Blogger: m0rgause
Nome: enrica
Libera professionista con un amore sconfinato per la conoscenza scrivo come terapia antistress. Mi piace andarmene in giro con la fantasia a colorare il mondo. Il Rosso per me è il colore del sangue-la vita e la morte, il divieto, la paura, gli ideali- mi ci perdo dentro... da qui il mio primo blog ProfondoRosso.

Partecipano


m0rgause dixit:
«Il successo logora chi non ce l'ha- parafrasando Andreottiforever>>
«La mal-dicenza è sempre frutto dell'impotenza psichica o fisica oppure di tutte e due>>
«Vorrei tanto trascorrere un S.Valentino con AlCapone... »
«La castità è una cosa bellissima: per questo va lasciata per la vecchiaia»
«Le bugie hanno le gambe corte ma spesso riescono a percorrere molta strada»
«Amo i riflettori: la mia pelle non ha bisogno di cerone,non soffre della luce diretta e calda anzi risplende... »
«Non toglier mai agli uomini i loro giocattoli»
«Le idee intelligenti spesso muoiono di solitudine»
«Chi cerca se stesso trova la linea occupata»
«L'unico modo per non invecchiare è morire giovani»
« Incredibile la velocità con cui gli invidiosi si trasformano in virtuosi...»
«La rosa deve abbracciar la spada per costruir castelli e scavar trincee»
«-Mi manos eran rosas
para los yunques
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada-
Hasta siempre comandante Che Guevara»





















Amore e Psiche del Canova
Amore e Psiche del Canova
Klimt -
Klimt -
Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket






































  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

visitato *loading* volte
domenica, 30 marzo 2008

*Sfiorato e nudo cuore di femmina**

 

 

Sfiorato e nudo cuore di femmina

si fece all’improvviso tamburo

al ventre e alla gola,

aritmico in sistole e diastole,

nella fonda carezza del tuo sguardo.

 

Ricordi?

 

Cenammo all'aperto quella sera

sospesi sugli scogli d'ossidiana,

tra vasi di gerani cuore viola

e gialli grovigli di campanule,

protetti dai gelsomini fitti a mucchi

- incensi profumati di moschea -

e sontuose cardinalizie boungavillee

simili a lanterne rosse nell'aria

calda ed immobile.

 

Scavavo in silenzio

l’oro del melone

con il capo sfiorato

da una rondine marina in spola

tra il nido e la pineta.

 

Tra noiose storie di politica,

medicina, amori ed ovvietà,

spiandoti in silenzio tra le ciglia

adornavo per te i seni e il volto

di gioielli inesistenti

-guardami, sono la regina di Saba -

con innocentemalizioso garbo,

che ci faceva già complici

e mi esaltava.

 

Ora che la luce

non  confondeva più  gli aromi

del giardino,

riconoscevo i fiori respirandone

l'impalpabile nome, gli occhi chiusi,

il capo reclinato all'indietro

estranea ai vostri discorsi

fino a che il tuo odore,

forte e denso,

saturò l'aria,

consegnando  ai miei gesti

un’incoerenza meccanica

d'insostenibile desiderio.

 

E all’improvviso

fu inganno acustico la tua voce

perché eri già su di me

a sfiorarmi come per caso  il collo

con le labbra

mentre la tua mano

calda di febbre

frugava sotto la gonna...

 

postato da: m0rgause alle ore 22:12 | link | commenti (26)
categorie: pensieri, poesia, per te, deros e di vita
martedì, 25 marzo 2008

*Apocalypto** scritto e diretto da Mel Gibson

 

Corri Zampa di

Giaguaro la foresta

ha mille lance

 

il fratello combatte il

fratello senza pietà

 

corri guerriero

fuggi dal dio dei morti

che beve sangue

 

fitta pioggia di frecce

urli, cadi,dolore

 

rialzati corri

dio verde di foresta

il tuo coraggio

 

per salvare la donna

che ti donerà un figlio

 

lei partorirà

sotto la pioggia sacra

corri guerriero

 

la salvezza nel cuore

più fitto degli alberi

 

guarda sul mare

velieri  armati e croci

conquistadores

 

di una antica civiltà

già condannata a morte

 

 

 

 

Apocalypto (2006)  scritto e diretto da Mel Gibson.

