

Sorrido e mi giro, mostrando la schiena e le natiche alla porta.

Assecondo il tuo desiderio.
Pronta per te, pronta a ogni tua voglia. Mi sento bella, aperta, morbida e calda.

E sono sicura che anche  tu sarai bellissima, per me, amore mio.

 

Il fruscio della porta che si apre  tende il mio corpo come un arco...

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 10:09 | link | commenti (8)
categorie: narrativa, dedica, confessione, i giorni di saffo
sabato, 04 luglio 2009

*Quello che vorrei farti...**

Non esistono racconti immorali: esistono solo racconti scritti bene o scritti male e questo è tutto (Oscar Wilde)

 

 

Ora ti scrivo quello che ti avrei mormorato, complice la notte, se tu mi avessi telefonato, quello che vorrei farti in questo momento, se fossi con te.

Vorrei inginocchiarmi tra le tue gambe, aprirti i pantaloni, prenderti tra le labbra, lentamente, avvolgermi al tuo sesso con la lingua, prima che tu mi riempia con forza la bocca di te, accarezzarti gli inguini con mano leggera, e quando mi accorgo che stai per affondare nel piacere (sei più duro, più teso, il respiro contratto) mi alzo per affondare sul tuo sesso rigido, le cosce a rinserrarti i fianchi.
Ti voglio dentro, devi riempirmi, sono in quei giorni che io chiamo caldi,quando un uomo che mi piace diventa, per pochi attimi, solo seme da rubare; tu esplodi nel piacere ed io…

Se tu mi telefonassi ora, mentre sto scrivendo, basterebbe una tua parola a portarmi all'orgasmo, ho una morsa in fondo al ventre e la micia bagnata del tuo pensiero, amore mio...
E allora ti mando questa mail, senza correggerla.
Stai bene, ricordati della cintura delle Pleiadi e pensami.
Ti bacio tu sai dove, dolce notte Lestat

Fede

postato da: m0rgause alle ore 15:55 | link | commenti (20)
categorie: narrativa, dedica, confessione
mercoledì, 01 luglio 2009

*La schiena sconnessa del sesso**

Federico Erra

 

 

T'abbraccio mentre m'accarezzi ,
t’accolgo con un'aderenza affrettata,
un angolo d'ansia cui m'appoggio,
la tua camicia è una carezza di carta
come una cena cinese
consumata sul tuo collo che assaggio

con lingua impaziente,
hai sul volto da santo bizantino un'espressione
estranea ai  miei faticosi fianchi
come una  finestra di follia
di fronte alle mie gambe  schiuse.
Il piacere in gola  ti guardo implorante.

Ora è un mondo che mordi
mormorando  il mio nome

mentre  ci ritroviamo a salire la schiena
sconnessa del sesso,
a smorzare in gemiti  
soffocanti sogni di sollievo

.................................................

...guardo la mia vestaglia per terra
come è violenta ora la tua voce.

 

postato da: m0rgause alle ore 22:56 | link | commenti (18)
categorie: poesia, confessione, kaos di vita, darkeros
martedì, 30 giugno 2009

*Un capolavoro assoluto del Grande Nido der cucùlo: Bella Topona, imperdibile**

Prima di aprire il video  stoppate la musica  nella colonna a destra del blog.

 

postato da: m0rgause alle ore 10:15 | link | commenti (14)
categorie: video, kaos e satira
domenica, 28 giugno 2009

*Poi...**

 

La conversazione langue,  non so più che pensare, credevo che tu volessi far l’amore con me.

Me lo aspetto,  sono qui, a casa tua, per questo.

La certezza di cedere alla tentazione mi sta già provocando un piacere fisico altrettanto forte di quello che tra poco proverò a slacciarmi da sola il vestito, ad aprire le gambe, a toccare un corpo di cui fino a questo  momento  non conosco il contatto, a sentire il calore entrare in me in un sol colpo, oppure, al contrario, lentamente, a poco a poco, per poi ritirarsi, lasciandomi ansimante,aperta, dipendente, incerta e umida, per poi tornare ancora, sempre, meraviglioso, gonfio, imperioso nella carezza all’interno del mio sesso, a vuotarti in me, fino all’ultima goccia,lasciandomi inseminata, terra lavorata, irrigata, coltivata…

 

Mi mordo le labbra, sono  pronta, risparmiami però i giochi complicati…

 

Ora posi una mano sulla pelle nuda della mia spalla, tanto avanti che le lunghe dita sfiorano l’inizio del seno ricolmo, mentre con l’altra solleva con delicatezza l’orlo della gonna scoprendomi  le gambe  fino all’inguine, dove lo slip dello stesso colore , di pizzo trasparente dà saggiamente ordine ai riccioli setosi.

Ti siedi di fronte a me e inizi ad accarezzarmi  le caviglie, risalendo verso il polpaccio, attardandoti nell’incavo delle ginocchia, fino alla base delle cosce, fino a toccarmi le natiche.

