Blogger: m0rgause
Nome: enrica
Libera professionista con un amore sconfinato per la conoscenza scrivo come terapia antistress. Mi piace andarmene in giro con la fantasia a colorare il mondo. Il Rosso per me è il colore del sangue-la vita e la morte, il divieto, la paura, gli ideali- mi ci perdo dentro... da qui il mio primo blog ProfondoRosso.

Partecipano


m0rgause dixit:
«Il successo logora chi non ce l'ha- parafrasando Andreottiforever>>
«La mal-dicenza è sempre frutto dell'impotenza psichica o fisica oppure di tutte e due>>
«Vorrei tanto trascorrere un S.Valentino con AlCapone... »
«La castità è una cosa bellissima: per questo va lasciata per la vecchiaia»
«Le bugie hanno le gambe corte ma spesso riescono a percorrere molta strada»
«Amo i riflettori: la mia pelle non ha bisogno di cerone,non soffre della luce diretta e calda anzi risplende... »
«Non toglier mai agli uomini i loro giocattoli»
«Le idee intelligenti spesso muoiono di solitudine»
«Chi cerca se stesso trova la linea occupata»
«L'unico modo per non invecchiare è morire giovani»
« Incredibile la velocità con cui gli invidiosi si trasformano in virtuosi...»
«La rosa deve abbracciar la spada per costruir castelli e scavar trincee»
«-Mi manos eran rosas
para los yunques
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada-
Hasta siempre comandante Che Guevara»





















Amore e Psiche del Canova
Amore e Psiche del Canova
Klimt -
Klimt -
Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket






































  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

visitato *loading* volte
giovedì, 31 gennaio 2008

*Le mani del CHE** fotografate da René Burri

 

 

Le tue mani flautate sirene

calde tenaci penetranti

Stradivari di carne e sangue

-L’Oro del Reno sul mio corpo-

mi risuonavano dentro

nello splendore di un desiderio

gridato inespresso spasimato

taciuto richiesto

-la voglia incompresa, l’errore di spazio

e di tempo-

 

Le tue mani odorose di mate verdemare

gravide di sogni  bambini

crudeli

in una foresta asilo e madre di transumanza guerrigliera

erano

aquiloni di seta vermiglia sui miei seni

che si appuntavano al cielo in un’urgenza

di vita

 

Le tue mani giovani agili forti

impazienti disperate

profumavano le mie cosce del tuo sudore

al sapor di tabacco e polvere da sparo

nel tenero/violento affondare

in un corpo di donna

riposo di guerriero

in pace con la memoria di sé stesso.

 

Le tue mani si addormentavano su di me

nel nero denso di una notte afosa

alla luce fioca lenta sperduta

di una  luna affumicata dai vapori d’agosto.

 

Fu quando il sole si agghiacciò

in miseria

che le tue mani volarono nel cielo

dita  come rosse farfalle a dipingere nell’aria

il bellissimo volto di sorella  Libertà

 

 

Se io muoio non piangere per me, cammina sui miei passi e io  vivrò per sempre (E.Che Guevara)

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=OYYKNnEMrG0

 

immagine creata da Kurtz

sabato, 26 gennaio 2008

*SensO**

 

 

Abbiamo litigato ferocemenente.

Ci siamo preparati per la cena   già programmata  e impossibile da disdire tra insulti e accuse , le più senza fondamento.

Scendiamo le scale, uno avanti all’altro, in un  silenzio glaciale.

Prima di salire in macchina tu dici:

-Basta, sono stanco, finiamola qui-

e io, di rimando:

-Mi pare la cosa più giusta; non saprai mai quanto sei riuscito a stancarmi...-

 

Partenza; la macchina esce dal garage  alla velocità della luce; e nello stesso modo abborda la strada asfaltata;

-Vai piano, non intendo morire troppo giovane-

Sibilo io.

Ma tu non mi dai ascolto, tagli le curve, guidi con rabbia, le mani contratte sul volante, lo sguardo fisso di fronte a te.