Grande film e grandissimo Mel che come regista- molto discusso- gode della mia più accesa simpatia.

Il film si apre con una frase dello storico-scrittore Will Durant: una grande civiltà non viene conquistata fino a quando non si distrugge da sola dal di dentro che è poi la tesi sostenuta da Gibson.

Così, quando nel 1518, gli spagnoli "conquistadores" sbarcarono per la prima volta su una spiaggia dello Yucatàn, per portare la nuova civiltà, i Maya avevano già compiuto buona parte del lavoro ed erano pronti a esser sopraffatti.. Gibson, creativo geniale, corregge  così la tesi del paradiso naturalistico: in quel tempo l'Europa aveva il Rinascimento, i codici civili e la polvere da sparo; i Maya, al riparo da quel tipo di civiltà, non erano poi così felici.

Il giovane maya Zampa di Giaguaro vive dunque in modo primordiale: va a caccia, si diverte coi suoi amici, ha una moglie incinta e un bambino. Un giorno il suo villaggio viene assalito da una tribù più forte che ne fà strage. Insieme ad altri  Zampa di Giaguaro, che riesce a nascondere la famiglia in una grotta sotterranea, viene portato in un villaggio lontano dove sarà sacrificato al dio del sole. Riesce a fuggire, inseguito dai nemici.

Una corsa lunghissima,  che coinvolge  e affanna lo spettatore grazie anche alle  quattro cineprese  dotate degli ultimi accessori in digitale usate in  contemporanea dal regista.

Il guerriero  uccide i nemici uno a uno, torna al suo villaggio, salva miracolosamente la famiglia: mentre si dirge con moglie e  figli verso il cuore sicuro  della foresta  dall'alto di una collina vede due galeoni nella baia e alcune barche che si stanno avvicinando alla spiaggi :portano uomini con armi, insegne e croci.

Da ora in poi  la foresta sarà la sua casa.

Mentre nella Passione  Mel si era ritagliato molte possibilità di invenzione a cominciare dall'aramaico, qui  adotta addirittura una antica lingua , il maya yucateco, parlato tutt’ora– il film è a sottotitoli-  mentre i corpi  nudi offrono un'opzione di violenza estrema e crudeltà perfettamente  in linea con i riti religiosi   e propiziatori  maya di cui siamo a conoscenza.

Ricordo ancora la vegetazione umida e senza sole, nemica, e così folta che senti prima di vedere, ed è ormai tardi.

Apocalypto è un film molto importante. Per coraggio, per estetica e per forza in senso lato.

E’ stato ed è molto  discusso.

Per me fa già parte  della storia del cinema.

Perché Altman o Kubrick, tanto per nominar due grandissimi che stimo  oltre modo, erano d'altra epoca, facevano "altro" cinema.

con Mel siamo nel dopo Matrix: cioè mille anni avanti, che  nel cinema le rivoluzioni avvengono divorando il tempo.


 

 

 

 

 

 

martedì, 18 marzo 2008

*La stella rossa sul basco e La preghiera** con amore al CHE

 

La stella rossa sul basco

 

