Blogger: m0rgause
Nome: enrica
Libera professionista con un amore sconfinato per la conoscenza scrivo come terapia antistress. Mi piace andarmene in giro con la fantasia a colorare il mondo. Il Rosso per me è il colore del sangue-la vita e la morte, il divieto, la paura, gli ideali- mi ci perdo dentro... da qui il mio primo blog ProfondoRosso.

Partecipano


m0rgause dixit:
«Il successo logora chi non ce l'ha- parafrasando Andreottiforever>>
«La mal-dicenza è sempre frutto dell'impotenza psichica o fisica oppure di tutte e due>>
«Vorrei tanto trascorrere un S.Valentino con AlCapone... »
«La castità è una cosa bellissima: per questo va lasciata per la vecchiaia»
«Le bugie hanno le gambe corte ma spesso riescono a percorrere molta strada»
«Amo i riflettori: la mia pelle non ha bisogno di cerone,non soffre della luce diretta e calda anzi risplende... »
«Non toglier mai agli uomini i loro giocattoli»
«Le idee intelligenti spesso muoiono di solitudine»
«Chi cerca se stesso trova la linea occupata»
«L'unico modo per non invecchiare è morire giovani»
« Incredibile la velocità con cui gli invidiosi si trasformano in virtuosi...»
«La rosa deve abbracciar la spada per costruir castelli e scavar trincee»
«-Mi manos eran rosas
para los yunques
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada-
Hasta siempre comandante Che Guevara»





















Amore e Psiche del Canova
Amore e Psiche del Canova
Klimt -
Klimt -
Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket






































  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

visitato *loading* volte
domenica, 03 febbraio 2008

*Maleficio d'amore**

 

 

Il giovane prete guardò, desolato, fuori dalla finestrella della canonica: la neve continuava a scendere, nonostante si fosse quasi alla fine dell'inverno; nel piccolo cimitero, addossato all’abside dell’antica chiesetta romanica  spuntavano quà e là alcune  croci, come braccia scheletriche tese  a cercar il cielo in mezzo a tutto quel bianco accecante.

Era giunto da poco  nello sperduto paese dell'Appennino, dove  il tempo si era fermato all’anno Mille...

Vi era stato mandato dal Vescovo di Bologna per punizione: meglio allontanar  subito dalla  città e dalle tentazioni un religioso troppo bello per esser prete e in odore di eresia. Erano arrivate all’orecchio della Curia  chiacchere su una certa nobile fanciulla che troppo spesso visitava la  chiesa  di S. Domenico dove il curato prestava la sua opera  e anche di  una strana amicizia che quest’ultimo  intratteneva con il conte Francesco Risoli sospettato fortemente dalla  Chiesa per certe pratiche “diaboliche” di cui tutta la città parlava.

 

Così si decise di  spedir  l’ingombrante religioso in quel paesino in mezzo ai monti  dimenticato da Dio e dagli uomini, nella speranza che in solitudine si ravvedesse e anche che le chiacchere  a Bologna finissero.

In realtà il religioso, per quanto tentato dalla fanciulla di città, non aveva  ceduto alle tentazioni della carne: era infatti ancora vergine, mentre a ricordo delle frequentazioni con Francesco Risoli gli  erano rimaste in testa troppe domande senza una risposta insieme a una oscura inquietudine.

Nonostante dedicasse alla preghiera e alla meditazione molte ore al giorno  il giovane si accorgeva

che la sua Fede stava miseramente crollando.

E questo lo faceva davvero disperare.

 

Scendeva la notte e nella piccola stanza nonostante il camino acceso, si gelava.

Così il prete decise di infilarsi nel letto per avere un po' di calore.

Nonostante le lenzuola fossero gelate si addormentò subito, di un sonno agitato.

All’improvviso fu risvegliato da forti colpi battuti alla porta della canonica.

Si coprì con un vecchio mantello e rabbrividendo corse ad aprire,  con in mano la vecchia lanterna che spandeva una fioca luce, chiedendosi chi mai potesse essere a quell’ora della  notte.

Dischiuso l’uscio restò immobile, paralizzato: di fronte a lui, coperta da un lungo mantello scuro, stava una ragazza sconosciuta, alta,bellissima, gli occhi verdi splendenti sotto il cappuccio.
Con voce  sottile, da bimba raffreddata, gli chiese se poteva entrare perché la notte era fredda, e lei si era perduta; il prete rabbrividì e non per le gelide folate di nevischio che l’investivono.