E io guardo  quelle mani grandi, dalle dita lunghe, le articolazioni sporgenti;  

e non posso fare a meno di sentirle su di me , insieme alle tue labbra, ora così serrate,

mani e bocca lungo tutto il corpo ad accarezzare, esplorare, penetrare...

O Dio, meglio pensare ad altro, non è possibole, non può il sesso far dimenticare certe cose, mi ha offesa, va bé, l’ho fatto anche io, ma mi ha dato della stronza e  io dell’idiota, della stronza e della puttana e io  allora? gli  ho detto quello che ad un uomo fà più male:

-Con te  anche il piacere èun optional, fingo, fingo quasi sempre- quando anche un  sasso si accorgerebbe che non è vero.

 

Non è vero, perché io con te vado in Paradiso e oltre.

Ecco la verità.

Ora cambi marcia, anzi lo fai troppo di frequente, non usi i freni e il tuo  braccio sulla leva del cambio, con il pugno chiuso, mima l’amplesso,   avanti, indietro, in fondo,  sei violento, non usi la solita delicatezza...

E non posso fare a meno di pensarti eccitato ,  il tuo sesso si sostituisce al cambio e comincia a entrare dentro di me, a uscirne, più veloce, sempre più veloce, per poi rallentare il ritmo e ...

Mi agito sul sedile di pelle,  mi sto bagnando, inutile negarlo, ti voglio, la passera batte come un cuore, lo slip é incollato alle labbra glabre.

L’ho tosata per te, so quanto ti piace.

Cerco di ricordarmi le parole violente e offensive che ci siamo scambiati mentre  guardo di sottecchi il tuo profilo severo, da santo bizantino.

Non devo cedere per prima, ma se continui a guidare a questa velocità rischio di non avere più un’altra occasione per averti,  già..

 

Non ce la faccio a resistere oltre, faccio salire lentamente  la gonna, le mie gambe lunghe ti hanno sempre eccitato, le calze di questa sera poi, rosse e velatissime , con scarpe in tinta...

Niente, sei sempre muto e apparentemente  ti comporti come se io non ci fossi.

Mi agito  vistosamente, sospiro e poi decido di entrare in azione .

C’é una cosa che mi fa impazzire, prenderti in bocca quando guidi, ma ora è rischioso , non te l’aspetti ,  qui ci giochiamo la pelle.

Ma senza rischio la vita non è vita.

Così mi abbasso all’improvviso su di te, il viso tra le tue gambe, le dita frenetiche nei pantaloni.

-Ma che fai, sei diventata matta? Fede, nò, non puoi ridurre sempre tutto a questo, non puoi-

Ma la tua voce si incrina, perché le mie labbra hanno scoperto il tesoro: il tuo sesso è piccolo, morbido, indifeso, lo prendo in bocca come se fosse una grossa caramella, aspettando che in quel calore umido  si ingrossi gloriosamente.

Di nuovo un debole no, che finisce in un gemito, perché ...eccoti rigido, a battermi sul palato, mentre le labbra si tendono per avvolgerti tutto.

 

Ora esiste solo il caldo contatto  della mia lingua con questa carne viva dentro di me che

vuole essere liberata   attraverso il piacere che solo io posso darle.

Mi accorgo che stai per venire, intensifico  i movimenti e quando mi riempi la bocca del tuo seme lo trangugio, avida, perché il tuo è il gusto più buono del mondo, perché...

Ma non mi aspetto quello che succede ora; una brusca frenata ti fa uscire dalla mia bocca.

Mi spingi  sul sedile vicino  che abbassi, mi  alzi la gonna  e sfili gli slip  con movimenti rapidissimi.

Non mi rendo conto di quello che sta succedendo fino a che non ti ho addosso, in una posizione da contorsionisti.

Il kama-sutra a noi ci fa un baffo.

Con una mano mi apri la  fica mentre con l’altra  mi afferri la nuca.