Lì, ferme,costringono le gambe ad allargarsi, per poterne sfiorare con le labbra  la parte interna, così dolce , sensibile; allora io, per sfida e per aumentare la  mia e la tua eccitazione lentamente porto le mani alle mutandine, facendole scivolare lungo i fianchi .

 

Le tue  mani  diventano immediatamente più ardite, aiutano lo slip a scendere, lo trascinano lungo le gambe, fino a terra.

Poi….

 

postato da: m0rgause alle ore 10:48 | link | commenti (22)
categorie: narrativa, dedica, confessione, deros e di vita
martedì, 23 giugno 2009

*Il bustino color amaranto**

Non esistono racconti immorali: esistono solo racconti scritti bene o scritti male e questo è tutto (Oscar Wilde)


DollyLamour da LiberaEva


E’ una giornata fredda e  nebbiosa,  cammino lungo il fiume spedita, come sempre quando  mi sento irritata e confusa dopo una violenta discussione con te, avvenuta nel pomeriggio.

Sono uscita di casa in fretta, sbattendo la porta, intabarrata in un vecchio giaccone, i capelli raccolti sotto un berretto di lana che mi arriva agli occhi coperti dagli immancabili occhiali neri antifreddo,  pantalonio e stivali  artici ( così li chiamo io, visto il pelo che hanno dentro).

Ho bisogno di calmarmi, di capire il perché riesca sempre e solo ad andar contro corrente , per navigare in acque che non conoscono mai bonaccia.

Sono alta e la mia andatura a passo veloce e sincronizzato, nonché la mia aria burrascosa attirano l’attenzione di più di un passante.

Mi dirigo verso il centro, la meta è via Mazzini,  capisco che il mio inconscio ha già deciso che cosa fare per rinfrancare lo spirito (e il corpo) : mi gratificherò di un regalo,  possibilmente costoso e che possa usare per la gioia dei sensi.

Insomma , un sontuoso capo di biancheria intima: l’intimo di lusso, possibilmente seta e pizzo arreca spesso perdite rilevanti alle mie entrate.

Il fatto è che  “sopra” posso  indossare tranquillamente articoli di bancarella, o addirittura del mercato dell’usato...ma “sotto”  ...il meglio. E poi non è forse vero che quello che di più prezioso ha una donna va  degnamente protetto?

Allora eccomi qui, da Eva &Eva,  un eleganissimo discreto negozio in una stretta traversa di Via Mazzini, un nome antico, che per questa città  è sinonimo di  femminilità al profumo di peccato...

Mi fermo ad ammirare la vetrina, un’orgia di pizzi, seta , merletti, parure, singoli...

Da una parte , un manichino truccato stile anni 40, gambe lunghissime e seno rigoglioso , indossa uno strano bustino, molto corto, in pratica uno stringi-vita d’altri tempi: le coppe del reggiseno dimezzate contengono  a stento i capezzoli, mentre il bordo inferiore copre appena l’inizio  dei fianchi,  lasciando completamente scoperto  il resto; da lì partono  quattro lunghe giarrettiere che sostengono un paio di  sontuose calze finemente lavorate.

Il bustino é di seta pesante,  alternata a pizzo, di un  brillante color amaranto.

Naturalmente, penso, esisteranno anche degli slip dello stesso colore,  e intanto resto lì in contemplazione di quell’assurdo capo di biancheria ( che peraltro non ha neppure il prezzo esposto).

Mi sta ammagando, affatturando.

E non penso a te, immersa in tutto quel rosso cupo e nero, penso a lui, al mio amore di sempre, quello lontano, che vedo pochissimo, al mio amore  soldato che amo e di cui odio l’assenza con la stessa intensità; quello che mi fa l’amore come voglio io , che sa quello che mi piace a letto in ogni  circostanza e lo sa da quando ero ragazzina...

Spesso sogno di lui,  sogno di farci l’amore, anche se l’ho appena fatto con  chi dorme vicino a me, nel mio letto. E così da sempre.

A lui piacerebbe questo bustino importabile, sì, so che gli piacerebbe: mi pare di averlo vicino, la mano sulla spalla, la bocca sull’orecchio a mormorarmi:

”Compralo”.

Entro, decisa: la padrona, una  signora di mezza età dai capelli troppo neri e dal trucco pesante

che ne mette in risalto le rovine di un sontuoso passato, carica di gioielli ed elegantissima, con un accento  veneziano spiccato, così piacevole e musicale, mi viene incontro, mi bacia e mi abbraccia per i soliti convenevoli.

Mi ha sempre ricordato Grimilde con il suo”specchio, specchio delle mie brame...”

Vicino a un prezioso tavolinetto veneziano del  700 una cliente discute a bassa voce con una  giovanissima ragazza bionda, una nuova commessa, immagino.

In quel momento dalla porta che da sul retro esce un’altra fanciulla identica alla precedente; guardo con occhio stranito la padrona, che mi informa:

“Eh, si,  go cambià comesse, ho trovato queste due gemelle che tutti  credono svedesi, tanto la son bele, alte e bionde, ma vengono da vicino Verona, che ne dice?”