Come era possibile che una  fanciulla vagasse sola di notte per quelle lande desolate, sotto la neve...da dove veniva, dove andava....

Avrebbe dovuto chiederglielo; invece, in silenzio si fece da parte  e permise alla strana donna di entrare, pur sapendo di star commettendo un errore irreparabile.

Si abbandonò al destino e a quell’oscura  voglia che ora sentiva crescere dentro di sé incontrollabile.

Lei si incamminò avanti a lui per la breve e ripida scala che portava  di sopra e si diresse con sicurezza verso la camera da letto, come se fosse pratica della misera canonica.
-Mi chiamo Mariana R.- disse, mentre si toglieva il lungo mantello .

Era nuda sotto, splendida e terribile.

 

Aveva una carne candida, perfetta la grana della pelle, lucente e compatta: lui guardò senza respirare i seni grandi dai capezzoli simili a more mature e più giù, sotto il ventre piatto, il sesso, nudo, come quello di una bimba impubere, con il taglio netto che lo attirava come calamita.

La donna dischiuse le labbra, prese una mano al giovane prete e ne succhiò lentamente le dita , una per una, prima di dirigerle in basso, a penetrarle quelle labbra calde, che si  dischiusero al  tocco dell’uomo come un fiore di carne.

Allora lei  si allontanò un poco per sdraiarsi  sul vecchio letto di ferro le gambe dischiuse, in offerta, mormorando:

-Ho freddo, scaldami -
Il prete restò immobile, mentre una strana paura gli attanagliava le viscere, insieme a una eccitazione mai provata; desiderava follemente quella donna, e non solo per la castità a cui era uso da tempo.

Una fame incontrollabile, cieca, lo faceva sragionare: voleva quel seno ricolmo, quel ventre liscio, per perdersi tra quelle cosce aperte e invitanti, per penetrarla fino all’anima, perdersi in lei...

 

Le fu sopra affamato: Mariana lo  guidò lentamente dentro di sé e lui fu stupito da tutta quella morbidezza e dal calore umido che, avvolgendogli il sesso, risaliva suù, oltre le cosce , il ventre, il petto, il cuore, fino a esplodergli nel cervello.
Fecero l'amore per tutta la notte e lei lo trasportò nel suo splendido palazzo, dove brillavano l'oro e l'argento, le lenzuola erano di seta e il ristoro ambrosia : il corpo della donna caldo, morbido, esigente profumava del fiore del loto.
 
Quando si svegliò, era  solo. Nessuna traccia della  misteriosa visitatrice notturna;  le lenzuola non recavan impronta del corpo di lei  e neppure tracce del suo stesso seme.

Ma allora...se non era stato un sogno...chi era o che cosa era quella donna???

Con un brivido ripensò ai misteri cui il conte Risoli aveva  cominciato ad avvicinarlo.

Era spaventato e confuso ma man mano che il giorno trascorerva l’ansia  di riveder Mariana aumentava in lui a ogni minuto; provò ad andare in chiesa per pregare:  rivide i suoi seni e le sue cosce  in ogni ombra che le candele proiettavano sui muri chiazzati d’umidità.

Allora , temendo di impazzire nella solitudine della sua anima e di tutta quella neve che continuava a scendere, si chiuse in casa attendendo la notte.

E quando udì i soliti pesanti colpi all’ingresso il suo viso si illuminò di una gioia sconfinata: sapeva che era lei.

Tutto si ripetè come la notte precedente, lui sparse il suo seme in tutti gli orifizi della donna, era instancabile, eccitato dalle mani e dalla bocca di Mariana che lo facevan delirare.

A questa seguirono altre notti e altre ancora.

Di giorno il prete si aggirava  tra le casupole del paese, in mezzo alla neve, come un cane vagabondo sperduto in cerca del padrone.
La gente cominciò a segnarsi al suo passaggio e a non frequentare più la Chiesa.

Si mormorava che stesse impazzendo.

Già si era formato un gruppetto di uomini pronti a recarsi dal Vescovo appena la mulattiera per Bologna fosse praticabile.