Hai ballato coi lupi, ma la tua morte
lascia aperte le porte del sogno.
 Sei stato un uomo vecchio e pulito,
morto giovane, sepolto nell'antichità della tua breve storia coraggiosa,
ricca di sentimento, avara di spessore politico.
Eroe tragico perché smentito dai fatti,
l’ultimo dei romantici con tre C:
-Crane, Coeur, Cojones –come scrisse J.Cornier,
il tuo mito resiste grazie e soprattutto  alle T-shirt
- la famosa fotografia di Korda,
 la stella rossa sul basco, ti ha trasformato per sempre nel poster di te stesso-
alle canzoni che piacciono ai turisti,
ma il tuo personaggio e  la tua vicenda
sono irripetibili
e improponibili nella loro arcaica spontaneità.
Oggi qualcuno scrive che tu puoi essere tutto per tutti, come la Coca Cola.
Ma le prigioni sono piene
di ex-giovani sepolti vivi nelle galere
che ti hanno voluto imitare
ignorando quello che  hai scritto testualmente:
-Crediamo in tutta sincerità che il terrorismo
sia un'arma negativa, che non produce in alcun modo
gli effetti sperati -
Mi piace pensare che tu, mio Comandante, doc. Ernesto Che Guevara,
abbia finito col trovare  un posto piccolo piccolo
dove consumare in pace
l'ingombrante memoria di  te stesso,
nel cuore certamente grande
del tuo Dio.

La preghiera del Che(renga)

 

ascoltami dio

sono rimasto solo

e sto morendo

 

stessa sorte ci toccò

tradimento e inganno

 

in transumanza

guerriera sulla Sierra

divenni il Che

 

uguaglianza di vita

promessa di libertà

 

io ci credevo

dio ci credo ancora

non è la fine

 

non so quando né dove

ma il Che ritornerà

 

fa che si parli

di me che si ricordi

il Comandante

 

che non muoia l’amore

per sorella Libertà.

 

 

Hasta siempre comandante Che Guevara




 

 

giovedì, 13 marzo 2008

*Quetzalcoatl **

 

Il serpente colpì.

Tutto teso nella sua spirale, la testa triangolare ad angolo acuto, il collo rigonfio, il corpo un unico muscolo in flessione, si eresse con improvvisa velocità e colpì, affondando i denti ricurvi nella carne morbida dell’avambraccio.

-Mangiami- implorò la donna- prendimi... divorami...-

Non sentiva quasi il dolore tanto era estasiata, ipnotizzata da quello che le stava succedendo.

Il Dio ricoperto di scaglie scintillanti voleva lei, perché lei era la prescelta.

Afferrò con le dita quel corpo duro, rigido, per  avvolgerlo intorno al collo e alla testa, mentre  il rettile colpiva di nuovo.

Sempre più vicino, colpo dopo colpo, un lampo luminoso dopo l’altro, arrivò a toccare con le labbra le scaglie laminate, i disegni brillanti lungo il dorso, mentre i denti d’avorio le entravano dentro più e più volte, trafitture gemelle nelle mani, braccia, spalle, seni.

Il grosso serpente mordeva  metodicamente, senza fretta, deciso, eppur indolente.

La colpì sulla guancia, baciandola più volte e lei restituì l’amplesso, bacio  dopo bacio, le labbra premute contro la carne ricoperta di scaglie, gemendo sommessa, senza avvertire alcun dolore.

Sospirando, godendo del contatto contro la pelle nuda, spinse l’animale verso il basso, lungo il ventre e l’addome, fino alle labbra rosee del sesso, umide di desiderio.

Lì si lasciò baciare a lungo e pianse di gioia: aveva catturato il dio, lui era dentro di lei.

Allora, nell’onda del  piacere, percepì l’immenso potere che il suo corpo di femmina esercitava sulla divinità che aveva sempre adorato e seppe  che in quello scontro mortale  di estasi amorosa  con il Serpente Piumato la vittoria sarebbe stata sua. 

 

E quando lo ebbe amato e ne fu riamata, un morso dietro l’altro, lo gettò via con un grido trionfante e lo osservò sgonfiarsi, affievolirsi, mentre strisciando  tornava nell’ombra da dove era venuto.

Poi   la donna si lasciò andare contro gli antichi gradini di pietra, avvolta da un’unica vampata di calore; e mentre assaporava l’intenso profumo dei fiori, le palpebre si abbassarono languide sugli occhi che iniziavano a velarsi.

Intanto, sopra la sua testa, il  vociare di minuscoli uccelli  dai mille colori  diventava assordante, nel caldo torrido.

