

“Pin-up”significa “da appendere”.
Al muro, per averle sempre davanti agli occhi.
Il loro sex-appeal era ammiccante, sfumato, ti vedo e non ti vedo; le pin-up ebbero un effetto travolgente sugli adolescenti italiani usciti dal fascismo che imponeva un sesso “demografico”e solo procreativo.
Erano un sogno fatto di carta e presto divennero oggetto da collezione.
Arrivarono con gli Americani, con la Quinta Armata, erano sulle fiancate delle jeep, dei camion, sulle torrette dei carri armati ormai in pace.
Arrivarono con la Coca Cola, la musica di Glenn Miller, con Moonlight Serenade, con il trenino di Chattanooga, con il primo jazz, con Rosamunda e le sigarette Lucky Strike dal pacchetto bianco bordato di rosso.
Erano le pin-up: gambe splendide, sguardi ammiccanti, labbra tumide, capezzoli irti sotto il velo trasparentissimo della lingerie, seni traboccanti da striminziti reggipetti, cosce dischiuse, natiche nude o compresse nei progenitori degli hot pants: il tutto sodo, splendente come solo il disegno, l’acquerello e l’aerografo possono rendere, sensualmente innaturale, esagerato, dilatato negli arrotondamenti là dove punta la golosità maschile, magico negli effetti prospettici che allungavano, tornivano a dismisura le gambe e che più tardi vennero chiamati “leg art”, arte appunto della gamba.
Erano le donnine disegnate, dipinte da quei grandi inventori di femminilità e di erotismo che furono George Quintana, Peter Driben,Earl Moran, Zoe Mozert, George Petty (ideatore per Esquire della coniglietta che sarà poi plagiata da Playboy), di Alberto Vargas.
Erano femmine di carta da appendere.
Un esempio è la splendida donnina qui sopra, capolavoro di Alberto Vargas(1896-1982).
Pensate agli anni in cui fu disegnata, guardate quella mano sul seno, il fiore alle labbra e poi ditemi: non è la quintessenza dell’eleganza erotica?
Il resto dell’articolo sulle pin-up insieme ad altre belle immagini di donnine d'epoca lo trovate sul mio sito a questo indirizzo:
http://enrica21.interfree.it/pinup.html

Ecco qui rappresentati – da una matita magistrale- Eros e Tanathos, ovvero le pulsioni di vita e di morte che scandiscono la dimensione psichica e biologica di ogni essere umano.
Sigmund Freud le individuava nel loro esternarsi, nell'agire costruttivo o distruttivo dell'individuo.
Infatti noi, nella vita di tutti i giorni, amiamo e odiamo, creiamo e distruggiamo.
Eros e Tanathos sono le due facce della stessa medaglia: l’inizio e la fine di tutto.
Nel disegno di Manara appare una splendida Marlene Dietrich più angelo azzurro che mai- simbolo di piacere e lussuria- che uno scheletro di soldato fruga tra le gambe mandandola in estasi.
E’ altresì evidente che l’inconsueto amante sta per accarezzare il sesso dell’algida diva con labbra d’ossa e lingua di vermi.
Del resto nel viso di ogni bellissima donna o uomo, a guardar bene, si può intuire la forma del teschio, di quello che diventerà, tra un battito di ciglia del tempo.
E l’orgasmo non è forse il “venire”?
Venire per finire.
Già lì eros e thanatos sorridono, tenendosi per mano.
E noi... ne avvertiamo la presenza nell’improvviso brivido che ci attraversa...ma la nostra mente ne allontana –immediata- anche il ricordo.
Ma non sempre le riesce...