

L’ombra della barba sulle guance scarne è la bellezza di una terra di nessuno, nella sua immediata seduzione.
Zigomi tesi come se stessi aspirando uno spino confezionato male, occhi tutta pupilla, bocca arrabbiata, leggermente storta, sorriso caimano: hai un fascino sghembo, sotto i capelli liquidi di pioggia.
Per te potrei reinventarmi come fuggiasca-una zingara rom di Praga- per l’intrigante ottusa disperazione che sonnecchia nel tuo sguardo dietro il velo ipnotico degli occhi.
Mi piace quell’odore di giovinezza sfiorita in cui ti avvolgi come fosse un regale mantello, un marchio d’orgoglio, una vittoria.
Lascia che abbassi la maschera che ti porti in giro, in un eterno carnevale veneziano, sotto un cielo cupo, grande e nero, maniacodepressivo.
Lascia che ti accarezzi il petto e scenda giù, sotto la cintura, senza pudore, senza inquietudini.
Ho quasi trent’anni, non guardarmi come se ne avessi sempre quattordici, smetti di dirmi:
-Sei magra, mangia di più- perché, sì sono magra, ma i miei seni sono grandi, da molto, molto tempo.
...E la sensualità delle vite azzannate come la tua mi travolge, complice quel caimano sorriso, pericoloso, sottilmente lascivo, crudele.
Ora, in questo momento, farei qualunque cosa per te , che mi sei bandiera, colori di guerra, coraggio e disperazione.
Ucciderei, se tu me lo chiedessi, senza esitare.
E probabilmente mi piacerebbe.
Non voglio la solita inflazionata scopata estiva, un sacrilegio il solo pensarlo, ma di più, molto di più.
Voglio entrare nel torrente del tuo sangue, transitare attraverso il cuore che ora sento battere più forte sotto la mia guancia, capriolando tra i lembi delle valvole cardiache simili a petali di stelle, per arrivare ai polmoni e respirarti in bocca, sentire il sapore della tua saliva, vedere da dentro come è veramente il tuo sorriso...
Lascia che ti ami, a modo mio, abbandonati a me.
Sei così intatto, inviolato, come una tela immacolata, senza altra storia che quella che già conosco o dovrei conoscere.
Fammene scrivere un’altra, brevissima, ma talmente intensa da durare un’eternità.
Dammi la possibilità di scoprire come sarebbe stato se....

Non la rugiada che scivola tra i miei seni
accarezzati dalle tue dita affamate,
non la calda resina che cola dai miei fianchi
esasperati,
non la mia voglia adesso comanda
ma la tua durezza che con fragili dita
percorro
e in morbide umide labbra
accolgo.
La tua voce mi implora:
ti regalo il miele di un orgasmo
gridato
con voce scomposta di torrente.
A my corazòn occulto


Semplicemente sei tornato
con la sapienza dei lazzari:
hai sorriso complice
ai non ancora morti,
hai accarezzato i loro zigomi,
in un volteo da ballerino
di tango.
Io non provavo meraviglia,
essendo abituata alla tua morte
[assenza]
e dunque alla tua
resurrezione
solo trattenevo a stento
il gemito
[in prospettiva]
di un orgasmo violento.
I quasi morti ti chiedevano
spiegazioni, volevano
che tu facessi loro
da guida
come chi
conosce i luoghi della morte.
[il trionfo del guerriero]
Tu hai sorriso il sorriso
di quando mi hai lasciata sola
e li hai baciati
con il bacio di Giuda.
Poi mi hai abbracciata
il tuo ventre contro il mio
[imperioso]
in brutale richiesta,
la bocca sul collo
[calore umido]
ad abbrividirmi il corpo.
Io
pensavo ad altro
per non morirti addosso
affaticata di voglia
bruciata dalle stimmate di altri corpi
che han riempito di sabbia
la tua assenza.
.
Ha ballato coi lupi ma la sua morte lascia aperte le porte del sogno...Per ascoltare la brava e bella nathalie cardone spegnere la musica... a destra sotto i ballerini di tango.