“Che sono bellissime”  e il mio umore tempestoso, di fronte a tanta fresca  bellezza,  si addolcisce immediatamente.

 

Poi dico alla signora che voglio vedere il bustino in vetrina; la donna spalanca gli occhi a mò di fanali e :

“Benedeta fiola , non è per lei , la mi scusi,  non dico per il fisico,  ma insomma, è una cosetta un po’ ardita, francamente non pensavo neppure di venderla....”

Ma io sono irremovibile, voglio provarlo, quel bustino mi ha stregata; intanto la  cliente elegante se ne è andata e rimaniamo sole nel negozio;  le ragazze (hanno due nomi bellissimi, Dea e Tea) sono incaricate di portare dentro il manichino, per spogliarlo con estrema delicatezza.

Si tratta di articoli molto delicati e preziosi , come incomincia a farmi notare  la padrona, che ha fiutato l’affare....

Le ragazze sono curiose di vedere come mi starà quell’arnese e soprattutto, penso io, come è fatta una donna che  desidera comperare un  capo simile   e al contempo se ne va in giro con quell’informe e goffo abbigliamento antifreddo.

Entrano tutte e due con me nello spogliatoio e inizia la svestizione, le due bionde sono allegre, pienotte, bellissime; i capelli sembrano fini come quelli dei neonati e brillano di  oro autentico, sotto le forti lampadine.

Mi spoglio in fretta , fino a restare in slip.

Ci guardiamo, nel grande specchio, io in mezzo, scura e nuda, con ai lati , come due angeli custodi le gemelle, perfette nei loro completini di cachemire azzurri e scarpe nere  a tacco medio .

Una mi accarezza i capelli folti e crespi , lisciandoli sulla schiena e un brivido mi attraversa, da capo a piedi.

“Che bel corpo  che hai” fa Tea”neanche un filo di cellulite e un par de tette che tengon su la statua de Cangrande...” ridiamo tutte e tre di gusto; poi  prendo il bustino che le ragazze mi porgono e provo ad allacciarlo da sola: impossibile, ha dei veri ganci, sul dietro, che a meno di non essere contorsionisti,  son difficili da trovare.

 

Lo agganciano loro, mi sta a pennello, solo un po’ stretto di seno, i capezzoli non occhieggiano, escono proprio; ma il mio slip bianco è una rovina , sciupa l’effetto dell’insieme; lo tolgo , in attesa di uno  adatto e il nero dei miei riccioletti contrasta in magico effetto con il color amaranto  della seta : mi eccita quella figura di donna stretta in un busto d’altri tempi e con gesto inconscio, guardandomi , passo una mano su pube, ad aggiustare il pelo setoso.

 Tea vede il gesto e  arrossisce, porgendomi uno slip leggero come un velo  dello stesso colore del bustino, dal quale il mio tutto scuro traspare con eccitante intensità.

Le ragazze sono rosse in faccia e  man mano che procede la vestizione l’aria si fa satura di sesso, tutto al femminile.

Sono  affascinate ed attratte da me, o meglio da quello che per la loro fantasia rappresento, una donna che non ha paura, che vuole eccitare ed essere eccitata, probabilmente ricca, nonostante le apparenze,   con amanti ...particolari , chissà che passa in quelle testoline adorabili,  e questo aumenta  l’intrigo del gioco.

Ora è la volta delle calze:  Dea si  accuccia su uno sgabello e io le metto il piede in grembo, perché possa infilarmele, senza danni.

Guardo la ragazza negli occhi, la vedo  leccarsi le labbra, nervosa; poi lentamente comincia ad infilarmi la calza e i suoi movimenti sono carezze, la carezza della mano e della seta, sempre più su, oltre il ginocchio,  fino all’interno delle cosce, dove le mani gentili sistemano con esasperante lentezza il bordo ricamato    per attaccarlo alla lunga giarrettiera  del bustino, mentre Tea mi  liscia i capelli, mormorando :

” Come son belli, così neri, hanno anche  dei riflessi blu...”

 

Potrei restare una vita a farmi accarezzare così , ma la voce della padrona :

“Posso vedere?” ci richiama alla realtà,   mentre le nebbie magiche della sensualità svaniscono all’istante.

“Aspetti, Signora, le troviamo un paio di scarpe con i tacchi alti, le mie, così la vede meglio...” risponde una gemella.

 

Detto fatto, mi porge un paio di scarpe nere con il tacco altissimo; le indosso e mi guardo allo specchio: quello che vedo mi piace da morire e so che piacerebbe anche a te, che stai là, nella  città dove le rose  si son trasformate in petali di polvere, oh, se ti piacerebbe...

La padrona entra e sì, conviene che sto bene:

“Pare il manichino, benedeta,  non l’avria mai dito...” e così via.

