Blogger: m0rgause
Nome: enrica
Libera professionista con un amore sconfinato per la conoscenza scrivo come terapia antistress. Mi piace andarmene in giro con la fantasia a colorare il mondo. Il Rosso per me è il colore del sangue-la vita e la morte, il divieto, la paura, gli ideali- mi ci perdo dentro... da qui il mio primo blog ProfondoRosso.

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m0rgause dixit:
«Il successo logora chi non ce l'ha- parafrasando Andreottiforever>>
«La mal-dicenza è sempre frutto dell'impotenza psichica o fisica oppure di tutte e due>>
«Vorrei tanto trascorrere un S.Valentino con AlCapone... »
«La castità è una cosa bellissima: per questo va lasciata per la vecchiaia»
«Le bugie hanno le gambe corte ma spesso riescono a percorrere molta strada»
«Amo i riflettori: la mia pelle non ha bisogno di cerone,non soffre della luce diretta e calda anzi risplende... »
«Non toglier mai agli uomini i loro giocattoli»
«Le idee intelligenti spesso muoiono di solitudine»
«Chi cerca se stesso trova la linea occupata»
«L'unico modo per non invecchiare è morire giovani»
« Incredibile la velocità con cui gli invidiosi si trasformano in virtuosi...»
«La rosa deve abbracciar la spada per costruir castelli e scavar trincee»
«-Mi manos eran rosas
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tu cuerpo era el ocaso
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Hasta siempre comandante Che Guevara»





















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martedì, 25 marzo 2008

*Apocalypto** scritto e diretto da Mel Gibson

 

Corri Zampa di

Giaguaro la foresta

ha mille lance

 

il fratello combatte il

fratello senza pietà

 

corri guerriero

fuggi dal dio dei morti

che beve sangue

 

fitta pioggia di frecce

urli, cadi,dolore

 

rialzati corri

dio verde di foresta

il tuo coraggio

 

per salvare la donna

che ti donerà un figlio

 

lei partorirà

sotto la pioggia sacra

corri guerriero

 

la salvezza nel cuore

più fitto degli alberi

 

guarda sul mare

velieri  armati e croci

conquistadores

 

di una antica civiltà

già condannata a morte

 

 

 

 

Apocalypto (2006)  scritto e diretto da Mel Gibson.

Grande film e grandissimo Mel che come regista- molto discusso- gode della mia più accesa simpatia.

Il film si apre con una frase dello storico-scrittore Will Durant: una grande civiltà non viene conquistata fino a quando non si distrugge da sola dal di dentro che è poi la tesi sostenuta da Gibson.

Così, quando nel 1518, gli spagnoli "conquistadores" sbarcarono per la prima volta su una spiaggia dello Yucatàn, per portare la nuova civiltà, i Maya avevano già compiuto buona parte del lavoro ed erano pronti a esser sopraffatti.. Gibson, creativo geniale, corregge  così la tesi del paradiso naturalistico: in quel tempo l'Europa aveva il Rinascimento, i codici civili e la polvere da sparo; i Maya, al riparo da quel tipo di civiltà, non erano poi così felici.

Il giovane maya Zampa di Giaguaro vive dunque in modo primordiale: va a caccia, si diverte coi suoi amici, ha una moglie incinta e un bambino. Un giorno il suo villaggio viene assalito da una tribù più forte che ne fà strage. Insieme ad altri  Zampa di Giaguaro, che riesce a nascondere la famiglia in una grotta sotterranea, viene portato in un villaggio lontano dove sarà sacrificato al dio del sole. Riesce a fuggire, inseguito dai nemici.

Una corsa lunghissima,  che coinvolge  e affanna lo spettatore grazie anche alle  quattro cineprese  dotate degli ultimi accessori in digitale usate in  contemporanea dal regista.

Il guerriero  uccide i nemici uno a uno, torna al suo villaggio, salva miracolosamente la famiglia: mentre si dirge con moglie e  figli verso il cuore sicuro  della foresta  dall'alto di una collina vede due galeoni nella baia e alcune barche che si stanno avvicinando alla spiaggi :portano uomini con armi, insegne e croci.

Da ora in poi  la foresta sarà la sua casa.

Mentre nella Passione  Mel si era ritagliato molte possibilità di invenzione a cominciare dall'aramaico, qui  adotta addirittura una antica lingua , il maya yucateco, parlato tutt’ora– il film è a sottotitoli-  mentre i corpi  nudi offrono un'opzione di violenza estrema e crudeltà perfettamente  in linea con i riti religiosi   e propiziatori  maya di cui siamo a conoscenza.

