Blogger: m0rgause
Nome: enrica
Libera professionista con un amore sconfinato per la conoscenza scrivo come terapia antistress. Mi piace andarmene in giro con la fantasia a colorare il mondo. Il Rosso per me è il colore del sangue-la vita e la morte, il divieto, la paura, gli ideali- mi ci perdo dentro... da qui il mio primo blog ProfondoRosso.

Partecipano


m0rgause dixit:
«Il successo logora chi non ce l'ha- parafrasando Andreottiforever>>
«La mal-dicenza è sempre frutto dell'impotenza psichica o fisica oppure di tutte e due>>
«Vorrei tanto trascorrere un S.Valentino con AlCapone... »
«La castità è una cosa bellissima: per questo va lasciata per la vecchiaia»
«Le bugie hanno le gambe corte ma spesso riescono a percorrere molta strada»
«Amo i riflettori: la mia pelle non ha bisogno di cerone,non soffre della luce diretta e calda anzi risplende... »
«Non toglier mai agli uomini i loro giocattoli»
«Le idee intelligenti spesso muoiono di solitudine»
«Chi cerca se stesso trova la linea occupata»
«L'unico modo per non invecchiare è morire giovani»
« Incredibile la velocità con cui gli invidiosi si trasformano in virtuosi...»
«La rosa deve abbracciar la spada per costruir castelli e scavar trincee»
«-Mi manos eran rosas
para los yunques
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada-
Hasta siempre comandante Che Guevara»





















Amore e Psiche del Canova
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giovedì, 28 febbraio 2008

*Sacerdoti d'eros noi**

 

Mi sei sopra intorno dentro

come una metastasi benigna-

mente concresciuta con le mani

tra le mie cosce  e i seni,

mi succhi il respiro dalla

gabbia dei polmoni,

mi bevi la vita

con la rabbia e la voglia

 di pugnale che accompagni

con dita scivolose

di me,

urla di voglia scomposta

la mia bocca

che non smette di cercarti l’anima

sulla punta del sesso.

Questa battaglia che ci vede

nemici nella smania  di reciproca-

mente sfinirci

cessa con la bandiera

bianca dell’orgasmo.

E in questa corsa contro il tempo

perde chi arriva prima.

Arte  di guerra l’eros,

sacerdoti iniziati nel tempio del piacere

-noi-

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 08:51 | link | commenti (27)
categorie: poesia, per te
lunedì, 25 febbraio 2008

PREMIO 10 E LODE : Grazieeee Ladylunaa

 

Mi è stato attribuito da  Ladylunaa con la seguente motivazione:

Premio la vitalità  prorompente  di StregaM0rgause, in sfide sempre aperte, ali da strega.

Che cos'è questo riconoscimento?
"Dieci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?
Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione (è o non è abbastanza elastico e libero?!) sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio Dieci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:
- esporre il logo del "Premio Dieci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto; è un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore;
- linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
- se non si lascia il collegamento a questo post già inserito nel codice html del premio provvedere a linkare questa pagina;
- inserire questo regolamento;
- premiare almeno un blog aggiungendo la motivazione.
Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.
Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio Dieci e lode" che vuole e quando vuole (a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.

 Ecco ora le  nominations di stregam0rgause, che è nel mondo dei bloggers da  solo 6 mesi, quindi ...premia  quegli amici che fino ad ora le sono stati più vicini, aiutandola spesso, oppure che hanno diviso con lei lo stesso sentire.

