

Lode a te,
mia signora ,
per i seni di velluto e giada
che svettano alle viole delle punte
e cercano labbra e dita,
gesti e baci
di qualche tua misericordia,
per i tuoi fianchi larghi,
largo mare
ai turgidi ruscelli della voglia.
Lode a te,
mio ibisco della notte,
per le sacre colline in cui si perde
la dorata sabbia
della schiena,
per la calda promessa
del tuo ventre,
per il vicolo stretto in cui ritrovo
i peccati del mondo e le pietose
assoluzioni.
Lode a te, orgoglio dei miei occhi,
per la chiostra sapiente
dei tuoi denti,
per la rabbia del tuo mordere l'aria
dentro la primavera
dell'orgasmo,
per la tua saliva limpida di baci
nella claustrale antica
penitenza
di questo amore rubato al paradiso.

Nel muschio argentato
tra le tue cosce brune
risplende l'oro di voglia.
Sei la Naiade nuda
del Canova
con il seno teso alla carezza
come una vela
mossa dal vento leggero
delle mie mani.
Giurano baci le labbra
nel dissennato sciogliersi
e nel crudele divorarsi.
Quando ti bevo
le tue gambe,
falene tremanti,
aprono e chiudono le ali
efelidate
attirate dalla luce
della mia bocca
che ingorda si nutre
del tuo oro di voglia,
rosa vermiglia
che non ha spine ma
solo gusto d'amore.
Arancia e mandorla amara

Qualche volta di notte
dopo l’amore,
quando con labbra avide
cerchi sulle mie
il nostro asprigno sapor
d’uvaspina
e le agili dita forzano
le umide cosce
per accarezzar le labbra
di vermiglia orchidea
gonfie d' ambigui baci
-il pasto nudo-
mi par di vedere
i tuoi lunghi capelli,
ondulati fulvi serpenti
propaggini amorose
del tuo corpo
aggrovigliate in profusione
di miraggi,
raggiungere la dea luna
per avvolgerla
in demoniache spirali,
lingue multicolori di fiamma
il cui bagliore m’acceca
mentre esplodo in schegge appuntite
di piacere,
la mano a forzarti la nuca
sulla bocca golosa
che mi sta divorando.
a Elektra

Il tuo alito è aroma di miele
chiodi di garofano
rose e mandorli in fiore,
cannella
di mele che cuociono.
La tua bocca soave è delizia
di pesca matura
e fragole di bosco,
le labbra piene dell'ambra odorosa
di carnose ciliege.
Baciare la tua setosa pelle
è assaporare il loto
e scordare tutto
nel fragrante respiro di erba
appena falciata.
L'incanto del tuo ombelico
è prezioso ricettacolo
di esotiche spezie,
rubini di melagrana
per i miei baci.
Le tue labbra di femmina
hanno la morbidezza zuccherina
della prugna,
la freschezza rugiadosa della menta
al mattino,
il corrotto profumo di rose
che si sprigiona da certe poesie.
Quali altri aromi vi indugino
lo sa solamente la lingua golosa
-proibito è il parlarne-
che lenta assapora
quella rosea segreta carne
di donna in amore
Versi liberamente ispirati a questo antico frammento d'Oriente :
Il suo alito è aroma di miele ai chiodi di garofano,
La sua bocca deliziosa come un mango maturo,
Baciare la sua pelle è assaggiare il loto,
L'incavo del suo ombelico è un ricettacolo di spezie.
Quali altri piaceri vi si adagino, lo sa la lingua,
Ma non può dirlo.
Srngarakarika, Kumaradadatta, XII sec.d.