Ricordo ancora la vegetazione umida e senza sole, nemica, e così folta che senti prima di vedere, ed è ormai tardi.

Apocalypto è un film molto importante. Per coraggio, per estetica e per forza in senso lato.

E’ stato ed è molto  discusso.

Per me fa già parte  della storia del cinema.

Perché Altman o Kubrick, tanto per nominar due grandissimi che stimo  oltre modo, erano d'altra epoca, facevano "altro" cinema.

con Mel siamo nel dopo Matrix: cioè mille anni avanti, che  nel cinema le rivoluzioni avvengono divorando il tempo.


 

 

 

 

 

 

martedì, 18 marzo 2008

*La stella rossa sul basco e La preghiera** con amore al CHE

 

La stella rossa sul basco

 

Hai ballato coi lupi, ma la tua morte
lascia aperte le porte del sogno.
 Sei stato un uomo vecchio e pulito,
morto giovane, sepolto nell'antichità della tua breve storia coraggiosa,
ricca di sentimento, avara di spessore politico.
Eroe tragico perché smentito dai fatti,
l’ultimo dei romantici con tre C:
-Crane, Coeur, Cojones –come scrisse J.Cornier,
il tuo mito resiste grazie e soprattutto  alle T-shirt
- la famosa fotografia di Korda,
 la stella rossa sul basco, ti ha trasformato per sempre nel poster di te stesso-
alle canzoni che piacciono ai turisti,
ma il tuo personaggio e  la tua vicenda
sono irripetibili
e improponibili nella loro arcaica spontaneità.
Oggi qualcuno scrive che tu puoi essere tutto per tutti, come la Coca Cola.
Ma le prigioni sono piene
di ex-giovani sepolti vivi nelle galere
che ti hanno voluto imitare
ignorando quello che  hai scritto testualmente:
-Crediamo in tutta sincerità che il terrorismo
sia un'arma negativa, che non produce in alcun modo
gli effetti sperati -
Mi piace pensare che tu, mio Comandante, doc. Ernesto Che Guevara,
abbia finito col trovare  un posto piccolo piccolo
dove consumare in pace
l'ingombrante memoria di  te stesso,
nel cuore certamente grande
del tuo Dio.

La preghiera del Che(renga)

 

ascoltami dio

sono rimasto solo

e sto morendo

 

stessa sorte ci toccò

tradimento e inganno

 

in transumanza

guerriera sulla Sierra

divenni il Che

 

uguaglianza di vita

promessa di libertà

 

io ci credevo

dio ci credo ancora

non è la fine

 

non so quando né dove

ma il Che ritornerà

 

fa che si parli

di me che si ricordi

il Comandante

 

che non muoia l’amore

per sorella Libertà.

 

 

Hasta siempre comandante Che Guevara




 

 

lunedì, 18 febbraio 2008

*Farneticanti divagazioni di un angelo in tailleur D&G**

 

 

Vado avanti così,

lupa dall’andatura sghemba,

senza  rete di protezione,

senza voltarmi indietro,

trascinandomi  appresso  sporche pesanti

ali  d’angelo

e un tailleur bianco  Dolce & Gabbana

-idea passeggera

d’un pittore nervoso-

che tu sfili con la facilità d’un bambino

-giochiamo a rubabandiera-

alla ricerca dell’onda perfetta

che non ha né inizio né fine

per cavalcarla

con una tavola molto speciale,

quella rotonda di Camelot.

Vado avanti così,

ballando il valzer a piedi nudi

sulle braci di un enorme camino,

sfinita dai troppi ricordi

che mi indeboliscono

-sono un angelo geneticamente modificato,

quelli come me, con ali  sporche e stivali

di pelle lucida, hanno una lavagna vuota

al  posto della mente-

stanca di sentirmi  un codice binario,

perché qui, sulla terra,

siamo tutti dei codici binari, 01,

che parlano tra loro e  fanno l'amore,

-a volte abbiamo perfino  la presunzione di pensare insieme,

noi codici-.

Vado avanti così

per esser sempre la numero uno

baci barra abbracci

e tu giochi con me a rubabandiera

tanto la vita  è fatta di piccole variazioni di gusto

passa dal  dolciastro all’aspro

passsando per l’agrodolce.

E non basta mai, è sempre troppo corta,

troppo corta,

e l’inganno è che

-per quanto si divorino i giorni-

non se ne è mai sazi.

