

Vado a lezionie di tango argentino da anni: ma data la discontinuità con cui seguo la scuola non credo diventerò mai una brava tanghéra.
Tuttavia la passione è viva per questa danza difficile e straordinaria, che impegna totalmente corpo e anima. Così, a Buenos Aires, ho voluto conoscere un insegnante di tango che va per la maggiore. Mi fece assistere a una delle sue lezioni collettive ed ecco ciò che disse:
-Immaginate di essere in un film: quando passate da una scena di tango a una di sesso lo spettatore deve avvertire un netto calo di tensione erotica-
Era un uomo insignificante, di mezza età.
Diventava irresistibile nel ballo, desiderabile e magnetico come la nostalgia.
Rimasi senza fiato ad ammirar non solo lui ma anche alcune coppie di danzatori del suo corso.
E questo mi portò a una serie di considerazione sulla stretta connessione tango/eros.
In effetti tensione è davvero la parola chiave.
Questo il segreto dell'erotismo e della danza.
I veri ballerini di tango hanno sguardi assenti e feroci diretti verso un luogo misterioso che solo loro conoscono e di cui non sveleranno mai il segreto.
Lasciano che gli spettatori lo immaginino, ciascuno secondo il proprio inconfessato desiderio: che sia un rifiuto, persino, se questo è ciò che appaga il bisogno di chi guarda.
Oppure uno schiaffo, uno sgarbo, un bacio e solo quello, una carezza e niente più.
Nella tensione erotica del ballo i danzatori esprimono l’attesa della meta celata a tutti tranne che a loro, circondandosi di un’aura erotica sconosciuta alle scene di sesso più hard.
Il dopo è il meno.
Il dopo è la fine del viaggio la cui bellezza - come nel tango appunto - è solo una promessa.
Tensione verso, desiderio di...
Itaca, diceva il poeta, non è la meta: è il cammino per raggiungerla.
L'erotismo, scrivono i dizionari, si distingue dalla pornografia per la "presenza di un vissuto emotivo": appunto l'attesa, si potrebbe anche dire.
Il crescendo del preludio, l'intelligenza dei sensi che si attiva e si mette in moto verso un orizzonte.
Ecco il parere di Giuseppe Pederiali:
-L’erotismo è un’arte sottile che coinvolge l’istinto e tutti i sensi; nonché l’intelligenza e la cultura. L’erotismo è un vago profumo, una parola in più o in meno, una mano che sfiora, un’ombra più scura tra ombre bianche-
Infine, per par condicio, riporto anche il pensiero di Irvin Welsch.
Alla domanda "Ci dà una definizione di erotismo e di pornografia?" lo scrittore, che ha toccato l'argomento prima direttamente con Porno e ora indirettamente con “I segreti erotici dei grandi chef”, risponde sinteticamente:
-Non c'è nessuna differenza. Erotismo è il termine "middle-class" per porno. Quello che è erotico per il Guardian è porno per il Sun.-
E il Guardian o il Sun non potremmo essere benissimo noi, lettori o autori ?
Il tema è difficile, si presta alle opinioni più diverse e spesso opposte: ma qui sta il suo indiscutibile fascino.


Sepùlveda, in "Diario di un killer sentimentale", racconta di una ragazzetta che innamoratasi del killer-protagonista, uomo esperto d'armi e di letto, si trasforma, in poco tempo, in una donna affascinante.
E diventa la sua gran fica francese.
Killer a parte, anche a me è successo qualche cosa di molto simile.
Una straordinaria (in tutti i sensi) avventura durata un anno.
In quell'anno con te
divenni donna:
fiorirono i miei fianchi
pieni del tuo calore
mentre lo sguardo si scioglieva
astuto
nelle molteplici esigenze
del piacere.
I seni si riempirono
spavaldi
ammiccando gloriosi
verso il cielo.
Mi sedusse
il frusciar della seta
sulla pelle
nel sortilegio delle scarpe
rosse
lucenti d’incanto e di fattura
[appuntite lame i tacchi
che poi ti avrebbero pugnalato
al cuore]
mentre
in delirio d'infantile
onnipotenza
ti rubavo la vita
se pur con labbra
poco esperte.
Ho fatto davvero un passo avanti
[allieva diligente
alla tua scuola ]
da bambina
a gran fica,
con un'anima in bilico
tra una bontà impietosa
e una malvagità innocente.