Il rogo devasta e inghiotte l'edificio dall'interno, provocando il crollo di tutto ciò che tocca.
Scendo dalla macchina e mi avvicino fin dove me lo consentono i vigili del fuoco, abbastanza da sentire l'enorme calore vibrare nell'aria; rapita, osservo la deliziosa opera di distruzione, l'edificio che viene stuprato dalle fiamme, desiderando di essere consumata anche io così, di venir ridotta a un mucchietto di cenere e pietrisco.
Consumata dal fuoco.
Da un uomo.
Da un desiderio tanto forte da sventrarmi, bruciarmi, divorarmi.
-Calore- sussurro, e quello che pronuncio è al tempo stesso una preghiera e una supplica.
L'altro giorno, a cena con un'amica, comincio a parlarle del calore, delle sensazioni che mi fa provare, dell'uomo che me l'ha messo addosso; ma lei, scuotendo la testa mi dice :
-Non so di che parli, non ho mai provato quel genere di sensazioni, sei sicura di sentirti bene? -
Sono ancora stupita dalle sue parole; è come se mi avesse confidato di essere daltonica, di non poter vedere le ricche sfumature del cremisi, del viola o dell'indaco, oppure i colori dell'ambra e della giada, ma solo una monotona serie di sfumature del grigio.
Il calore...mi chiedo come sia possibile vivere senza provare questa incredibile sensazione di entrare in stretto contatto con una entità viva ed elettrizzante, che
agisce su di me come una droga in parte allucinogena, in parte velenosa.
La mente divaga.
Il corpo langue, ma non cade perché è sostenuto dalla lussuria che comincia a scorrere nelle vene e a dare tono ai muscoli, scatenando le sinapsi in una frenesia simile a una raffica di orgasmi, mentre il fuoco si espande dal ventre e scende verso le cosce, che iniziano a schiudersi come le valve di un mollusco nell’atto del respirare.
E' molto tempo che il mio corpo non brucia più, sento che il cuore sta iniziando a congelarsi, mi sto rinsecchendo, sono arida e fredda, piena di dolori; inutile guardare gli uomini che mi passano accanto: sono dozzine, centinaia, di ogni forma e stazza, più o meno belli, ma so già che i loro sessi non saprebbero risvegliare in me altro che frustrazione e sofferenza.
Il mio desiderio è per ciò che ho provato in passato, quel calore impetuoso che distrugge, consuma l'anima e scioglie il cuore fino a renderlo liquido e farlo scorrere in onde scarlatte e bollenti verso il basso, a concentrarsi nel mio cuore di femmina.
Ultimamente sogno il fuoco che prende le sembianze di un uomo; si cala su di me fiammeggiante e impetuoso, ruggendo e serrandomi tra le braccia per baciarmi.
Poi mi sveglio e mi ritrovo sola nel mio letto.
Sento, nell'altra stanza in fondo al corridoio, il rumore delle tue dita che battono incessanti sulla tastiera; l'austero e celebre scrittore sta creando il suo ultimo capolavoro.
Dio mio, come siamo arrivati a questo punto ? Come siamo potuti diventare così freddi, noi che ardevamo? Il calore io l'ho scoperto con te: un furioso desiderio divampò tra noi appena ci incontrammo, tanto da restare inceneriti dall'improvvisa vampata che ci fece abbandonare il lavoro e gli amici, per ritirarci dal mondo esterno e chiuderci in un universo di nostra creazione.
Fu allora che tu ti allontanasti da me, dicendo che lo scrivere era incompatibile con questa passione che ti toglieva lucidità, che il sesso estremo in cui ti coinvolgevo
ci trasportava in zone d'ombra e di pericolo fisico e psichico, nemici sicuri della tua arte.
Così io cominciai a desiderare le carezze delle fiamme.
Ma stanotte ti vengo a trovare nello studio: sei sempre lì, davanti al tuo Apple , anche se l’ora è tarda.
-Oggi è successa una cosa stranissima- racconto, guardandoti negli occhi - ho rimorchiato un uomo, in un bar, siamo andati in un motel, abbiamo fatto l’amore, e non riuscivo neanche a ricordarmi il suo nome; non gli ho neppure chiesto di usare il profilattico... -
Tu mi guardi, assente e poi:
-Se pensi di eccitarmi o ingelosirmi o farmi incazzare con la tua promiscuità ti sbagli, mi dai solo il voltastomaco-
Mi appoggio allo stipite, strofinandoci contro un fianco in modo da far risalire la gonna del vestito di pelle nera, che è già corta: ti accorgi che non ho gli slip e il tuo sguardo si fa cupo, lo so che vorresti allungare una mano, ne sono sicura; invece chini di nuovo la testa sul portatile e dici:
-Basta, me ne vado, è finita davvero, esci da questa stanza-
Io mi avvicino rapida alla scrivania, ti vengo accanto e poso una mano sul tuo sesso eccitato: ne sento il calore attraverso i pantaloni, e quel calore si trasmette a me, mentre onde rosse di desiderio mi passano davanti agli occhi.
Ma tu scosti la mano, con impazienza, e ripeti:
- Vattene-.
-D'accordo, me ne vado, ma mi desidererai tanto da non riuscire più a scrivere, questa notte. M'immaginerai tra le braccia di quello sconosciuto e mi vorrai a tal punto da volermi uccidere -
Rimango stupita da quello che ho detto, ho pronunciato un incantesimo, una fattura, a cui tu non dai ascolto e continui:
-Domani, me ne andrò domani, dopo aver dormito qualche ora-
Una volta il nostro amore bruciava con feroce intensità; come può un uomo preferire una nuova musa, una nuova amante a una cosa tanto grande?
Come fai a essere così freddo, glaciale, insopportabile?
Allora, verso la mattina, mentre tu russi- hai bevuto per avere il coraggio di lasciarmi- ritorno nella tua stanza, cospargo di benzina i manoscritti, i libri e i giornali che giacciono sparpagliati in giro, poi indietreggio di un passo, accendo un fiammifero e lo getto a terra.
Subito le fiamme si ergono maestose dal pavimento, tu ti svegli, balzi in piedi urlando e mi vedi per un istante, prima che io ti chiuda la porta in faccia.
Avverto i tuoi colpi e il calore che mi sta investendo, le tue grida, forse urli il mio
nome; allora mi ritraggo e spalanco la porta: all'interno della fornace c'è un uomo fatto di fiamme turbinanti, una trottola incendiata e impazzita.
Osservo il terribile spettacolo, il ballo agonizzante e mi rendo conto che dentro di me sento ancora il ghiaccio.
Capisco che in questo mondo nulla potrà più scaldarmi.
Tranne le fiamme.
Non riesco a sopportare il freddo un istante di più.
Mi lancio oltre la soglia della stanza e mi getto tra le braccia dell'uomo fatto di fuoco.
Lo voglio sentire dentro di me.
Ora.
.

