Blogger: m0rgause
Nome: enrica
Libera professionista con un amore sconfinato per la conoscenza scrivo come terapia antistress. Mi piace andarmene in giro con la fantasia a colorare il mondo. Il Rosso per me è il colore del sangue-la vita e la morte, il divieto, la paura, gli ideali- mi ci perdo dentro... da qui il mio primo blog ProfondoRosso.

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m0rgause dixit:
«Il successo logora chi non ce l'ha- parafrasando Andreottiforever>>
«La mal-dicenza è sempre frutto dell'impotenza psichica o fisica oppure di tutte e due>>
«Vorrei tanto trascorrere un S.Valentino con AlCapone... »
«La castità è una cosa bellissima: per questo va lasciata per la vecchiaia»
«Le bugie hanno le gambe corte ma spesso riescono a percorrere molta strada»
«Amo i riflettori: la mia pelle non ha bisogno di cerone,non soffre della luce diretta e calda anzi risplende... »
«Non toglier mai agli uomini i loro giocattoli»
«Le idee intelligenti spesso muoiono di solitudine»
«Chi cerca se stesso trova la linea occupata»
«L'unico modo per non invecchiare è morire giovani»
« Incredibile la velocità con cui gli invidiosi si trasformano in virtuosi...»
«La rosa deve abbracciar la spada per costruir castelli e scavar trincee»
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giovedì, 13 marzo 2008

*Quetzalcoatl **

 

Il serpente colpì.

Tutto teso nella sua spirale, la testa triangolare ad angolo acuto, il collo rigonfio, il corpo un unico muscolo in flessione, si eresse con improvvisa velocità e colpì, affondando i denti ricurvi nella carne morbida dell’avambraccio.

-Mangiami- implorò la donna- prendimi... divorami...-

Non sentiva quasi il dolore tanto era estasiata, ipnotizzata da quello che le stava succedendo.

Il Dio ricoperto di scaglie scintillanti voleva lei, perché lei era la prescelta.

Afferrò con le dita quel corpo duro, rigido, per  avvolgerlo intorno al collo e alla testa, mentre  il rettile colpiva di nuovo.

Sempre più vicino, colpo dopo colpo, un lampo luminoso dopo l’altro, arrivò a toccare con le labbra le scaglie laminate, i disegni brillanti lungo il dorso, mentre i denti d’avorio le entravano dentro più e più volte, trafitture gemelle nelle mani, braccia, spalle, seni.

Il grosso serpente mordeva  metodicamente, senza fretta, deciso, eppur indolente.

La colpì sulla guancia, baciandola più volte e lei restituì l’amplesso, bacio  dopo bacio, le labbra premute contro la carne ricoperta di scaglie, gemendo sommessa, senza avvertire alcun dolore.

Sospirando, godendo del contatto contro la pelle nuda, spinse l’animale verso il basso, lungo il ventre e l’addome, fino alle labbra rosee del sesso, umide di desiderio.

Lì si lasciò baciare a lungo e pianse di gioia: aveva catturato il dio, lui era dentro di lei.

Allora, nell’onda del  piacere, percepì l’immenso potere che il suo corpo di femmina esercitava sulla divinità che aveva sempre adorato e seppe  che in quello scontro mortale  di estasi amorosa  con il Serpente Piumato la vittoria sarebbe stata sua. 

 

E quando lo ebbe amato e ne fu riamata, un morso dietro l’altro, lo gettò via con un grido trionfante e lo osservò sgonfiarsi, affievolirsi, mentre strisciando  tornava nell’ombra da dove era venuto.

Poi   la donna si lasciò andare contro gli antichi gradini di pietra, avvolta da un’unica vampata di calore; e mentre assaporava l’intenso profumo dei fiori, le palpebre si abbassarono languide sugli occhi che iniziavano a velarsi.

Intanto, sopra la sua testa, il  vociare di minuscoli uccelli  dai mille colori  diventava assordante, nel caldo torrido.

-Loro sono la Sua corona splendente d’arcobaleni...-  fu  l’ultimo disfatto pensiero prima della fine.

 

La trovarono dopo due giorni: la carne, ormai in decomposizione, era chiazzata di  verde  e di giallo, i sinistri colori  della divinità.

Aveva fori gemelli dappertutto e nessuno, da quelle parti, aveva mai  visto una “Culebra Cascabel” colpire tante volte: un’orgia di morsi, dal viso, ai seni, alle cosce, al sesso.

Dissero che si era perduta nell’intricata foresta: ma che cosa era andata a fare quella strana signora  bionda fin lassù?

Possibile che anche lei  cercasse l’antico tempio dedicato a Quetzalcoatl, con l’altare sacrificale a forma di giaguaro dagli occhi di giada e grandi scalinate che  si perdevano verso il cielo?

Ma era una leggenda per turisti, nessuno aveva mai trovato niente in quella giungla.

Eppure, se avessero guardato meglio  tra l’intrico dei rami  e del fogliame, avrebbero visto un cancello di pietra e  una grande piattaforma sulla quale si ergono rozzi pilastri con sculture.

Da lì   parte una scalinata con gradini dorati che porta chissà dove.

In questo grande tempio  sommerso dalla giungla vive da sempre il Dio Serpente, con  la corona di piume variopinte d’uccello,  immerso nel verde, nascosto nell’ombra: si mostra solamente per contemplare il sole...

 

 

postato da: m0rgause alle ore 22:45 | link | commenti (19)
categorie: narrativa, miti e leggende, fantasyeros