Poi mi penetri con violenza, di nuovo rigido, tanto fa farmi male , mentre la tua lingua mi esplora la bocca alla ricerca di tracce  del tuo seme.

Ti piace gustare insieme i tuoi e i miei sapori.

Mi  fai l’amore come se fossi un nemico da distruggere, mentre mormori al mio orecchio, sui miei seni, un capezzolo in bocca:

-Allora, davvero non godi con me? davvero?-

non posso rispondere, perché sto per andare in paradiso, un tacco contro il volante, l’altro compresso  sulla la tua schiena.

E grido:

-Ti amo, davvero, dimentichiamo tutto, io...-

 

Il respiro è un rantolo, mentre continui a trafiggermi fino a  immergere il viso con un singulto tra i miei capelli.

Ora mi rendo conto che siamo sul ciglio della strada, fortunatamente  è notte, altrimenti saremmo stati  uno spettacolo niente male.

Tu ridi e mi baci, questa volta con tenerezza, poi :

-Forse prima ci sbraniamo per gustare meglio, dopo, i nostri corpi fatti a pezzi dalle parole: è un gioco pericoloso-

Io non rispondo, penso solo che è stato bellissimo e che in fondo la vita va azzannata e divorata, così, giorno per giorno.

Non avrebbe senso passarle accanto tra mazzi di fiori e bigliettini amorosi, non per me.

 

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 22:07 | link | commenti (18)
categorie: narrativa, deros e di vita
mercoledì, 23 gennaio 2008

*Guernica**

 

 

Guernica è una cittadina della Spagna Settentrionale (Biscaglia).Il 26 Aprile del 1937 la Luftwaffe (legione Condor)   con la collaborazione dei franchisti la rase al  suolo durante la guerra civile spagnola.

Hitler  allora sperimentò in Spagna le tecniche di bombardamento che sarebbero poi state massicciamente impiegate nella Seconda Guerra Mondiale-

Quello di Guernica fu un massacro  orrendo che ispirò a Picasso il famosissimo quadro...

Guernica:  tempera su tela, 349 X 776 cm rappresenta il momento dell’ira e del dolore dell’Artista, che fin dall’inizio della guerra si era schierato a favore del governo repubblicano.

L'emozione e la collera di Picasso per il massacro viene espressa  nell’opera con una visione drammatica di corpi sfatti, visi stravolti, intrecci di corpi d’animali e uomini,in uno sfondo privo di colore in cui echeggiano urla lancinanti.

Nulla è cambiato a tutt’oggi: Guernica  viene rasa al suolo e ricostruita ogni giorno per subir di lì a poco la stessa sorte, in un macabro gioco.

 

 

 

Guernica

 

-Le cose in fondo non van poi tanto male-

dici tu

che  hai lo sguardo viziato dai troppi guasti

del cuore.

E non vedi

-Giochi così bene a moscacieca con te stessa-

le carogne di  Stato,  i gioiellieri dalle  attizzanti vetrine

-Venghino signori, venghino, oggi la morte si  vende a modico prezzo-

dove rifulgono Kalashnikov, Dragunov e fiammeggia il Napalm,

il danaro consacrato agli  altari

da papali banchieri compiacenti,

i cartelli colombiani di neve appesi come trofei

in piazzetta a Portofino all’ora dell’aperitivo

con al seguito puttane

tornate vergini grazie al dio denaro

-Miracolo, miracolo, inchiniamoci-

prestidigitazioni di capi di stato

che si giocano ai bussolotti

mille &+ mille vite

chi disse: - Ho bisogno di un migliaio di morti

per sedermi al tavolo dei vincitori?-

che provano e riprovano il salto della quaglia

-Impiccagioni in prima visione che fanno tanto

audience, e poi Villon scriveva:

 

E non vi sdegni il nome

di fratelli,

anche se noi morimmo giustiziati.

Ma lui non conosceva  Starss & Bars.