Sfiorato e nudo cuore di femmina
si fece all’improvviso tamburo
al ventre e alla gola,
aritmico in sistole e diastole,
nella fonda carezza del tuo sguardo.
Ricordi?
Cenammo all'aperto quella sera
sospesi sugli scogli d'ossidiana,
tra vasi di gerani cuore viola
e gialli grovigli di campanule,
protetti dai gelsomini fitti a mucchi
- incensi profumati di moschea -
e sontuose cardinalizie boungavillee
simili a lanterne rosse nell'aria
calda ed immobile.
Scavavo in silenzio
l’oro del melone
con il capo sfiorato
da una rondine marina in spola
tra il nido e la pineta.
Tra noiose storie di politica,
medicina, amori ed ovvietà,
spiandoti in silenzio tra le ciglia
adornavo per te i seni e il volto
di gioielli inesistenti
-guardami, sono la regina di Saba -
con innocentemalizioso garbo,
che ci faceva già complici
e mi esaltava.
Ora che la luce
non confondeva più gli aromi
del giardino,
riconoscevo i fiori respirandone
l'impalpabile nome, gli occhi chiusi,
il capo reclinato all'indietro
estranea ai vostri discorsi
fino a che il tuo odore,
forte e denso,
saturò l'aria,
consegnando ai miei gesti
un’incoerenza meccanica
d'insostenibile desiderio.
E all’improvviso
fu inganno acustico la tua voce
perché eri già su di me
a sfiorarmi come per caso il collo
con le labbra
mentre la tua mano
calda di febbre
frugava sotto la gonna...

La stella rossa sul basco
Hai ballato coi lupi, ma la tua morte
lascia aperte le porte del sogno.
Sei stato un uomo vecchio e pulito,
morto giovane, sepolto nell'antichità della tua breve storia coraggiosa,
ricca di sentimento, avara di spessore politico.
Eroe tragico perché smentito dai fatti,
l’ultimo dei romantici con tre C:
-Crane, Coeur, Cojones –come scrisse J.Cornier,
il tuo mito resiste grazie e soprattutto alle T-shirt
- la famosa fotografia di Korda,
la stella rossa sul basco, ti ha trasformato per sempre nel poster di te stesso-
alle canzoni che piacciono ai turisti,
ma il tuo personaggio e la tua vicenda
sono irripetibili
e improponibili nella loro arcaica spontaneità.
Oggi qualcuno scrive che tu puoi essere tutto per tutti, come la Coca Cola.
Ma le prigioni sono piene
di ex-giovani sepolti vivi nelle galere
che ti hanno voluto imitare
ignorando quello che hai scritto testualmente:
-Crediamo in tutta sincerità che il terrorismo
sia un'arma negativa, che non produce in alcun modo
gli effetti sperati -
Mi piace pensare che tu, mio Comandante, doc. Ernesto Che Guevara,
abbia finito col trovare un posto piccolo piccolo
dove consumare in pace
l'ingombrante memoria di te stesso,
nel cuore certamente grande
del tuo Dio.
La preghiera del Che(renga)
ascoltami dio
sono rimasto solo
e sto morendo
stessa sorte ci toccò
tradimento e inganno
in transumanza
guerriera sulla Sierra
divenni il Che
uguaglianza di vita
promessa di libertà
io ci credevo
dio ci credo ancora
non è la fine
non so quando né dove
ma il Che ritornerà
fa che si parli
di me che si ricordi
il Comandante
che non muoia l’amore
per sorella Libertà.
Hasta siempre comandante Che Guevara

Vado avanti così,
lupa dall’andatura sghemba,
senza rete di protezione,
senza voltarmi indietro,
trascinandomi appresso sporche pesanti
ali d’angelo
e un tailleur bianco Dolce & Gabbana
-idea passeggera
d’un pittore nervoso-
che tu sfili con la facilità d’un bambino
-giochiamo a rubabandiera-
alla ricerca dell’onda perfetta
che non ha né inizio né fine
per cavalcarla
con una tavola molto speciale,
quella rotonda di Camelot.
Vado avanti così,
ballando il valzer a piedi nudi
sulle braci di un enorme camino,
sfinita dai troppi ricordi
che mi indeboliscono
-sono un angelo geneticamente modificato,
quelli come me, con ali sporche e stivali
di pelle lucida, hanno una lavagna vuota
al posto della mente-
stanca di sentirmi un codice binario,
perché qui, sulla terra,
siamo tutti dei codici binari, 01,
che parlano tra loro e fanno l'amore,
-a volte abbiamo perfino la presunzione di pensare insieme,
noi codici-.
Vado avanti così
per esser sempre la numero uno
baci barra abbracci
e tu giochi con me a rubabandiera
tanto la vita è fatta di piccole variazioni di gusto
passa dal dolciastro all’aspro
passsando per l’agrodolce.
E non basta mai, è sempre troppo corta,
troppo corta,
e l’inganno è che
-per quanto si divorino i giorni-
non se ne è mai sazi.
Probabilmente quell’onda che aspetto è solo
una leggenda,
ma ne sento già in bocca il sapore unico
mentre un brivido assurdo lungo la giugulare
mi spinge ad andare avanti ,
priva d’elmo e corazza,
senza un attimo di tregua, senza respiro,
con queste ali che diventano ogni giorno
più pesanti,
carne, sangue, ossa e tendini a legarmi
alla terra,
per impedirmi di volare...