Probabilmente quell’onda che aspetto è solo

una leggenda,

ma  ne sento già in bocca il sapore unico

mentre un brivido assurdo  lungo la giugulare

mi spinge ad andare avanti ,

priva d’elmo e corazza,

senza un attimo di tregua, senza respiro,

con queste ali  che diventano ogni giorno

più pesanti,

carne, sangue, ossa e tendini a  legarmi

alla terra,

per impedirmi di volare...

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 15:35 | link | commenti (25)
categorie: pensieri, poesia, confessione, kaos, kaos di vita
domenica, 10 febbraio 2008

*Apocalypto**

 

 

Questo è un racconto di guerra e la guerra non ha dita leggere e non profuma  di rose. Pertanto  consiglio agli animi sensibili di astenersi dalla lettura.

 

La guerra continuava, nonostante gli interventi delle cosiddette forze di pace, anzi la situazione peggiorava di giorno in giorno.

La fame mieteva tra la popolazione più vittime della peste nera; chi  restava in vita  nonostante le bombe, le rappresaglie, gli “errori” dei militari,  imparava a sopravvivere, nonostante tutto.

In un pomeriggio grigio e freddo una jeep con quattro soldati arrancava per una mulattiera, tra le montagne spoglie; un deserto, da ore non incontravano  né animali né uomini; erano diretti all’ultimo avamposto, vicino alla frontiera, una zona tranquilla in quell’inferno dove non si aggiravano neanche i lupi.

All’improvviso dopo una curva a gomito,  si trovarono di fronte a delle rovine imponenti: colonne che ancora si ergevano verso il cielo, un arco semidiroccato con scritte romane e una specie di anfiteatro invaso da piante selvatiche, rovi ed erbacce di ogni genere.

I quattro soldati, Mark, John, Mat e Luke, erano dei cattivi soggetti: stupratori e assassini legalizzati. Per questo li avevano confinati in quelle lande desolate.

-Ehi, fermiamoci un attimo, ho il sedere quadro,  a son di star seduto... mangiamo qualche cosa, beviamo e poi ripartiamo...-

propose John, accarezzando la bottiglia di bourbon infilata tra il sedile e la portiera.

Così fecero.

Rabbrividendo per il vento che si era levato, il vento dei Balcani, si avvicinarono ai ruderi e restarono a bocca aperta, soprattutto John, detto  l’artista, per certi lavoretti in pelle umana che gli riuscivano alla perfezione.

E un poco artista lo era davvero.

L’antico arco, sotto il quale si  ergeva una montagnola di rifiuti, era splendido;  pareva impossibile  che un tempo lì fosse esistita una città fiorente al posto di quell’assurdo silenzio cimiteriale.

Dopo essersi guardati in giro-  neppure un uccello volava per aria- i quattro soldati si accomodarono   sui ruderi e tirarono fuori dagli zaini scatolette di carne a fettine, altre di frutta sciroppata  e lattine di coca-cola;  ma si attaccarono subito alla bottiglia di bourbon di  John, tanto per riscaldarsi.

Mat fu il primo a vedere sulla montagnola di detriti sotti l’arco la bambina.

 

Rimase per un attimo stupito a fissarla,  poi:

-Ehi, guardate, abbiamo visite- disse agli altri tre, che stavan  litigando per la bottiglia di liquore.

La ragazzina,  che aveva  dodici anni ma ne dimostrava di meno dato l’evidente stato di denutrizione, era alta e secca, con un vestito lacero che la scopriva più che coprirla, una giacca  di colore indefinibile piena di buchi, a tracolla una  sdrucita borsa di stoffa; teneva  tra le mani un grosso bastone nodoso.

Aveva i capelli lunghi, ricciuti, incolti, legati malamente con uno spago.

Nel viso smunto e scuro, da zingara, brillavano due occhi verdi, allungati, occhi tartari, pensò Mat.

-E quella, da dove sbuca? qui intorno non c’è un’anima viva per chilometri...- chiese Luke.

 

La ragazzina, distante da loro una diecina di metri, fissava le provviste, con lo sguardo di un animale affamato: cibo, chiedeva solo cibo.

Allora  Mark prese una scatoletta e fece per avvicinarsi a lei,  che si ritrasse, scuotendo la testa.

Fu allora che cominciò il gioco crudele.

-Fagliela sospirare alla  selvaggia la carne, dai , vediamo se riesci a farla avvicinare, così  ci rendiamo conto se val la pena –sghignazzò  John accendendosi una sigaretta-a quanto pare le facciamo schifo, se  gli sguardi fossero pistole...saremmo già morti-

A queste parole gli occhi della bimba si fecero stretti, due fessure, quasi trattenesse le lacrime.