Tu ti sei fottuta l’anima

per un palco in prima fila

che importa se i ventri dei  bambini di un altro mondo

si gonfiano

 

-  Stasera saremo in 13 a tavola... devo assolutamente trovare  un altro ospite...-

se 13 soldati stan sopra una ragazzina tredicenne

vietcong,

se 13  bombe mortaio sfracellano arti,

incendiano case

trasformandosi in sale sulle rovine,

se 13  son gli assassini che l’Agenzia “usa e getta”

manda a uccidere l’Uomo con la stella rossa...

 

Intanto tu per natale aggiungi

ai tuoi gioielli un’altra pantera

dal prezioso bestiario di Cartier.

La differenza tra noi due non è negli anni:

io aspetto ancora di vivere

tra tumultuose guerre di ingorda giovinezza,

tu di finire con il tuo orecchio tardo

e la tua vista corta

come quelli di una vecchia/non vecchia

che dalla sua stessa noiosa indifferenza

è stata spinta fuori dalla vita

-Giochiamo a moscacieca, dai...-

 

Tredici uomini sulla cassa di un morto

tredici uomini e una bottiglia di  rum...

 

 

venerdì, 18 gennaio 2008

*Masquenada**

 

 

Che cosa mai mi avrà attirato in questo pub, non lo so.

Forse l’insegna con quell’occhio cieco della U fulminata al centro.

Masquenada: più che niente anzi meglio che niente; un locale che mi calza come un guanto, per come mi sento.

Ogni tanto mi capitano serate come questa in cui non mi trovo più, e l’unico desiderio che ho è quello di annullarmi completamente.

Allora divento vulnerabile, aperta a ogni offesa, da buttar via, insomma.

E lo faccio, di buttarmi via.

Comincio con il girare a tarda ora per i bar e i pub della città vecchia, entrando in vicoli maleodoranti, scoprendo spesso  una fauna che alla luce del sole non incontrerei mai.

Mi siedo a un tavolino oppure al bancone e qualche volta rimorchio un uomo che poi mi scopo fuori, appoggiata al puzzolente muro di un vicolo oppure che costringo a inginocchiarsi di fronte al me, alle mie gambe aperte, sotto la luce malferma di un lampione.

Naturalmente ricambio il servizio.

 Il piacere che raggiungo è acuto, tanto improvviso e intenso  da lasciarmi senza fiato e stranamente spossata.

So di rischiare molto in tutti i sensi ma considero queste mie sortite anomale  come una specie di necessario rito di purificazione  che passa attraverso la cosciente degradazione di me stessa.

Per poi rinascere.

Infatti non provo né paura né vergogna, solo un senso di gratificante abbandono totale.

Il perché di tale comportamento non chiedetemelo, forse un collega psichiatra lo saprebbe spiegare, se solo lo interpellassi.

 

Così son finita in questo pub, che ho trovato perdendomi in un dedalo di vicoli vicino al porto.

Aria bassa, densa di fumo e di birra, rari clienti per lo più maschi, seduti al bancone a ai tavoli.

E’ tardi, quasi mezzanotte.

Appena entrata mi trovo puntati addosso gli  sguardi di tutti: è una calamita per gli occhi una ragazza sola a quell’ora con le gambe lunghe in mostra, i seni grandi che a malapena resistono compressi dentro  la canotta bianca,  i capelli arruffati e un viso infantile e senza trucco a cui fa violenza un corpo vistoso.

Ma so che cosa crea maggior scompiglio tra i maschi del pub: è quell’odore di nudità assoluta  che mi porto in giro come un mantello ad avvolgermi tutta, quell’eccitante aroma di femmina da predare senza difficoltà, perché già se ne fiuta a distanza la resa senza condizioni.

 Mi siedo a un tavolo, in fondo, vicino alla parete e  mi guardo intorno: in verità non noto nessuno.

Sono così stanca, vediamo chi si verrà a sedere qui, vicino a me  questa notte, a chi toccherà l’onore di sbattermi contro un muro oppure di accoltellarmi se ne avrà voglia...

O magari di sputtanarmi, se mi riconoscesse....

 Per ora nessuno si muove.