 

http://baronerosso1.splinder.com/: Un Blog che non mi stancherei mai di navigare; è un Grande il barone...

http://campostellato.splinder.com/: Il Blog di Enricoan...il piacere di una scrittura ogni giorno diversa, in cornici di rara eleganza; ciao mio principe

http://leggendoescrivendo.splinder.com/: il Blog di Francesco l’opinionista per eccellenza

 http://universofemminile.splinder.com/ :il Blog di Elisabetta, Universo femminile, in difesa dei diritti della donna; brava elis, sono con te, lo sai

http://alecongedo.splinder.com/ : il Blog di Alessandro, che per me  resta maggiofrancese, il Poeta  che parla  al mio cuore...tra un semaforo e l’altro

http://quellodioggi.splinder.com/: il Blog del cercatore d’oro, quello di Oltre e dell’Amore parlato; Marco, quanto mi piaci...

http://tantalo.splinder.com/ :il Blog di ^sinapsi, ovvero il malessere di vivere  cantato da un...maledetto toscano. inarrivabile ^sin , transpotting, grande film :-)

http://rimeversi.splinder.com/ : immagini  e parole molto molto particolari; un Blog da seguire con attenzione

http://alessandrovettorato.splinder.com/: il ritrovarlo su splinder è stata per me una grande gioia;  alessandro è poeta di razza, di quella razza che mi garba tanto...è lava davvero la sua poesia, lava d’Etna

http://petalidicenere.splinder.com/: Il neonato multiblog di Morfea, dove la poesia trova il suo lato più oscuro. Io, più che dai poeti maledetti, sono affascinata dalle Ombre Junghiane; in ogni modo ho trovato in casa di Morfea uno spazio virtuale per i miei demoni.

 

naturalmente un grazie di cuore  a  ladylunaa

http://ladylunaa.splinder.com/

 

stregaM0rgause

 

 

postato da: m0rgause alle ore 07:12 | link | commenti (20)
categorie: premi ricevuti
sabato, 23 febbraio 2008

*Il vento delle tue dita**

 

 

Nel viso vicinissimo al mio  gli occhi scuri, tartari, e i capelli cortissimi, biondi e lucenti, sono talmente belli  da costringermi ad abbassare le palpebre, quasi  tu fossi uno sconosciuto sole capace di attirarmi per sempre nella sua orbita.

 

Allora le tue mani si muovono verso di me, mentre io, immobile nella mia orgogliosa nudità, ti aspetto, come sempre, da quando ti ho conosciuto.

Le dita, lunghe e forti, vanno a tuffarsi nel folto bruno dei capelli, sparpagliandoli a raggiera sul cuscino.

Quasi acconciassi una bambola o una vittima sacrificale.

All’improvviso si leva un vento leggero che soffia tenero sul mio corpo, facendomi rabbrividire.

Desiderio, amorosa attesa, gioia.

Con tocco d’artista mi  scolpisci gli occhi, la bocca, le orecchie, come se prima non fossero stati altro che grezza materia.

 

Impalpabile il vento delle tue dita ridisegna il mio corpo, passando a volte come un fresco tepore, a volte indugiando, su e giù, fino a divenire brezza insopportabile.

Ora scala i mille gradini dei seni  fino alla loro sommità, alle piccole scure frecce di carne dove indugi tracciando cerchi concentrici attorno alle fragole rosso-cupo delle areole...

...per scendere poi sul ventre piatto, percorrendolo, quasi fosse una pianura, girando intorno all’ombelico, minuscola conchiglia vuota.

Qui le tue mani sono pennelli sapientemente  maneggiati che in dotto volteggio

insistono in linee dapprima spesse  per disperdersi poi in altre più sottili che completano un magico ideogramma.

 

Ideogrammi, vento, che come zefiro si avvicina al mio giardino segreto, nudo di carne nuda.

Attesa.

Vorrei che  i morbidi intrichi del mio sesso fossero petali di orchidea, per essere accarezzata da te come un fiore raro e prezioso.

Vorrei che il vento, così come gioca con le curve, i recessi e gli stami di quel fiore-labirinto, penetrasse nell’universo  altrettanto tortuoso della mia ferita.

Fiore-ferita.

Il vento turbinante nel suo dedalo....

 

...giunge in lunghi soffi, seguendo i viali spogli, i solchi laterali segreti come un esercito di aquiloni che conosce bene il territorio da occupare.