Poi le ragazze mi aiutano nel processo inverso, quello della vestizione.  Quando esco, ormai è notte da un pezzo e via Mazzini èsuper affollata; sono allegra, ora, ho voglia di un gelato, quella magica piccola borsa di carta dorata con la scritta  Eva&Eva, ha dissipato del tutto la mia incazzatura.

A casa non ti trovo: laconico biglietto in cui dici che  vai a dormire da Francesco, sul lago, altra circostanza fortunosa.

Doccia caldissima, poi accappatoio morbidoso, vassoio con  pane  ai semi di cumino, mortadella, formaggio fresco di capra e cioccolato Lindt al 99% puro cacao : la mia cena preferita.

Parcheggio sul divano, di fronte al televisore pronta a gustarmi per la decima volta “Dark Water” l’horror migliore, secondo me, di tutti i tempi.

Intanto il bustino, con slip in tinta, e calze di pizzo, mi aspetta, sistemato in bella vista sulla poltroncina a fianco del mio letto.

E prima di infilarmi sotto le coperte, liscio con la mano la stoffa preziosa, alzo contro luce le calze per scoprirne la trama sottile, me le passo sui seni, sul ventre, sulla passera, poi le odoro a lungo, prima di riporle accanto al bustino, come se  tutto l’insieme fosse pronto per essere indossato.

Ho molto sonno, ma mi sforzo di tenere aperti gli occhi su quello splendore di seta e pizzo color amaranto e nero dorato, vuotando la mente di ogni altro pensiero  che non sia  quello di una donna alta stretta in un bustino che sà di peccato, le lunghe gambe coperte da calze di  pizzo , il pube nudo e ricciuto, alti stivali  di pelle nera, lucida: voglio entrare così nel regno  dei sogni per incontrarti.

 

Mi ritrovo in una grande sala che   sembra quella di un costoso ristorante   ricavato  da una antica villa settecentesca;  vedo grandi specchi dalle cornici dorate alle pareti, soffitti con stucchi pregevoli e tanti tavoli disposti in fondo al salone, ai quali sono  seduti intenti a pranzare solo uomini, tutti in smocking neri impeccabili: parlano piano tra loro, creando un brusio che  ricorda quello di uno sciame di api in volo.

Non distinguo i loro volti e loro non si curano di me.

I camerieri hanno visi strani, cerei nella loro fissità: si muovono  come marionette, con inchini esagerati e legnosi.

 

Io sono in piedi, in fondo al magnifico scalone di marmo che porta ai piani superiori,  indosso il bustino, le calze di pizzo e alti stivali neri a tacco altissimo, i capelli sono acconciati come quelli del manichino di Eva& Eva, in larghe onde anni 40: il pube è nudo, e questo  mi conferisce una strana fierezza.

So di essere bellissima, e allora perché nessuno di quegli uomini mi guarda?

Eppure  tu sei là , in mezzo a loro,  tu, il mio soldato , quello che mi sorprendo a desiderare con una intensità  tale  da  stordirmi e farmi bagnare tra le cosce.

All’improviso sento una mano leggera sfiorarmi proprio lì, tra quelle labbra che già bruciano,e una gota setosa  strofinarmi l’esterno della coscia. Contemporaneamente mi trovo in mano una specie di guinzaglio, di pelle bianca: abbasso lo sguardo e ai miei piedi, inginocchiate per terra, ci sono le gemelle, bionde e  morbide, il collo delicato cinto da un candido  collare, il viso in parte coperto da  una mascherina  di pizzo nero.

So che cosa voglio da loro: il piacere, tutto quello che possono darmi, in attesa del piatto forte, il mio uomo, che arriverà, ne sono sicura.

Dò uno strattone  al guinzaglio e le guardo negli occhi, mentre le mie labbra, rosse e gonfie, sillabano , con voce chiara, la parola magica che scatenerà le loro mani,  i loro corpi e la mia lussuria.

Mentre una lingua si insinua  nel sesso  leccandomi con perizia, un’altra lecca il buchetto tra le natiche, poi risale nel solco,  e poi di nuovo dentro, mentre mille mani fameliche si alzano verso i seni esposti generosamente  a tormentarmi i capezzoli, si infilano nei capelli folti avanti e indietro, su e giù, e io mi inarco, protendendo il ventre  alle loro bocche, chiedendomi confusa come possa non cadere, in quella precaria posizione.

Poi  dita decise  entrano in me, ruotando e scavando la vagina e il buchetto , mentre  labbra al sapore  di mandorla si attaccano alle mie, lingue golose mi esplorano la bocca , mi succhiano i capezzoli: mi pare di morire dal piacere.

Ma continuo a strattonare il guinzaglio, per chiedere – ancora, ancora...- e quando sto per perdermi nel vuoto dell’orgasmo...

“Andate via, ora lei è per me...”

 

Sei arrivato, finalmente, mi hai raggiunto in sogno.

Due  braccia forti mi sollevano e io  immergo il naso nell’odore  della  tua camicia mimetica: tabacco, dopobarba aspro e un altro, molto più intenso e prezioso: quello di uomo, di maschio.