La tua bellezza ieri sera mi ha lasciata senza fiato.
In piedi, vicino alla grande finestra aperta sul Porticciolo, circondata da un gruppo di amici, diffondevi una luce che sulle prime mi ha abbagliato, eclissando quella della stanza, pur ricca di lampade e lampadari.
Portavi un abito di seta, cortissimo, verde, che metteva in mostra le gambe lunghe e abbronzate dal sole della Riviera.
-Il verde brillante di una coppa di gelato alla menta guarnito con l’oro di biscotti appena sfornati-
Nella notte afosa mi apparisti come un quadro dai colori così freschi,vivi, estivi, ghiotti, da farmi ricordare, mentre ti ammiravo, un’antica canzone andalusa che lì per lì ho trasformato per te:
-Io sono tutta la poesia della frutta
e della verdura,
principessa di Harissa, regina del coriandolo
e dea del cardamomo,
ho la freschezza e il colore della lattuga,
il piccante del pepe.
La mia pelle ha la dolcezza e l’aroma dell’uva fragola,
la mia saliva è un miele
di cui son gelose le api,
il mio ventre è una spiaggia di sabbia
fine
e il mio sesso un lukum succulento
che piange lacrime di zucchero-
Ti sei voltata verso Giovanni e ho notato la profonda scollatura posteriore dell’abito, che metteva in risalto la magnifica schiena.
Sorridevi alle parole che ti sussurrava con aria complice mentre un uomo che non conosco cercava di attirare la tua attenzione.
Notai come i capelli fulvi raccolti sulla nuca mettessero in risalto la purezza minerale del viso.
Mettevi quasi a disagio, con il muro della tua perfezione che ti isolava dal resto di noi comuni mortali...
Forse avevo frainteso, non eri interessata a me, non in quel modo almeno, e ora temevo di sembrarti sciocca con la mia infatuazione, perché percepivo in te un’abitudine alla lussuria, un’intelligenza del desiderio che mi imbarazzavano.
Improvvisamente ti sei chinata per riallacciare il cinturino di uno dei
sandali: l’elasticità del tuo equilibrio mi ha trasmesso la vertiginosa certezza che tra quella gente vacanziera c’eri solo tu di interessante.
Ti venivo incontro con una lentezza da sonnambula, come chi è ipnotizzato da un oggetto prezioso di cui non potrà mai apprezzare per intero il valore.
Mi hai vista, sei scesa dallo sgabello e abbracciandomi con un sorriso di giovane civetta che incoraggia un pretendente timido mi hai detto, baciandomi sulla guancia:
-Ben arrivata , ti stavo aspettando...abbiamo un appuntamento...
Andiamo nello studio, vieni-
Ti sei fatta strada tra gli invitati con deliziosa insolenza, sicura di te, e io ho ammirato quel tuo mostrarti semi-nuda soltanto per rifiutare i desideri troppo spinti.
Crudele, perché inguainata in quell’abito corto eri più indecente che se non avessi avuto niente addosso.
Mi affascinava il colore del tuo vestito: non era un verde congestionato, da volgare gelateria o pasticceria, ma un colore squisito, elegante quanto un drappeggio: un verde da scatola di cioccolatini costosissimi e sontuosamente farciti.
Salimmo le scale e ci ritrovammo in un lungo corridoio dove le tende, bianche, sottili, parevano gonne di ballerine di flamenco gonfiate dal libeccio.
A un certo punto sei scivolata, davvero o per finta, non lo saprò mai, e ti sei aggrappata a me.
Così mi son trovata sotto le labbra la pelle profumata e serica della tua spalla nuda.
Ti ho abbracciata, baciando quel tessuto elastico, assaporando il tuo odore, piano piano su fino al lobo dell’orecchio...
Il tuo seno piccolo e sodo si adattava perfettamente alla mia mano, mentre un ciuffo ribelle dei capelli mi sfiorava la guancia.
Intanto strofinavi con dolcezza il ventre contro il mio sorridendo con una sensualità torbida.
Era tutto grazia, delizia, sorpresa quello che scoprivo di te.
Persino il sudore che ti imperlava la nuca era profumato.
Con la fluidità dell’acqua ti lasciasti andare tra le mie braccia.
E mentre con una mano ti sfioravo una scapola e con l’altra ti premevo la vita sottile e flessibile tu mi premvi contro la porta della tua camera.
Dal piano di sotto arrivavano schiamazzi, risate, musica.
Ma io avrei voluto che durasse in eterno quell’attimo in cui, mentre mi baciavi, le tue dita leggere e sicure hanno raggiunto l’inguine, per accarezzarmi, esigenti, sotto la seta bianca degli slip...

Voglio un tuo bacio, non rubato tra due porte frettoloso e malaccorto,
ma dato e ricevuto dentro il sole.
Un bacio di bocca, un bacio di mano.
Voglio un lampo di caviglia snella, un palpito
della tempia, una traccia profumata di mango e mirtillo selvatico,
un battito di palpebra, una felicità trascinante,
un'eternità di carezze.
Voglio i tuoi seni, tesi dal desiderio, febbrili e imperiosi,francamente indecenti,
il cui orgoglio non conosce limiti nel dispensare magie. Voglio il tuo corpo tutto, di una esilità assassina, con muscoli lunghi e sottili
guizzanti sotto una pelle bianchissima,capace di delirar nel piacere cullato dal mio
che sa accarezzarti, berti, mangiarti, donarsi.
-Allora il collo si allunga, si libera della fatica, diviene interminabile perché una lingua possa percorrerlo in tutta la sua lunghezza,
il lobo dell'orecchio pulsa come il tuo ventre,
e la schiena delira mentre s'inventa nuovi suoni e brividi
per dire "ti desidero"-
Voglio il fiore che hai tra le cosce, caldo come una prugna sotto il sole,
con i petali simili a quelli di un'orchidea profumata di mare,
dove immergere le labbra, la lingua, per berti e gustare
-intero-
il tuo sapore di femmina eccitata.
Voglio sentire il tuo piacere montare con il mio
quando le labbra del ventre si baciano furiose, in movimento altalenante,
e la tua bocca si ciba, vorace, dei miei capezzoli , come ne suggesse latte.
Voglio amarti per respirar un amore senza vie d'uscita,
forse per perdere al gioco,
quando il cuore precipita dal trapezio più alto
senza una rete a proteggerne i volteggi,
e il frantumarmi in mille pezzi e il sopravvivere da storpia
sarà il prezzo da pagare per averti amata

Hai molti desideri nascosti
sotto la gonna bianca.
Da te emana
un tepore profumato
di uva moscata,
una seduzione sottile
che si inebria
di sè stessa
quasi con stupore.
Nuda,
la tua pelle riluce
in setoso drappeggio,
mentre cerchi le mie mani
con ingorda ostinazione,
per trascinarmi ben oltre
la calma incosciente
dei sensi appagati...
... .......................
Ora
è bello il tuo viso,
morbido e stanco
dopo l’amore,
avvolto di rugiada
come un frutto maturo
di prima mattina.
Accarezzandolo
a occhi chiusi,
vi leggo
l’assoluto, infantile piacere
d’aver volato con me
così in alto
per tornare infine
tra queste lenzuola
intatta, felice,
saziata,
i seni,
colline gemelle
percorse da minuscole
vene,
onde d’azzurro,
il ventre,
teso e accogliente,
spiaggia di sabbia
fine e dorata.
...Sono davvero molti
i desideri nascosti
sotto la tua gonna bianca,
albero carico di troppi frutti,
curvo sotto il peso
di mille e mille voglie.