Ma lì davanti a lei c’era di che sfamarsi e poi non li temeva quei soldati, lei non aveva paura di nessuno...

Da  un anno vagava per i monti, al freddo, sfuggendo le trappole di uomini e animali, mangiando di tutto,  contendendo le radici ai cinghiali, rubando: non aveva mai cercato altri umani a cui chiedere ospitalità; era sola e tale voleva restare.

La sua famiglia era stata sterminata in un bombardamento  aereo dai “liberatori”.

Un errore, naturalmente, deprecabile, ma in guerra succede, è il prezzo che da sempre paga l’innocente.

Odio.

Era tutto quello che le era rimasto e che l’aveva spinta a sopravvivere.

Da grande si sarebbe vendicata.

 

Mark cominciò a retrocedere  con la mano tesa e la ragazzina, con cautela iniziò ad avanzare...

Improvvisamente l’uomo lanciò lontano da sè la scatola gridando:

-Via- e si mise a rincorrer la  bambina che si era lanciata sulla preda..

L’agguantò per i capelli, spingendola brutalmente  da una parte, afferrò la scatola e la lanciò di nuovo, questa  volta dietro di sé.

 Lei rialzatasi in un attimo riprese a correre, ansimando, ma inciampò nel bastone e cadde: il vestito sdrucito si sollevò sulle cosce magre  e:

-Perdio- urlò  Luke– è senza mutande...-

In un attimo i quattro le furono intorno : lei con una mano tentava di ricoprirsi, mentre con l’altra faceva roteare il bastone, soffiando come un gatto selvatico e mormorando parole incomprensibili.

Mark prese a sbottonarsi i pantaloni, sghignazzando, incitato dai compari che avevano fiutato lo stupro di gruppo.

Allora successe l’incredibile: la ragazza, raccolte le gambe sotto di sé , usandole come pistoni, inarcò la schiena e partì,  centrando con un colpo tremendo nel basso ventre il soldato, che si stava abbassando verso di lei.

Lui si  inginocchiò ululando dal  dolore ... nell’attimo di sbigottimento che seguì,  rapidissima, la ragazzina si alzò e spiccò letteralmente il volo, come un lampo scavalcò  Mark per terra e sparì tra le rovine.

 Gli altri tre la seguirono...ma fu tutto inutile,  la vittima era scomparsa, volatilizzata.

E la scatola di carne con lei.

 

 

Passarono due anni.

I quattro balordi soldati caddero, insieme ad altri, in un’imboscata tesa loro dai guerriglieri del posto, che dopo essersi impossessati delle loro armi , se ne andarono, credendo di averli uccisi tutti.

Invece i quattro compari non erano ancora morti, moribondi, sì , ma non morti.

Si erano trascinati, terrorizzati, dissanguati, ma lucidi, l’uno accanto all’altro:Luke e Mark avevano solo metà della faccia e non riuscivano più a parlare, Matt  vedeva fuoriuscire, da uno squarcio nel ventre, gli intestini.

John , stringendo i denti, trascinandosi dietro le gambe  a pezzi, cercava di avvicinarsi a un cellulare, che qualcuno aveva perduto, e che pareva miracolosamente illeso.

All’improvviso un’ombra gli coprì il sole, mentre un piede, calzato da una vecchia scarpa legata con spago  schiacciava  senza pietà il telefono, l’ultima speranza per i moribondi.

Alzò gli occhi offuscati dal sangue e la vide, sopra di sé, scrutarlo con curiosità.

-Aiutaci..- implorò

Lei taceva.  Allora , fissandola, la riconobbe, dagli occhi verdi , tartari, nei quali non lesse alcuna pietà: erano occhi vuoti, sordi.

Poi si accorse che la ragazzina delle rovine, che ora era cresciuta, non teneva più in mano un bastone, ma un coltello, di quelli grandi, da macellaio.

-Era buona, quella scatoletta di carne- disse lei lentamente in un inglese stentato- ma tu no, non buono; e ho bisogno di scarpe, e altro che voi avete-

 

Si inginocchiò e  passò  e ripassò sul viso  del soldato terrorizzato la lama del coltello, poi  gli afferrò i capelli, all’indietro, costringendolo a mostrarle il collo.

Lo guardò negli occhi mentre  lo sgozzava: un taglio netto e preciso da un’orecchio all’altro.

Il sangue uscì gorgogliando e lo sguardo si fece vitreo.