D’un tratto, invasi quei recessi, diventa burrasca  pronta ad assalire  la gemma rosata che separa quelle forre.

E comincia a girare vorticosamente intorno alla cima, un merletto delle alture, un monticello tenero.

 

Il vento è implacabile, con instancabile violenza  attacca il chicco di rubino pallido mentre io respiro e vivo solo per quel bocciolo, quella corolla di me stessa che invia  in ogni più remoto angolo del corpo onde  e lampi di piacere, colpi di gong, battiti cardiaci accellerati.

Mi pare di morir d’arsura, terra  ricoperta all’infinito da ossa di persone morte nel vano miraggio dell’acqua.

Ora la dolcezza delle tue dita diventa vento di supplizio fino a quando un ciclone si abbatte  sulla mia carne calcinata mentre miliardi di lance liquide finalmente scendono a bagnarmi.

Grido sinistro, quasi di martirio, il mio, che tuttavia è quello della gioia,

della beatitudine, dell’estasi.

Purezza e sacralità del piacere.

 

Poi il mio respiro rapido si fa sempre più lento e sembra quasi cessare;

vorrei restare così per sempre, non più donna ma onda, lago, mare.

 

-Dove sei?-

Mi chiedi  con quella tua strana esse  strascicata, come un brivido lungo.

-Qui,  sono tornata...-

e ti accarezzo i contorni del viso per assicurarmi che tu  esisti davvero, nel mio tempo, vicino a me.

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 13:17 | link | commenti (16)
categorie: poesia, narrativa
lunedì, 18 febbraio 2008

*Farneticanti divagazioni di un angelo in tailleur D&G**

 

 

Vado avanti così,

lupa dall’andatura sghemba,

senza  rete di protezione,

senza voltarmi indietro,

trascinandomi  appresso  sporche pesanti

ali  d’angelo

e un tailleur bianco  Dolce & Gabbana

-idea passeggera

d’un pittore nervoso-

che tu sfili con la facilità d’un bambino

-giochiamo a rubabandiera-

alla ricerca dell’onda perfetta

che non ha né inizio né fine

per cavalcarla

con una tavola molto speciale,

quella rotonda di Camelot.

Vado avanti così,

ballando il valzer a piedi nudi

sulle braci di un enorme camino,

sfinita dai troppi ricordi

che mi indeboliscono

-sono un angelo geneticamente modificato,

quelli come me, con ali  sporche e stivali

di pelle lucida, hanno una lavagna vuota

al  posto della mente-

stanca di sentirmi  un codice binario,

perché qui, sulla terra,

siamo tutti dei codici binari, 01,

che parlano tra loro e  fanno l'amore,

-a volte abbiamo perfino  la presunzione di pensare insieme,

noi codici-.

Vado avanti così

per esser sempre la numero uno

baci barra abbracci

e tu giochi con me a rubabandiera

tanto la vita  è fatta di piccole variazioni di gusto

passa dal  dolciastro all’aspro

passsando per l’agrodolce.

E non basta mai, è sempre troppo corta,

troppo corta,

e l’inganno è che

-per quanto si divorino i giorni-

non se ne è mai sazi.

Probabilmente quell’onda che aspetto è solo

una leggenda,

ma  ne sento già in bocca il sapore unico

mentre un brivido assurdo  lungo la giugulare

mi spinge ad andare avanti ,

priva d’elmo e corazza,

senza un attimo di tregua, senza respiro,

con queste ali  che diventano ogni giorno

più pesanti,

carne, sangue, ossa e tendini a  legarmi

alla terra,

per impedirmi di volare...