-Loro sono la Sua corona splendente d’arcobaleni...-  fu  l’ultimo disfatto pensiero prima della fine.

 

La trovarono dopo due giorni: la carne, ormai in decomposizione, era chiazzata di  verde  e di giallo, i sinistri colori  della divinità.

Aveva fori gemelli dappertutto e nessuno, da quelle parti, aveva mai  visto una “Culebra Cascabel” colpire tante volte: un’orgia di morsi, dal viso, ai seni, alle cosce, al sesso.

Dissero che si era perduta nell’intricata foresta: ma che cosa era andata a fare quella strana signora  bionda fin lassù?

Possibile che anche lei  cercasse l’antico tempio dedicato a Quetzalcoatl, con l’altare sacrificale a forma di giaguaro dagli occhi di giada e grandi scalinate che  si perdevano verso il cielo?

Ma era una leggenda per turisti, nessuno aveva mai trovato niente in quella giungla.

Eppure, se avessero guardato meglio  tra l’intrico dei rami  e del fogliame, avrebbero visto un cancello di pietra e  una grande piattaforma sulla quale si ergono rozzi pilastri con sculture.

Da lì   parte una scalinata con gradini dorati che porta chissà dove.

In questo grande tempio  sommerso dalla giungla vive da sempre il Dio Serpente, con  la corona di piume variopinte d’uccello,  immerso nel verde, nascosto nell’ombra: si mostra solamente per contemplare il sole...

 

 

postato da: m0rgause alle ore 22:45 | link | commenti (19)
categorie: narrativa, miti e leggende, fantasyeros
domenica, 09 marzo 2008

*Esserti sigaretta amore mio**

 

 

Una volta cominciavo le mie lettere d'amore

scrivendo

sai amore

era come prendere la rincorsa

per un salto nel vuoto

era un incipit

per rompere il ghiaccio.

Ora mi sento

veramente di ghiaccio

in questo freddo

che mi fa da madre,

e ti penso nei luoghi

più impensati

di quel paese in guerra,

magari allo Sheraton Hotel

di  Bagdad

miracolosamente intatto,

con  una ragazza

dai capelli nerissimi come i miei

abbronzato

come un forzato,

oppure qui, nel vicolo

che porta alla mia vecchia casa

dove giocavamo da bambini...

ma no, sei in qualche sperduto villaggio

di un altro mondo

nella polvere, in attesa,

a fumare

e a trastrullarti in pensieri  d’amore,

che tengon lontana la morte

-pensa al mio corpo, a quanto ti voglio adesso,ora, qui,

e sarai salvo-

o forse mi sei vicino

magari  a due passi

magari se guardassi dalla finestra potrei

indovinarti

dietro questa foresta

di aceri arrossati dal gelo.

Invece, gli occhi chiusi, i capelli  sugli occhi

per non vedere la paura di perderti,

voglio pensare di

esserti quella sigaretta

per entrare e uscire

dalla tua bocca

aspirata

respirata

e gustata.

E non m’importa se dopo

finisco in cenere.

Sarò cenere, amore,

e fumo

e il tuo odore.




 

 

 

 

 

 

lunedì, 03 marzo 2008

*Der Blaue Engel e Marlene Dietrich, la vera strega di Hollywood**

 

 

Der Blaue Engel, L’Angelo Azzurro,  film di  Josef von Sternberg, durata: h 1.47
Nazionalità: Germania 1930
Nei cinema :Agosto 1930

La trama: Un anziano professore si innamora della cantante Lola (Marlene Dietrich) che lavora al cabaret "L'Angelo azzurro". Riesce a sposarla per seguirla nelle tournée, affrontando vergogna e umiliazioni. Di ritorno due anni dopo all'"Angelo azzurro", dapprima si rifiuta di dare spettacolo davanti agli ex allievi, e poi si fa buttare nella strada  dopo una scenata di gelosia. Andrà a morire nella sua vecchia scuola.