Nel 1949 una ventitreenne Marilyn, in ristrettezze finanziarie, posa nuda per il fotografo Tom Kelley : nasce così il progenitore dei calendari fotografici di donne e uomini più o meno famosi con un unico denominatore comune:l’assenza di abiti.
Ma pochi “ritratti”di oggi riescono a uguagliare la carica di innocente sensualità che Marilyn, attraverso Tom Kelley, ci offre.
Guardate come il trucco vistoso e l’acconciatura elaborata da “femme fatale” contrastino con il seno delicato e ancora “in boccio” della futura diva; come la posa pudibonda delle cosce a coprire il sesso in verità lo renda ancor più visibile alla nostra immaginazione, giù, in fondo a quel ventre liscio e teso nell’offerta.
E così uno /a si domanda: ma sarà bionda anche lì?
Cara Marilyn, che tenerezza mi fai in questa fotografia che ha fatto il giro del mondo: c’è più sensualità in uno dei tuoi seni che in cento calendari di femmine che tutti i giorni ci passano sotto gli occhi, spesso belle sì, ma con l’eros di un tubero- non si offendano i tuberi-.

Danae e la pioggia d’oro
L’erotismo di Klimt
L’eros di Klimt si riveste d’oro, sete pregiate e coloratissime, gioielli.
Oltre la Dane qui sopra, ricordo “Il bacio” e “Giuditta”.
Per il Pittore la donna è un tesoro, una divinità da ricoprir del nobile metallo e di pietre preziose.
Il quadro di Danae e la pioggia d’oro è quanto di più erotico sia mai stato dipinto.
Il fiume dorato tra le cosce della donna– la cui figura è un uovo perfetto, simbolo della fertilità- proveniente dai lombi di un dio è mille volte più sensuale di ogni amplesso, è il seme eiaculato che diventa prezioso più della vita stessa.
Infine il sorriso di Danae dormiente, ammiccante e ingenuo insieme, è quello di una giovanissima femmina immersa in un sogno di divino Piacere.

Ecco qui rappresentati – da una matita magistrale- Eros e Tanathos, ovvero le pulsioni di vita e di morte che scandiscono la dimensione psichica e biologica di ogni essere umano.
Sigmund Freud le individuava nel loro esternarsi, nell'agire costruttivo o distruttivo dell'individuo.
Infatti noi, nella vita di tutti i giorni, amiamo e odiamo, creiamo e distruggiamo.
Eros e Tanathos sono le due facce della stessa medaglia: l’inizio e la fine di tutto.
Nel disegno di Manara appare una splendida Marlene Dietrich più angelo azzurro che mai- simbolo di piacere e lussuria- che uno scheletro di soldato fruga tra le gambe mandandola in estasi.
E’ altresì evidente che l’inconsueto amante sta per accarezzare il sesso dell’algida diva con labbra d’ossa e lingua di vermi.
Del resto nel viso di ogni bellissima donna o uomo, a guardar bene, si può intuire la forma del teschio, di quello che diventerà, tra un battito di ciglia del tempo.
E l’orgasmo non è forse il “venire”?
Venire per finire.
Già lì eros e thanatos sorridono, tenendosi per mano.
E noi... ne avvertiamo la presenza nell’improvviso brivido che ci attraversa...ma la nostra mente ne allontana –immediata- anche il ricordo.
Ma non sempre le riesce...

L’eros è anche attesa e più lunga è l’attesa più la nostra mente lavora inventando nuovi giochi da intrecciare alla carne e ai sensi.
Ecco come un bravissimo fotografo di mia conoscenza interpreta questo stare...sull’orlo.