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 15:35 | link | commenti (25)
categorie: pensieri, poesia, confessione, kaos, kaos di vita
mercoledì, 13 febbraio 2008

*Oro di voglia**

 

 

Nel muschio argentato
tra le tue cosce brune
risplende l'oro di voglia.
Sei la Naiade nuda
del Canova
con il seno teso alla carezza
come una vela
mossa dal vento leggero
delle mie mani.
Giurano baci le labbra
nel dissennato sciogliersi
e nel crudele divorarsi.
Quando ti bevo
le tue gambe,
falene tremanti,
aprono e chiudono le ali
efelidate
attirate dalla luce
della mia bocca
che ingorda si nutre
del tuo oro di voglia,
rosa vermiglia
che non ha spine ma
solo gusto d'amore.
Arancia e mandorla amara

 

 

postato da: m0rgause alle ore 10:18 | link | commenti (28)
categorie: poesia, i giorni di saffo
domenica, 10 febbraio 2008

*Apocalypto**

 

 

Questo è un racconto di guerra e la guerra non ha dita leggere e non profuma  di rose. Pertanto  consiglio agli animi sensibili di astenersi dalla lettura.

 

La guerra continuava, nonostante gli interventi delle cosiddette forze di pace, anzi la situazione peggiorava di giorno in giorno.

La fame mieteva tra la popolazione più vittime della peste nera; chi  restava in vita  nonostante le bombe, le rappresaglie, gli “errori” dei militari,  imparava a sopravvivere, nonostante tutto.

In un pomeriggio grigio e freddo una jeep con quattro soldati arrancava per una mulattiera, tra le montagne spoglie; un deserto, da ore non incontravano  né animali né uomini; erano diretti all’ultimo avamposto, vicino alla frontiera, una zona tranquilla in quell’inferno dove non si aggiravano neanche i lupi.

All’improvviso dopo una curva a gomito,  si trovarono di fronte a delle rovine imponenti: colonne che ancora si ergevano verso il cielo, un arco semidiroccato con scritte romane e una specie di anfiteatro invaso da piante selvatiche, rovi ed erbacce di ogni genere.

I quattro soldati, Mark, John, Mat e Luke, erano dei cattivi soggetti: stupratori e assassini legalizzati. Per questo li avevano confinati in quelle lande desolate.

-Ehi, fermiamoci un attimo, ho il sedere quadro,  a son di star seduto... mangiamo qualche cosa, beviamo e poi ripartiamo...-

propose John, accarezzando la bottiglia di bourbon infilata tra il sedile e la portiera.

Così fecero.

Rabbrividendo per il vento che si era levato, il vento dei Balcani, si avvicinarono ai ruderi e restarono a bocca aperta, soprattutto John, detto  l’artista, per certi lavoretti in pelle umana che gli riuscivano alla perfezione.

E un poco artista lo era davvero.

L’antico arco, sotto il quale si  ergeva una montagnola di rifiuti, era splendido;  pareva impossibile  che un tempo lì fosse esistita una città fiorente al posto di quell’assurdo silenzio cimiteriale.

Dopo essersi guardati in giro-  neppure un uccello volava per aria- i quattro soldati si accomodarono   sui ruderi e tirarono fuori dagli zaini scatolette di carne a fettine, altre di frutta sciroppata  e lattine di coca-cola;  ma si attaccarono subito alla bottiglia di bourbon di  John, tanto per riscaldarsi.

Mat fu il primo a vedere sulla montagnola di detriti sotti l’arco la bambina.

 

Rimase per un attimo stupito a fissarla,  poi:

-Ehi, guardate, abbiamo visite- disse agli altri tre, che stavan  litigando per la bottiglia di liquore.

La ragazzina,  che aveva  dodici anni ma ne dimostrava di meno dato l’evidente stato di denutrizione, era alta e secca, con un vestito lacero che la scopriva più che coprirla, una giacca  di colore indefinibile piena di buchi, a tracolla una  sdrucita borsa di stoffa; teneva  tra le mani un grosso bastone nodoso.

Aveva i capelli lunghi, ricciuti, incolti, legati malamente con uno spago.

Nel viso smunto e scuro, da zingara, brillavano due occhi verdi, allungati, occhi tartari, pensò Mat.

-E quella, da dove sbuca? qui intorno non c’è un’anima viva per chilometri...- chiese Luke.