Ordino una birra che assaggio appena perchè sono astemia, intingo un dito nel liquido e inizio a  tracciare  ideogrammi di spuma sul legno sporco del tavolo.

 

E poi ...arrivi tu.

 

Sento la tua presenza vicina, alzo gli occhi e ti vedo: alto, il viso tondo, gli occhi color delle castagne.

-Ciao, mi chiamo Francesco, posso sedermi con te ?- chiedi con una voce neutra e ti  accomdi senza aspettare una mia risposta.

-Angelica- mento io, ogni volta un nome nuovo, chiaramente falso.

-Angélique, la marquise des anges...- mormori

-Ma guarda stavolta mi è toccato un intellettuale, vedi un po’-

penso tra me sorridendo ironicamente e mi sporco le labbra con un niente di spuma di birra.

Tu cominci a parlare in fretta, accumulando domande che restano lì per aria come punti interrogativi, naturalmente mi chiedi come sono capitata al Masquenada e credi alla mia risposta vaga, o fai finta di crederci.

E io scopro subito che sei un poeta.

Forse ti sei accorto di avere di fronte una donna  che è l’unica passeggera di una nave senza timone, hai intuito che cosa non sto cercando, sarà per questo  che le tue parole sono così dirette, accuratamente scelte e la tua voce che si abbassa di tono, tanto persuasiva?

Mi parli con amore della tua città che conosco benissimo ma mi guardo bene dal dirtelo, delle sue origini romane, racconti della tua passione, la vela, della barca che tieni sul lago, mentre accendi una sigaretta dietro l’altra e bevi birra, lentamente, a piccoli sorsi, per permettere alla tua voce di prender respiro.

Tu componi poesie, Francesco, ne sono sicura, dimmi  ne scriveresti una per me?

Quasi avessi ascoltato il mio  pensiero allunghi una mano a sfiorare la mia.

Intuisco che ti è costato molto osare questo approccio con la donna sconosciuta e strana che sta lì di fronte a te ascoltandoti con attenzione dapprima finta ora reale, mentre la voglia di spalancare le gambe per far vedere a tutti che non porta mutandine non la tortura più da quando tu sei arrivato a tenerle compagnia.

 

L’hai capito questo Francesco?

 

Ti guardo sorridendo e improvvisamente sento che ti voglio, desidero che tu mi tocchi lì tra le cosce dove sento salire il ben noto calore, forse sto elemosinando un poco di affetto oppure ho voglia di donarne o ancora mento a me stessa, non so, ma:

-Vieni a sederti qui, vicino a me- mormoro

Ormai sono quasi le tre di notte, il locale è semivuoto.

Tu ubbidisci, guardandomi in viso, fissando le mie pupille vacue, in cui non ti riesce di  rifletterti.

Quando mi sei accanto ti faccio avvicinare prendendoti una mano che poso sulla coscia mentre apro legambe.

-Accarezzami, ti prego, qui non ci vede nessuno-

Appoggio la testa all’indietro sul legno sporco e sento la tua mano salire dapprima timida poi farsi più audace fino ad arrivare all’inguine, mentre ti  accosti ancor più al mio fianco, guardandoti inquieto attorno, nel timore che qualcuno si accorga di noi.

Anche se accadesse ora non me ne importerebbe nulla.

Quando ti accorgi che non  indosso slip e le tue dita toccano le mie labbra di femmina accuratamente depilate ti scosti d’un colpo come se ti fossi scottato.

-Continua- mormoro e tu ubbidisci.

Le tue dita mi accarezzano, penetrano, premono, stringono: sei  bravo Francesco.

Mi appoggi  il viso sul collo e cominci a  baciarmi, leccarmi, una cosa che mi fa impazzire di piacere.

Intanto con una mano mi circondi la spalla e con l’altra seguiti a blandire quel sesso morbido e caldo di donna in amore seguendo il movimento a forbice delle  mie cosce.

Ora le tue labbra sono sulla mia gola, sento i capelli morbidi solleticarmi  il mento.