La stella rossa sul basco
Hai ballato coi lupi, ma la tua morte
lascia aperte le porte del sogno.
Sei stato un uomo vecchio e pulito,
morto giovane, sepolto nell'antichità della tua breve storia coraggiosa,
ricca di sentimento, avara di spessore politico.
Eroe tragico perché smentito dai fatti,
l’ultimo dei romantici con tre C:
-Crane, Coeur, Cojones –come scrisse J.Cornier,
il tuo mito resiste grazie e soprattutto alle T-shirt
- la famosa fotografia di Korda,
la stella rossa sul basco, ti ha trasformato per sempre nel poster di te stesso-
alle canzoni che piacciono ai turisti,
ma il tuo personaggio e la tua vicenda
sono irripetibili
e improponibili nella loro arcaica spontaneità.
Oggi qualcuno scrive che tu puoi essere tutto per tutti, come la Coca Cola.
Ma le prigioni sono piene
di ex-giovani sepolti vivi nelle galere
che ti hanno voluto imitare
ignorando quello che hai scritto testualmente:
-Crediamo in tutta sincerità che il terrorismo
sia un'arma negativa, che non produce in alcun modo
gli effetti sperati -
Mi piace pensare che tu, mio Comandante, doc. Ernesto Che Guevara,
abbia finito col trovare un posto piccolo piccolo
dove consumare in pace
l'ingombrante memoria di te stesso,
nel cuore certamente grande
del tuo Dio.
La preghiera del Che(renga)
ascoltami dio
sono rimasto solo
e sto morendo
stessa sorte ci toccò
tradimento e inganno
in transumanza
guerriera sulla Sierra
divenni il Che
uguaglianza di vita
promessa di libertà
io ci credevo
dio ci credo ancora
non è la fine
non so quando né dove
ma il Che ritornerà
fa che si parli
di me che si ricordi
il Comandante
che non muoia l’amore
per sorella Libertà.
Hasta siempre comandante Che Guevara

Una volta cominciavo le mie lettere d'amore
scrivendo
sai amore
era come prendere la rincorsa
per un salto nel vuoto
era un incipit
per rompere il ghiaccio.
Ora mi sento
veramente di ghiaccio
in questo freddo
che mi fa da madre,
e ti penso nei luoghi
più impensati
di quel paese in guerra,
magari allo Sheraton Hotel
di Bagdad
miracolosamente intatto,
con una ragazza
dai capelli nerissimi come i miei
abbronzato
come un forzato,
oppure qui, nel vicolo
che porta alla mia vecchia casa
dove giocavamo da bambini...
ma no, sei in qualche sperduto villaggio
di un altro mondo
nella polvere, in attesa,
a fumare
e a trastrullarti in pensieri d’amore,
che tengon lontana la morte
-pensa al mio corpo, a quanto ti voglio adesso,ora, qui,
e sarai salvo-
o forse mi sei vicino
magari a due passi
magari se guardassi dalla finestra potrei
indovinarti
dietro questa foresta
di aceri arrossati dal gelo.
Invece, gli occhi chiusi, i capelli sugli occhi
per non vedere la paura di perderti,
voglio pensare di
esserti quella sigaretta
per entrare e uscire
dalla tua bocca
aspirata
respirata
e gustata.
E non m’importa se dopo
finisco in cenere.
Sarò cenere, amore,
e fumo
e il tuo odore.


Le tue mani flautate sirene
calde tenaci penetranti
Stradivari di carne e sangue
-L’Oro del Reno sul mio corpo-
mi risuonavano dentro
nello splendore di un desiderio
gridato inespresso spasimato
taciuto richiesto
-la voglia incompresa, l’errore di spazio
e di tempo-
Le tue mani odorose di mate verdemare
gravide di sogni bambini
crudeli
in una foresta asilo e madre di transumanza guerrigliera
erano
aquiloni di seta vermiglia sui miei seni
che si appuntavano al cielo in un’urgenza
di vita
Le tue mani giovani agili forti
impazienti disperate
profumavano le mie cosce del tuo sudore
al sapor di tabacco e polvere da sparo
nel tenero/violento affondare
in un corpo di donna
riposo di guerriero
in pace con la memoria di sé stesso.
Le tue mani si addormentavano su di me