 

La ragazzina, distante da loro una diecina di metri, fissava le provviste, con lo sguardo di un animale affamato: cibo, chiedeva solo cibo.

Allora  Mark prese una scatoletta e fece per avvicinarsi a lei,  che si ritrasse, scuotendo la testa.

Fu allora che cominciò il gioco crudele.

-Fagliela sospirare alla  selvaggia la carne, dai , vediamo se riesci a farla avvicinare, così  ci rendiamo conto se val la pena –sghignazzò  John accendendosi una sigaretta-a quanto pare le facciamo schifo, se  gli sguardi fossero pistole...saremmo già morti-

A queste parole gli occhi della bimba si fecero stretti, due fessure, quasi trattenesse le lacrime.

Ma lì davanti a lei c’era di che sfamarsi e poi non li temeva quei soldati, lei non aveva paura di nessuno...

Da  un anno vagava per i monti, al freddo, sfuggendo le trappole di uomini e animali, mangiando di tutto,  contendendo le radici ai cinghiali, rubando: non aveva mai cercato altri umani a cui chiedere ospitalità; era sola e tale voleva restare.

La sua famiglia era stata sterminata in un bombardamento  aereo dai “liberatori”.

Un errore, naturalmente, deprecabile, ma in guerra succede, è il prezzo che da sempre paga l’innocente.

Odio.

Era tutto quello che le era rimasto e che l’aveva spinta a sopravvivere.

Da grande si sarebbe vendicata.

 

Mark cominciò a retrocedere  con la mano tesa e la ragazzina, con cautela iniziò ad avanzare...

Improvvisamente l’uomo lanciò lontano da sè la scatola gridando:

-Via- e si mise a rincorrer la  bambina che si era lanciata sulla preda..

L’agguantò per i capelli, spingendola brutalmente  da una parte, afferrò la scatola e la lanciò di nuovo, questa  volta dietro di sé.

 Lei rialzatasi in un attimo riprese a correre, ansimando, ma inciampò nel bastone e cadde: il vestito sdrucito si sollevò sulle cosce magre  e:

-Perdio- urlò  Luke– è senza mutande...-

In un attimo i quattro le furono intorno : lei con una mano tentava di ricoprirsi, mentre con l’altra faceva roteare il bastone, soffiando come un gatto selvatico e mormorando parole incomprensibili.

Mark prese a sbottonarsi i pantaloni, sghignazzando, incitato dai compari che avevano fiutato lo stupro di gruppo.

Allora successe l’incredibile: la ragazza, raccolte le gambe sotto di sé , usandole come pistoni, inarcò la schiena e partì,  centrando con un colpo tremendo nel basso ventre il soldato, che si stava abbassando verso di lei.

Lui si  inginocchiò ululando dal  dolore ... nell’attimo di sbigottimento che seguì,  rapidissima, la ragazzina si alzò e spiccò letteralmente il volo, come un lampo scavalcò  Mark per terra e sparì tra le rovine.

 Gli altri tre la seguirono...ma fu tutto inutile,  la vittima era scomparsa, volatilizzata.

E la scatola di carne con lei.

 

 

Passarono due anni.

I quattro balordi soldati caddero, insieme ad altri, in un’imboscata tesa loro dai guerriglieri del posto, che dopo essersi impossessati delle loro armi , se ne andarono, credendo di averli uccisi tutti.

Invece i quattro compari non erano ancora morti, moribondi, sì , ma non morti.

Si erano trascinati, terrorizzati, dissanguati, ma lucidi, l’uno accanto all’altro:Luke e Mark avevano solo metà della faccia e non riuscivano più a parlare, Matt  vedeva fuoriuscire, da uno squarcio nel ventre, gli intestini.

John , stringendo i denti, trascinandosi dietro le gambe  a pezzi, cercava di avvicinarsi a un cellulare, che qualcuno aveva perduto, e che pareva miracolosamente illeso.