Scosto la canotta e ti porgo un seno come fosse un frutto maturo scuro e lucido da gustare sulla mia mano.

Tu ti abbassi  attaccandoti al capezzolo come un bimbo goloso.

Con un gemito mi inarco contro il legno mentre  il mio orgasmo ti bagna la mano che istintivamente immergi ancora più dentro di me.

Tutto è successo in pochi minuti.

Quando ritorno sulla terra e riapro gli occhi ti sorrido e ti tocco: sotto i pantaloni il sesso teso  è pronto per me.

-Usciamo- ti sussurro nell’orecchio.

 

E siamo fuori, nel vicolo deserto, stravolti.

 Ci rotoliamo contro i muri sudici baciandoci furiosamente poi all’improvviso staccandomi da te  e senza curarmi dello sporco mi inginocchio per terra ai tuoi piedi.

Tenti di rialzarmi, mormorando:

-No, non così-

Ma non serve, il rito deve essere portato a termine, non lo vuoi un po’ d’amore Francesco?

Ti apro i pantaloni con dita svelte e ti prendo in bocca, assaporando la tua carne, il tuo odore acidulo, mentre ti accarezzo il ventre e ti artiglio i fianchi per prenderti tutto.

Tu gemi e non ci metti molto a venire, me lo sussurri, forse le ragazze con cui vai non vogliono ingoiare il tuo seme, ma io sì, io voglio  berti, gustarti, farti diventare parte di me, il mio pasto nudo.

Ti succhio golosamente fino all’ultima goccia.

Poi appoggio la guancia al tuo pene, accarezzandoti le cosce.

-Ma chi sei veramente Angelica?-mi chiedi, le mani a frugarmi i capelli.

-Una regina- rispondo io rialzandomi- una regina che ha perso il trono, ma solo per una notte-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 12:54 | link | commenti (21)
categorie: narrativa, confessione, deros e di vita
martedì, 15 gennaio 2008

*Dita esorciste**

 

 

Non voglio il tuo delirio,

devi restare lucido mentre  ti invento

una spada  nell’anima e con la lingua

ricamo la tua lingua.

 

Le  mie   gambe

ora

hanno stanchezze antiche,

nel mio delta fioriscono

le dita della luna, dita lunghe,

dita rapaci, dita indemoniate.

 

Dita esorciste.

 

Sul mio seno cerchi la frettolosa ansia

del cuore,

la tua voce si fa gemito

che rotola la gioia:

e mi respiri dentro.

 

 

postato da: m0rgause alle ore 11:39 | link | commenti (19)
categorie: poesia
giovedì, 10 gennaio 2008

*Stanza 323**

 

 

Strade, persone,

vetrine, fontane,

ombre, fantasmi,

respiro d’attesa.

Campo dei Fiori

si spegne nel rosso.

 

Poi finalmente

una stretta di mano

un sorriso

un ristorante alla moda

un piccolo tavolo

-la bella signora vuole una rosa?

signore compri una rosa

per la sua dama-

 

sorrisi d’intesa

le prede si annusano

accarezzo la rosa

mentre m’invento

una farfalla ubriaca

che danza sull’orlo

della coppa ricolma

un mambo diabolico.

 

-la magia dei cerchi nel grano -

 

Sorrisi, parole,

inutile gestualità.

Il desiderio serpente

corallo striscia ondeggiando

tra fiori,

posate

e mani

che lente

si sfiorano.

 

In un sorso galleggia

e scintilla

una foglia di rosa.

 

Moribonda

la farfalla impazzita

volteggia

nell’ultimo giro di ebbrezza.

 

Poi

è di cristallo

il cocchio veloce

che ci porta alla festa.

 

La nostra.

 

Sorrido

il cuore negli occhi

stanza 323:

tu mi prendi per mano.

 

 

postato da: m0rgause alle ore 17:07 | link | commenti (19)
categorie: poesia, onirica
venerdì, 04 gennaio 2008

*la Bella Otero**