Lei mormorò tra sé:

-Ora arrivo anche da voi,  pazienza,  lo so che siete ancora vivi, che mi state  aspettando...- e la lingua slava  volava in quel cielo di morte come una profezia.

Si avvicino a Mark e con un colpo gli aprì il cuore; poi fu la volta di  Luke,  che scannò, aprendolo dallo sterno al pene, come fosse un coniglio; rimaneva Mat, che la guardava, rassegnato,  la mano premuta sugli intestini.

Girò il capo, offrendole il collo.

Ed ebbe la stessa morte di John, l’unico  ad averla riconosciuta, per gli altri tre lei fu solo la morte che arrivava a liberarli.

Poi la ragazza, dopo aver ripulito per bene il coltello, sfilò ai quattro soldati le scarpe, rovistò tra i morti per veder se c’era qualche cosa da prendere e  preparò un fagotto da portar via ; ma prima di andarsene, alzò la gonna di fronte  a tutti quei  cadaveri dicendo:

-Vedete , anche oggi son senza mutande-

 E si allontanò.

 

 

postato da: m0rgause alle ore 16:30 | link | commenti (20)
categorie: narrativa, kaos, kaos di guerra
giovedì, 07 febbraio 2008

*Uomo/Donna divisa a metà tra il prendere e il dare**

 

 

Che direbbe il grande Nessuno

se si decidesse  a parlare

agli uomini?

Mi farebbe ridipingere l’universo

con dita rosse del mio sangue

di femmina

oppure

prima che la notte si addormenti

innamorata

per svegliarsi fottuta

mi lascerebbe tatuare sulle cosce

spalancate

del cielo

quei toni violenti

di carni spiegazzate?

Sfera perfetta

uomo/donna

divisa a metà tra il prendere

e il dare

Paparino mi ha fatta

per essere

il tuo incrollabile muro

di Berlino

l’odiato spettro delle tue

inibizioni

il più oscuro e proibito

dei tuoi desideri.

 

-Non provare ad abbattermi

noi siamo incollati schiena

contro schiena-

 

C’è chi passa la vita nel sogno

di essere libero

io sono nata libera

e posso permettermi di  stare in ginocchio

tra le tue gambe

perché sono io il  grande Nobodaddy

l’uomo/donna

quando mi prendo da sola

e trovo  nel mio corpo i brillanti

purpurei colori

per ridipingere il mondo

con dita impiastricciate

che sanno di me.

 

Ora

amami come fossi un uomo,

mordimi le spalle,

dedichiamo questa notte

al rovescio della medaglia.

 

-Per essere la tua donna c’è tempo-

 

Credimi non è poi

così importante

-quando si scopa -

guardar negli occhi

chi non si ama.

 

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 09:15 | link | commenti (35)
categorie: poesia, kaos, deros e di vita, kaos per la libertà
mercoledì, 23 gennaio 2008

*Guernica**

 

 

Guernica è una cittadina della Spagna Settentrionale (Biscaglia).Il 26 Aprile del 1937 la Luftwaffe (legione Condor)   con la collaborazione dei franchisti la rase al  suolo durante la guerra civile spagnola.

Hitler  allora sperimentò in Spagna le tecniche di bombardamento che sarebbero poi state massicciamente impiegate nella Seconda Guerra Mondiale-

Quello di Guernica fu un massacro  orrendo che ispirò a Picasso il famosissimo quadro...

Guernica:  tempera su tela, 349 X 776 cm rappresenta il momento dell’ira e del dolore dell’Artista, che fin dall’inizio della guerra si era schierato a favore del governo repubblicano.

L'emozione e la collera di Picasso per il massacro viene espressa  nell’opera con una visione drammatica di corpi sfatti, visi stravolti, intrecci di corpi d’animali e uomini,in uno sfondo privo di colore in cui echeggiano urla lancinanti.

Nulla è cambiato a tutt’oggi: Guernica  viene rasa al suolo e ricostruita ogni giorno per subir di lì a poco la stessa sorte, in un macabro gioco.

 

 

 

Guernica

 

-Le cose in fondo non van poi tanto male-

dici tu

che  hai lo sguardo viziato dai troppi guasti

del cuore.

E non vedi

-Giochi così bene a moscacieca con te stessa-

le carogne di  Stato,  i gioiellieri dalle  attizzanti vetrine

-Venghino signori, venghino, oggi la morte si  vende a modico prezzo-

dove rifulgono Kalashnikov, Dragunov e fiammeggia il Napalm,

il danaro consacrato agli  altari