All’improvviso un’ombra gli coprì il sole, mentre un piede, calzato da una vecchia scarpa legata con spago  schiacciava  senza pietà il telefono, l’ultima speranza per i moribondi.

Alzò gli occhi offuscati dal sangue e la vide, sopra di sé, scrutarlo con curiosità.

-Aiutaci..- implorò

Lei taceva.  Allora , fissandola, la riconobbe, dagli occhi verdi , tartari, nei quali non lesse alcuna pietà: erano occhi vuoti, sordi.

Poi si accorse che la ragazzina delle rovine, che ora era cresciuta, non teneva più in mano un bastone, ma un coltello, di quelli grandi, da macellaio.

-Era buona, quella scatoletta di carne- disse lei lentamente in un inglese stentato- ma tu no, non buono; e ho bisogno di scarpe, e altro che voi avete-

 

Si inginocchiò e  passò  e ripassò sul viso  del soldato terrorizzato la lama del coltello, poi  gli afferrò i capelli, all’indietro, costringendolo a mostrarle il collo.

Lo guardò negli occhi mentre  lo sgozzava: un taglio netto e preciso da un’orecchio all’altro.

Il sangue uscì gorgogliando e lo sguardo si fece vitreo.

Lei mormorò tra sé:

-Ora arrivo anche da voi,  pazienza,  lo so che siete ancora vivi, che mi state  aspettando...- e la lingua slava  volava in quel cielo di morte come una profezia.

Si avvicino a Mark e con un colpo gli aprì il cuore; poi fu la volta di  Luke,  che scannò, aprendolo dallo sterno al pene, come fosse un coniglio; rimaneva Mat, che la guardava, rassegnato,  la mano premuta sugli intestini.

Girò il capo, offrendole il collo.

Ed ebbe la stessa morte di John, l’unico  ad averla riconosciuta, per gli altri tre lei fu solo la morte che arrivava a liberarli.

Poi la ragazza, dopo aver ripulito per bene il coltello, sfilò ai quattro soldati le scarpe, rovistò tra i morti per veder se c’era qualche cosa da prendere e  preparò un fagotto da portar via ; ma prima di andarsene, alzò la gonna di fronte  a tutti quei  cadaveri dicendo:

-Vedete , anche oggi son senza mutande-

 E si allontanò.

 

 

postato da: m0rgause alle ore 16:30 | link | commenti (20)
categorie: narrativa, kaos, kaos di guerra
giovedì, 07 febbraio 2008

*Uomo/Donna divisa a metà tra il prendere e il dare**

 

 

Che direbbe il grande Nessuno

se si decidesse  a parlare

agli uomini?

Mi farebbe ridipingere l’universo

con dita rosse del mio sangue

di femmina

oppure

prima che la notte si addormenti

innamorata

per svegliarsi fottuta

mi lascerebbe tatuare sulle cosce

spalancate

del cielo

quei toni violenti

di carni spiegazzate?

Sfera perfetta

uomo/donna

divisa a metà tra il prendere

e il dare

Paparino mi ha fatta

per essere

il tuo incrollabile muro

di Berlino

l’odiato spettro delle tue

inibizioni

il più oscuro e proibito

dei tuoi desideri.

 

-Non provare ad abbattermi

noi siamo incollati schiena

contro schiena-

 

C’è chi passa la vita nel sogno

di essere libero

io sono nata libera

e posso permettermi di  stare in ginocchio

tra le tue gambe

perché sono io il  grande Nobodaddy

l’uomo/donna

quando mi prendo da sola

e trovo  nel mio corpo i brillanti

purpurei colori

per ridipingere il mondo

con dita impiastricciate

che sanno di me.

 

Ora

amami come fossi un uomo,

mordimi le spalle,

dedichiamo questa notte

al rovescio della medaglia.

 

-Per essere la tua donna c’è tempo-

 

Credimi non è poi

così importante

-quando si scopa -

guardar negli occhi

chi non si ama.

 

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 09:15 | link | commenti (35)
categorie: poesia, kaos, <