Il film ha una forza incredibile, un pathos che ammalia e seduce proprio come seduce  la Dietrich, o le eroine "peccaminose" dei melodrammi.

Lola fu il personaggio che consacrò Marlene (nata il 27 dicembre 1901 a Berlino con il nome di Maria Magdalene Dietrich von Losch e morta il 6 maggio 1992 a Parigi) attrice famosa in tutto il mondo, una delle icone  universali dell’eros.  

Gambe, occhi, voce: per mezzo secolo, riassunta nei tre doni della sua fisicità,  la diva è stata l'involucro diafano e fatato d'una pulsione femminea tanto più inquietante quanto più sotto la pelle affiorava la dura curva teutonica, il fondato sospetto dell'androginia.

Marlene fu, soprattutto, negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, una cassa-continua dell'immaginazione maschile e per le donne un allarme e non soltanto una canzonettista provocante che faceva bene il suo mestiere.

 

Incarnò, agli occhi d'una società perbenista tentata dal demone, la figura emaciata dell’unica vera  strega Hollywoodiana, metà uomo e metà donna, la quale , serbata la voce della caverna, conduce alla più soave delle perdizioni con uno sguardo inafferrabile, con un languido fuoco.

Alternava abiti folli, guaine che nulla lasciavano all’immaginazione, piume di struzzo e di gallo, volpi e velette, a pantaloni impeccabili e lucido cilindro, per stilizzare la sua bisessualità nelle forme più estreme dell'artificio.

Marlene fu certamente il frutto di un'epoca torbida che si consegnava alle sfingi per capire se stessa,

di quando l'Europa esportava a Hollywood quell'immagine della propria perfetta indifferenza morale che all'America piaceva, perché vi avvertiva uno sfacelo che assolveva le sue crisi e consacrava la verità eversiva della natura.

Della Diva diceva Hemigwuay:

-Già  con la sola sua voce potrebbe spezzarti il cuore. Ma ha anche un corpo stupendo e il volto di una bellezza senza tempo...-

A mio parere, a tanti anni di distanza, con il mio sentire, il fascino irresistibile di Marlene stava nella sua bisessualità, di cui del resto non faceva mistero.

 

Ora, l'erotismo, scrivono i dizionari, si distingue dalla pornografia per la "presenza di un vissuto emotivo": l'attesa, si potrebbe anche dire. Il crescendo del preludio, l'intelligenza dei sensi che si attiva e si mette in moto verso un orizzonte.

Ed è proprio questa atmosfera  sospesa e intrigante con orizzonti infuocati  a fare da sfondo che Marlene , attraverso la sua ambigua sessualità, riusciva a trasmettere.

La pubblicità del primo film hollywoodiano della diva, Marocco, diceva: "Marlene Dietrich, la donna che tutte le donne vogliono vedere".

Nel 1932 l’attrice conobbe la scrittrice e sceneggiatrice ispano-americana Mercedes de Acosta, amante di Greta Garbo. L'incontro avvenne durante un ricevimento, nella cucina della casa, dove Mercedes si era rifugiata piangendo perché - le disse - la Garbo la faceva soffrire. Marlene voleva consolarla e la invitò a cena a casa sua. Dopo pochi giorni le scriveva già lettere d'amore che cominciavano con "tesoro mio", firmate con "Il principe bianco". La relazione durò un anno: poi Marlene la lasciò.

 

Nell'estate del 1939, durante una vacanza sulla Costa Azzurra, s'innamorò da lontano, avvistandola sul suo yacht, dell'ereditiera americana Jo Castairs, che viaggiava per tutto il mondo in barca a vela. Ne nacque una breve relazione: pare che Jo fosse l'unica che potesse permettersi di chiamare Marlene "baby".

Nel 1923 Marlene Dietrich aveva sposato il regista Rudolf Sieber: un "matrimonio aperto" senza convivenza, dal quale tuttavia nasce l'anno dopo la sua unica figli