Non alzo il viso, tanto so con sicurezza che non riuscirò a vedere il tuo.

Mi porti  su un divano rosso ciliegia, grande, morbidissimo; mi fai sedere, poi si inginocchia di fronte a me e delicatamente mi apri le gambe;

Intanto, in fondo alla sala, gli uomini in nero continuano a pranzare, nel brusio persistente, ossessivo,  che non cambia di tono.

Appoggi la bocca al mio sesso  ormai esasperato dalle attenzioni ricevute dalle gemelle,  e la tua bocca brucia ancor più delle  mie labbra di donna.

“Scopami, ho aspettato tanto...ti prego, scopami...”

 

Non mi accorgo neppure di mormorare queste parole così esplicite, ma è quello che voglio con una intensità animale; so che con te potrò lasciarmi andare completamente, per  sentirmi solo una  femmina che vuole essere riempita, fecondata, una femmina  che vuole il seme del suo uomo, che in questo momento considera il regalo più grande che le possa essere fatto.

E  tu entri in me, lentamente,  attirandomi  contro il tuo grembo  stringendo con le mani le mie natiche; poi intreccia la tua lingua alla mia e intanto inizi a muoverti dentro di me, piano, forte, piano, fino a che io non intuisco il tuo ritmo e allora i nostri fianchi  danzano insieme, mentre le tue labbra sono sul mio collo, le mani sui miei seni,  le dita ad allargarmi le natiche per penetrarmi dietro...

“Vengo, amore” mormoro io, non posso aspettare il tuo piacere, non ce la faccio più.

 

Quando sto per gridare nell’orgasmo tu mi metti una mano sulla bocca per tacitarmi, mentre con l’altra mi stringi al petto e i miei fianchi impazzano intorno al tuo pene rigido, a fondo dentro di me.

E poi ti sento dilagarmi dentro,  sento la vita  fluire con il tuo seme caldo,  e sono terra fertile, mare pescoso, per un attimo divento luna, con il potere delle maree...

Quando ti ritiri da me  pur nel sogno so che scomparirai, tra quegli uomini laggiù, in fondo alla sala,nel loro brusio: ora un gran freddo si insinua fin nelle pieghe più riposte del corpo.

Un cameriere mi passa davanti senza  vedemi: ha la faccia bianca  da clown, con una lacrima rossa disegnata sulla guancia...

 

 

 

 




postato da: m0rgause alle ore 09:53 | link | commenti (21)
categorie: onirica, narrativa, dedica, confessione, kaos di vita
giovedì, 18 giugno 2009

*Voglio nutrirti...**

 

Voglio nutrirti

dei fiori di carne che si aprono

sulle mie  labbra bagnate

di te.
Voglio nutrirti
del latte di mandorla cedro e cannella
che scorre
per i sottili cammini del sangue
dentro i capezzoli
scuri.
Voglio nutrirti
del succo d'arancia selvatica,
essenza di  donna in amore,
[quando]

l’affanno del desiderio

rantola
in  lampi violenti  d’incosciente
luce purpurea,
e clandestini roghi di  carne

s’accendono

nel  buio velluto di questa nostra 

lunghissima notte.

 

 

postato da: m0rgause alle ore 21:18 | link | commenti (22)
categorie: poesia, per te, erosamore
domenica, 14 giugno 2009

*Quello che le donne non dicono**

Non esistono racconti immorali: esistono solo racconti scritti bene o scritti male e questo è tutto (Oscar Wilde)





Le donne sono capaci di parlare di qualsiasi cosa, della gelosia sessuale, di come sono state sedotte, dei deliziosi vantaggi - e svantaggi - di farsi mangiare la micia o di succhiare il pisello, ma non raccontano mai, tranne rare eccezioni, dell’autoerotismo, pratica assai naturale.
 Mi piace farmi l’amore: naturalmente  preferisco avere compagnia nel letto, ma a volte è così bello ed eccitante rincorrere i sogni  e finirci dentro come fossero realtà...


 Così mi  capita che qualcuno, incontrato per caso, visto anche solo di sfuggita, ecciti la mia mente e la memoria della mia passera, che è da elefante; allora, alla sera, a letto, mentre me ne sto comodamente sdraiata in boxer di cotone ( quelli del mio uomo) e  una vecchia T-shirt, organizzo il mio incontro di  sesso virtuale..

Questa volta è un ragazzo incontrato al supermercato, che mi ha fissato con insistenza le tette e le gambe, per guardarmi poi dritto negli occhi, con uno sguardo duro  che ha catturato il mio costringendomi a fissare con insistenza la patta dei suoi jeans prima di scivolare via, svelta, appesa al mio carrello pieno.

Non penso più a lui, fino a che non mi distendo per dormire; allora i miei boxer e la maglietta diventano reggiseno e slip di pizzo e seta, rigorosamente rossi - il mio colore feticcio -

Me ne sto li, sdraiata, senza le coperte, le lunghe gambe divaricate, mentre il ragazzo del supermarket mi guarda, immobilizzato dalla mia mente ai piedi del letto.