 

Infine una mattina fece per alzarsi, ma una strana spossatezza lo invase; tossi più volte, e sul lenzuolo comparvero macchie rosse che parevano fiori.

Allora guardò fuori dalla finestra:era iniziato il disgelo, ricomparivano le lapidi del cimitero; una, in particolare, lo attirava stranamente, doveva uscire per vederla da vicino.
Barcollando si trascinò fino a quel marmo e lesse un nome : Mariana R. e le date: nascita:4-8- 1774, morte:10-3-1793.

Era il 10 Marzo del 1893 : lei era morta esattamente cento anni prima .

Allora capì, e ricominciò a tossire, mentre gocce splendenti di sangue  cominciarono a ornare di garofani purpurei la tomba del suo unico amore.

Cadde  e non si rialzò più, indebolito dalla febbre della tisi che lo consumava: lo colse il freddo sdraiato sopra la vecchia tomba.

Lo ritrovarono  nel tardo pomeriggio alcuni parrocchiani annegato nel proprio sangue che  aveva tinto di rosso la neve e la croce  con il nome di Mariana.

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 08:03 | link | commenti (17)
categorie: narrativa, favola in rosso
martedì, 24 luglio 2007

*La giarrettiera magica**

 

Un pomeriggio, in casa di amici, conobbe Dorotea, la bella donna di cui tutti parlavano, dai capelli lunghi e neri come la pece e gli occhi verdi dal taglio obliquo.

E subito  scoprì, con raccapriccio misto a eccitazione, di  aver incontrato il  suo assassino, quello che prima o poi tutti ci troviamo di fronte.

Iniziò a desiderarla subito, con un’ansia spasmodica che gli avvelenava i sensi e la vita, impedendogli di respirare, se solo pensava a lei.

Tentò in tutti i modi di conquistarla, la inondò di fiori, gioielli, e quant’altro potesse desiderare una donna: nulla servì a  fargli raggiungere lo scopo.

 

Era la prima volta che una  femmina gli resisteva  con tanta ostinazione.

 

Alta e maestosa, avvolta in lunghe vesti di stoffe preziose, si rifiutava anche di riceverlo, lasciandolo  fuori, nella strada, come un mendicante, ad aspettare un gesto di  invito che ne era sicuro, non sarebbe mai arrivato.

Le  sue erezioni, al solo pensiero dei riccioli bruni che dovevano ricoprirle il pube come un triangolo di setosa pelliccia, diventavano sempre più frequenti.

E il finirsi da solo era umiliante, ma in nessun sesso femminile che non fosse il suo avrebbe potuto riversare il seme.

Più lei insisteva a rifiutarlo, più lui si accaniva a desiderarla.

Ridendo calpestava la sua dignità, riduceva in briciole il suo orgoglio di maschio;  intuiva che se non fosse riuscito ad averla la sua virilità sarebbe finita in cenere.

 

Così, ridotto alla disperazione, andò da Maryan la strega, una maga potente che operava infallibili incantesimi.

Maryan viveva nella palude, dentro una palafitta, ricoperta di vesti stracciate, aveva  strani occhi viola da pazza, simboli incomprensibili disegnati sul corpo con l’henné e intorno alle braccia teneva attorcigliati due serpenti di fiume.

Le chiese di operare una magia, la più potente che conoscesse, per far sì che la bella orgogliosa cedesse finalmente alle sue voglie.

-Ricordati- mormorò la strega - a volte gli Dei ci puniscono concedendoci quello che desideriamo di più al mondo-

-Io voglio lei, Dorotea, e sono disposto a tutto, pur di averla-

-Allora, se il tuo desiderio è veramente così forte, ti darò la giarrettiera bianca; piacerà molto alla tua Dea, con questo fiocco di seta candido come la neve, come la sua pelle.

Quando la indosserà (e sarà costretta a  farlo) io opererò  la mia magia -

 

Detto questo, lo congedò e l’uomo non si accorse che i serpenti, accarezzando con la lingua fredda e sottile le labbra della Maga, ridevano  alle sue spalle.


Continua nel mio sito a questo indirizzo:

http://enrica21.interfree.it/giarrettiera.html

 

 

postato da: m0rgause alle ore 22:52 | link | commenti (5)
categorie: narrativa, favola in rosso