

Lode a te,
mia signora ,
per i seni di velluto e giada
che svettano alle viole delle punte
e cercano labbra e dita,
gesti e baci
di qualche tua misericordia,
per i tuoi fianchi larghi,
largo mare
ai turgidi ruscelli della voglia.
Lode a te,
mio ibisco della notte,
per le sacre colline in cui si perde
la dorata sabbia
della schiena,
per la calda promessa
del tuo ventre,
per il vicolo stretto in cui ritrovo
i peccati del mondo e le pietose
assoluzioni.
Lode a te, orgoglio dei miei occhi,
per la chiostra sapiente
dei tuoi denti,
per la rabbia del tuo mordere l'aria
dentro la primavera
dell'orgasmo,
per la tua saliva limpida di baci
nella claustrale antica
penitenza
di questo amore rubato al paradiso.

Le tue mani flautate sirene
calde tenaci penetranti
Stradivari di carne e sangue
-L’Oro del Reno sul mio corpo-
mi risuonavano dentro
nello splendore di un desiderio
gridato inespresso spasimato
taciuto richiesto
-la voglia incompresa, l’errore di spazio
e di tempo-
Le tue mani odorose di mate verdemare
gravide di sogni bambini
crudeli
in una foresta asilo e madre di transumanza guerrigliera
erano
aquiloni di seta vermiglia sui miei seni
che si appuntavano al cielo in un’urgenza
di vita
Le tue mani giovani agili forti
impazienti disperate
profumavano le mie cosce del tuo sudore
al sapor di tabacco e polvere da sparo
nel tenero/violento affondare
in un corpo di donna
riposo di guerriero
in pace con la memoria di sé stesso.
Le tue mani si addormentavano su di me
nel nero denso di una notte afosa
alla luce fioca lenta sperduta
di una luna affumicata dai vapori d’agosto.
Fu quando il sole si agghiacciò
in miseria
che le tue mani volarono nel cielo
dita come rosse farfalle a dipingere nell’aria
il bellissimo volto di sorella Libertà
Se io muoio non piangere per me, cammina sui miei passi e io vivrò per sempre (E.Che Guevara)
http://www.youtube.com/watch?v=OYYKNnEMrG0

immagine creata da Kurtz

Jean Harlow, sex simbol del cinema americano degli anni ’30, nacque a Kansas City il 3 Marzo 1911 e morì a LosAngeles il 7 Giugno 1937.
A soli diciotto anni, la bella Jean si era già fatta notare come figurante in film di discreto successo.
Nel 1931, il produttore e aviatore milionario Howard Hughes, la scritturò come protagonista della versione sonora del suo colossale film d'avventura “Gli angeli dell'inferno (Hell's Angels)”, in cui la bionda attrice si mise in luce per una bellezza intrigante e dotata di una potente carica erotica.
Quando la Harlow, in una delle prime battute del film, annunciava a un aviatore che sarebbe andata a indossare "qualcosa di comodo" il pubblicè andò in visibilio.
La battuta era sicuramente audace per quei tempi , ma ancor più lo fu il tono con cui Jean la pronunciava.
Fu Hughes a dichiarare che :
-Jean era la femmina più maledettamente femmina che avesse mai conosciuto-
In seguito l'attrice lavorò per i più importanti studios hollywoodiani, dalla Warner Bros, che la affiancò a James Cagney nel gangster-movie “The Public Enemy”, del 1931, alla Columbia, per cui interpretò il famoso “The Platinume Blonde”, del 1932, di Frank Capra, in cui il soprannome, dovuto al colore dei capelli, divenne sinonimo della Harlow.
Jean conquistò il pubblico per la sua innata e involontaria carica erotica che emanava con sorprendente ingenuità.
Così si cominciò a imitare lo "stile Harlow": dai capelli (la Harlow, bionda naturale, si affidava a una parrucchiera solo per ottenere la tonalità "platino"), ai vestiti sontuosi dalle scollature abissali, ai tacchi altissimi.
La diva appariva infatti spessissimo sui giornali in patinate immagini addobbata da femmina lussuosa.
Quando poi Jean dichiarò che non indossava mai il reggiseno- non dimentichiamo i tempi , erano gli anni ’30- il suo potenziale erotico salì alle stelle.
Antesignana del famoso calendario della Monroe, Jean Harlow accettò di farsi ritrarre nuda.
Ho inserito al termine del post una sua immagine pressoché senza veli per dimostrare di quale fisico gli dei l’avessero dotata.
Nel 1932 Jean Harlow venne scritturata dalla Metro Goldwyn Mayer, e lo stesso anno ne sposò uno dei più importanti produttori, Paul Bern, di ventidue anni più vecchio, che morì appena due mesi dopo le nozze, ucciso da un colpo di pistola, probabilmente suicida.
Lo scandalo fu enorme: si parlò di impotenza o meglio di inadeguatezza del produttore ai rapporti sessuali.
Questo tragico episodio conferì al fascino di Jean una nota inquietante e torbida che lo accrebbe a dismisura.
Lavorò molto nei 5 anni successivi e il suo nome fu legato a quello di uomini famosi e divi dal fascino indiscutibile, come Clark Gable.
All’età di ventisei anni, durante le riprese di Saratoga di Jack Conway, la giovane attrice si sentì male, entrò in coma e morì alcuni giorni dopo, senza mai riprendere conoscenza. La diagnosi fu nefrite acuta. Si disse che la madre della diva, fedele di una setta allora in voga a Hollywood, avesse impedito che la figlia ricevesse cure mediche immediate.
Jean Harlow per la sua provocante seducente e del tutto nuova -per quei tempi- sensualità è entrata a far parte di diritto della storia del cinema.
Spentasi a soli ventisei anni e all'apice del successo, la Harlow è stata l’antesignana di un’altra celeberrima bionda del cinema, Marilyn Monroe; furono definite tutte e due “bombe sexy”; in realtà erano adorabilmente e ingenuamente provocanti, nonché dotate di un corpo naturalmente perfetto, immune da ritocchi chirurgici: per questo sono tutt’ora due icone dell’eros.


Nel 1949 una ventitreenne Marilyn, in ristrettezze finanziarie, posa nuda per il fotografo Tom Kelley : nasce così il progenitore dei calendari fotografici di donne e uomini più o meno famosi con un unico denominatore comune:l’assenza di abiti.
Ma pochi “ritratti”di oggi riescono a uguagliare la carica di innocente sensualità che Marilyn, attraverso Tom Kelley, ci offre.
Guardate come il trucco vistoso e l’acconciatura elaborata da “femme fatale” contrastino con il seno delicato e ancora “in boccio” della futura diva; come la posa pudibonda delle cosce a coprire il sesso in verità lo renda ancor più visibile alla nostra immaginazione, giù, in fondo a quel ventre liscio e teso nell’offerta.
E così uno /a si domanda: ma sarà bionda anche lì?
Cara Marilyn, che tenerezza mi fai in questa fotografia che ha fatto il giro del mondo: c’è più sensualità in uno dei tuoi seni che in cento calendari di femmine che tutti i giorni ci passano sotto gli occhi, spesso belle sì, ma con l’eros di un tubero- non si offendano i tuberi-.

L’eros è anche attesa e più lunga è l’attesa più la nostra mente lavora inventando nuovi giochi da intrecciare alla carne e ai sensi.
Ecco come un bravissimo fotografo di mia conoscenza interpreta questo stare...sull’orlo.