E’ alto, magro, scuro di pelle e capelli, con delle labbra bellissime, morbide, quasi da donna.

Mi implora di farlo avvicinare, con voce bassa, roca e  il suo sesso, sotto i pantaloni, è rigido.

 “Stai fermo dove sei” gli ordino e fissandolo dritto negli occhi  accosto alle labbra, per bagnarli di saliva, il medio e l'indice della mano destra; dopo averli succhiati con lentezza e ripetutamente li infilo sotto lo slip e inizio a massaggiare il clitoride eccitato.

Poi passo ad accarezzarmi l'interno della fessura, che rapidamente si bagna,  per risalire di nuovo, mentre la mano sinistra, giocando con i capezzoli, li fa diventare diritti, pungenti sotto il cotone consumato.

Improvvisamente il ragazzo tira fuori il fallo, congestionato e rigido, chiedendomi di potersi almeno toccare: “No, tieni le mani dietro la schiena e guardami, guardami mentre...”

 

Il suo desiderio mi fa ansimare e gemere, le gambe irrigidite; dentro di me, mentre la mia mano sfrega e accarezza, l'eccitazione cresce e cresce; ogni tanto mi fermo, ma questo serve solo ad aumentare il piacere.

Quando è un uomo a toccarmi, non è lo stesso, perché non so se avrà l'abilità, la pazienza e la passione di portare a termine la  carezza e questa incertezza fa si che il mio corpo insegua troppo velocemente l'orgasmo, tendendosi in modo esagerato.


Ora il crampo in fondo al ventre è quasi dolore, mentre aumenta il calore  tra le mie cosce bagnate e pulsanti come un cuore.

Allora  in una sequenza velocissima di immagini il ragazzo sale sul letto e si mette a cavalcioni sopra i miei capezzoli diritti, masturbandosi velocemente; quando il suo  seme caldo e denso, fuoriusciendo a getti pulsanti, forma una corona di perle bianche intorno al mio collo io vengo, con un grido rauco, bagnandomi la mano e i boxer di cotone.

Come è dolce ora addormentarsi, nel mio grande letto tutto per me, mentre del ragazzo sparisce anche il ricordo…

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 15:44 | link | commenti (23)
categorie: narrativa, confessione
mercoledì, 10 giugno 2009

*Le lacrime della luna (ErosFantasy)**

Incipit di S.King (L’Ultimo cavaliere)

 

L'uomo in nero fuggi nel deserto e il pistolero lo segui. Il deserto era l'apoteosi di tutti i deserti, sconfinato,  vasto fino a traboccare nel cielo per enne parsec in tutte le direzioni.

Bianco; accecante; arido, amorfo tranne che per l' abbozzo labile e nebuloso

delle montagne all' orizzonte e l' erba canina ispiratrice di dolci sogni, incubi, morte.

A indicare la via appariva di tanto in tanto una lapide, perchè un tempo la pista semicancellata scavata nella spessa crosta alcalina era stata una strada di corriere.

Da allora il mondo era andato avanti.

Il mondo si era svuotato.

 

 

Ramada  si  inoltrò nel deserto e il Giustiziere la seguì: doveva trovarla  ed eliminarla prima che lei  si ricongiungesse di nuovo con i ribelli.

Il deserto  era sconfinato, vasto fino a traboccare nel cielo per enne parsec in tutte le direzioni.

Bianco, accecante, arido, denso di nebbie che rendevano tutto amorfo; all’orizzonte parevano fluttuare delle montagne violette, mentre qua e là tra le aride rocce comparivano degli strani mucchietti di sassolini  giallastri: le lacrime della luna.

Lui ricordava, dalla  sua vita  mortale,  quello che  lo sciamano diceva a proposito di quelle lacrime: se si bruciavano i loro fumi   ispiravano incubi, sogni d’altre vite, canzoni di morte.

A indicare la strada compariva di tanto in tanto una lapide, perché un tempo quella pista semicancellata era stata una  via percorsa da strani veicoli terrestri.

Da allora l’universo era andato avanti,  ma la terra si era svuotata da  quando la Grande Piramide abitata   dagli Dei  del nuovo Ordine aveva ridotto in schiavitù gli umani superstiti dopo averne sterminato la maggior parte, inaugurando il Regno degli Angeli  di Trax-Nil.

 

Ma  ora i  ribelli si stavano riorganizzando: andavano radunandosi nelle grandi vallate al di là del deserto sotto la guida di Ramada, l’angelodemone, che li  incitava alla ribellione  contro la Piramide  spiegando pazientemente  ai sopravvissuti  il significato di parole ormai dimenticate quali libertà e uguaglianza e amore.

Figlia mutante del Kaos di lei si conosceva solo la voce che era così melodiosa  da essere paragonata a un canto di Sirene. 

La  sua natura la rendeva  invincibile per tutti ma non per  il Giustiziere,  che era un angelo  Eletto tra quelli di Trax-Nil.

Il suo potere era immenso  ma sarebbe  svanito in un gemito se solo avesse  osato dimenticare anche per un istante  la sua natura perfetta di  Immortale  per ricordare che un tempo era stato un uomo.

Allora avrebbe incontrato la morte, la fine peggiore di tutte, la non esistenza per l’eternità, il destino degli umani.

Si chiamava Golan e aveva ricevuto il compito da Trax-Nil in persona di eliminare Ramada che  la Profezia  di Quilslak l’Oracolo   aveva designato come  colei che  avrebbe ripristinato l’Antico Regno  e riportato agli  altari sacrificali  gli dei che i terrestri un tempo adoravano.

 

Camminava senza fretta: i suoi indumenti avevano il non colore della pioggia o della polvere o dell’eternità; i calzoni erano di tela grezza, tesi lungo le cuciture.

Era alto  e magro: il viso non aveva età, gli occhi azzurri erano così chiari da parer fatti d’acqua, dalla  sua persona emanava il gelo delle grandi pianure dell’Ovest coperte dai ghiacci, il gelo dell’assenza di amore e di odio: era un  angelo Eletto che  era riuscito a dimenticare di esser stato umano, un tempo molto lontano.

Sopra l’inguine si incrociavano  i due cinturoni delle  pistole sacre dal calcio di legno di sandalo, di fattura squisita.

Le fondine dondolavano sui fianchi trattenute da lacci di cuoio, mentre i bossoli  di  diamante  delle cartucce infilate nei passanti del cinturone balenavano nel sole diffondendo lampi luminosi.

Le pistole che avevano spillato sangue di dei e di mortali in nome della Assoluta Giustizia erano perfette nella sterilità di quel nulla pietroso.

 

Salì il breve pendio di una  duna- non c’era sabbia in quel deserto, persino gli aspri venti che soffiavano al calar delle tenebre riuscivano a sollevare solo un fastidioso pulviscolo pungente simile a polvere  abrasiva- e vide i resti di un bivacco: si compiacque per quel resto di umanità sicuramente demoniaca che Ramada aveva e che gli avrebbe permesso di eliminarla per sempre e con lei ogni possibile rivolta terrestre.

 

Fu allora che percepì come un brivido, un suono stridente, un grido soffocato: sentì distintamente  il potere dell’angelodemonedonna che stava inseguendo crescere, lievitare.

Doveva sbrigarsi, trovarla.

Decise di bruciare   qualche lacrima della luna per “vedere”, anche se  poteva essere pericoloso, perché il suo Potere  non lo proteggeva  quando era sotto l’influsso della  potente droga che si sviluppava dai fumi magici  .

Bruciavano con un bagliore opaco: nelle  loro fiamme albergavano  le   anime dei nemici uccisi; bisognava  aspirarne l’odore acre e ferino senza guardare il fuoco perché  le maschere dei morti seducevano chi   osava fissar  i rossi bagliori attirandolo  nel rogo.

Così dentro  il rogo lunare  gli incauti andavano a contorcersi insieme  al loro stesso odio per   l’eternità.

Golan si appoggiò alla roccia e aspirò il fumo   ...

 

"Oltre i confini   del potere umano

una goccia d’inferno un  dono strano.."

 

L’antica cantilena   gli risuonò improvvisa all’orecchio, la voce era chiara, infantile, come una melodia.

Aprì gli occhi   e si trovò di fronte  una alta figura avvolta  in un mantello di foggia antiquata, il cappuccio a coprirne gli occhi.

"Gelsomino, viola, caprifoglio, fieno appassito..l’odore dell’amore. Amami"

La voce ora divenuta pastosa e calda  proveniva da sotto il cappuccio, nebbie violette  avvolgevano la strana figura che se ne stava lì, immobile, di marmo.

"Ti prego" continuò  cantilenando" non essere freddo , fa sempre tanto freddo qui..."

 

Non era possibile, Ramada poteva arrivare a lui solo con le parole, la figura misteriosa era un’illusione della sua mente. Lei   stava là fuori da qualche parte e cercava di fermarlo con i suoi poteri demoniaci.

Istintivamente mise le mani sui calci delle pistole mentre tentava di respingere  una tumultuosa marea che avanzava a ricoprire la spiaggia arida di ricordi  della sua mente d’angelo; intuì il pericolo  e cercò di retrocedere dentro se stesso per non essere trovato.

Ma una mano calda  di vento lo toccò e fu come se una tempesta più potente di quelle di Orione  l’avesse investito:  non resse più allo sforzo e Lian fu di nuovo con lui, nei suoi giorni umani.

"No, vattene, tu non sei lei, vattene"

Scomparve l’alta figura incapucciata : allora gli parve di  udire una  risata come di cristalli che si infrangono.

Ramada... pensò il demone sta diventando ancora più forte lei ora mi lascia a....

Improvvisamente gli ultimi  resti di lacrime della  luna che  ancora ardevano ebbero come un sussulto disegnando strani ideogrammi di cenere tra i massi

"Vengo, amore, sono quiiiii..."

Vaghi formicolii sotto la pelle poi la seta carnosa del corpo di  Lian gli si premette  sopra, seno sbocciato improvviso da un gelsomino,  cosce e ventre al profumo di viole, rose selvatiche e caprifoglio. Un sospiro, un gemito. Golan si sentì teso e rigido in modo indopportabile, catapultato nel fondo di tutto l’orrore/piacere- per lui Angelo eletto- della condizione umana.

Si ritrovò sdraiato: in alto, al di  sopra delle  rocce, vide le montagne  del Grande Confine, coriacee, brutali e piene di denti.

Lui stava già al di quà, Trax-Nil l’aveva condannato.

Poi  Lian si alzò in piedi  a gambe aperte sopra il suo sesso liberato  dalla costrizione della tela e  lui vide il fiore intorno alla fessura  come un’orchidea acciaccata, la più irresistibile delle  seduzioni, umido, caldo , invitante...

"Lian ...non esisti , non..."

Mentre mormorava quelle parole  rivide la sua donna morire tra  le fiamme con   la pelle delicata che si squarciava nell’odore nauseabondo  della carne bruciata; si risentì urlare, mentre due soldati lo trattenevano per le braccia, le caviglie piagate  e costrette  in pesanti catene di ferro.

 Ma come era successo, quanti secoli prima, perché.....

"Golannnnn....Fieno secco con i suoi fantasmi  di trifoglio estivo

sono il tuo grande amore, e sono quiiiiiiiiiii..."

la voce si perse nel sibilo di un refolo di vento freddo.

 

E Lian scese su di lui a prenderlo dentro di sé nel suo calore. Vulcani si mossero, il deserto diventò arido di caldo,  Golan senti la vita rinascere dai suoi lombi e si abbandonò a  quel desiderio irrefrenabile  di arrivare in un posto morbido, caldo , al riparo da tutto , lui voleva...

Morirle dentro ...ritrovarla , essere un uomo, essere...

Per un attimo capì che era tutta una illusione,  la donna angelodemone sapeva, dal Kaos le veniva la conoscenza di ogni Natura.

 

Poi ogni luce nella  sua mente si  oscurò:strinse quei fianchi  che ondeggiavano su di lui come se fossero l’ultimo appiglio, l’ultima zattera  a cui aggrapparsi prima di sprofondare nel  mare del tempo.

Quando riversò il suo seme nel ventre di  Lian vide la luce più sfolgorante che avesse mai contemplato nella  sua esistenza di angelo; l’estasi esplose improvvisa delimitata da una galassia di dolore che l’avrebbe  ben presto fagocitato.

Perché ora era umano,  angelo  che aveva perduto la Giustizia Assoluta.

Poi  ritornò in sé: gli occhi che lo fissavano non erano quelli di Lian; le iridi di Ramada   scure  e lucenti  come le notti  incantate dell’Antico regno lo fissavano beffarde.

Il demone lo aveva trovato.

Nella mano guantata di nero  la sua pistola dal calcio di pregiato legno di sandalo brillava alla luce della  costellazione di Antares.

Uno dei proiettili di diamante gli  frantumò il cuore.

"Gelsomino  viola caprifoglio. Fieno secco con i suoi fantasmi di trifogli estivi. La carne degli umani è corrotta   e destinata a marcire.

Ti prego, ti prego ti prego...l’odore dell’amore, Golan..."


 

 

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 09:26 | link | commenti (24)
categorie: onirica, narrativa, fantasyeros
sabato, 06 giugno 2009

*La canzone dell'amore perduto**

 

Le tue mani flautate sirene
calde tenaci penetranti
violini di carne e sangue
mi risuonavano dentro
nello splendore di un desiderio
gridato inespresso spasimato
taciuto richiesto
[la voglia incompresa, l'errore di spazio
e di tempo]

Le tue manio odorose di mate verdemare
gravide di sogni bambini
crudeli
in una foresta asilo e madre di transumanza

guerrigliera
erano aquiloni di seta vermiglia

sui miei seni
che si appuntavano al cielo in un'urgenza
di vita

Le tue mani giovani agili forti
impazienti disperate
profumavano le mie cosce del tuo sudore
al sapor di tabacco e polvere da sparo
nel tenero/violento affondare
in un corpo di donna
riposo di guerriero
in pace con la memoria di se stesso.

Le tue mani si addormentavano su di me
nel nero denso di una notte afosa
alla luce fioca lenta sperduta
di una luna affumicata dai vapori d'agosto.

Fu quando il sole si agghiacciò
in miseria
che le tue mani volarono nel cielo
dita come rosse farfalle a dipingere nell'aria
il bellissimo volto di sorella Libertà

 

 

a Ernesto doc.Guevara

 

Le mani del Che fotografate da Renè Burri