Blogger: m0rgause
Nome: enrica
Libera professionista con un amore sconfinato per la conoscenza scrivo come terapia antistress. Mi piace andarmene in giro con la fantasia a colorare il mondo. Il Rosso per me è il colore del sangue-la vita e la morte, il divieto, la paura, gli ideali- mi ci perdo dentro... da qui il mio primo blog ProfondoRosso.

Partecipano


m0rgause dixit:
«Il successo logora chi non ce l'ha- parafrasando Andreottiforever>>
«La mal-dicenza è sempre frutto dell'impotenza psichica o fisica oppure di tutte e due>>
«Vorrei tanto trascorrere un S.Valentino con AlCapone... »
«La castità è una cosa bellissima: per questo va lasciata per la vecchiaia»
«Le bugie hanno le gambe corte ma spesso riescono a percorrere molta strada»
«Amo i riflettori: la mia pelle non ha bisogno di cerone,non soffre della luce diretta e calda anzi risplende... »
«Non toglier mai agli uomini i loro giocattoli»
«Le idee intelligenti spesso muoiono di solitudine»
«Chi cerca se stesso trova la linea occupata»
«L'unico modo per non invecchiare è morire giovani»
« Incredibile la velocità con cui gli invidiosi si trasformano in virtuosi...»
«La rosa deve abbracciar la spada per costruir castelli e scavar trincee»
«-Mi manos eran rosas
para los yunques
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada-
Hasta siempre comandante Che Guevara»





















Amore e Psiche del Canova
Amore e Psiche del Canova
Klimt -
Klimt -
Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket






































  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

visitato *loading* volte
giovedì, 17 aprile 2008

Ernesto doc. Guevara: la realtà e il mito

Ha ballato coi lupi ma la sua morte lascia aperte le porte del sogno...Per ascoltare la brava e bella nathalie cardone spegnere la musica... a destra sotto i ballerini di tango.

 

martedì, 25 marzo 2008

*Apocalypto** scritto e diretto da Mel Gibson

 

Corri Zampa di

Giaguaro la foresta

ha mille lance

 

il fratello combatte il

fratello senza pietà

 

corri guerriero

fuggi dal dio dei morti

che beve sangue

 

fitta pioggia di frecce

urli, cadi,dolore

 

rialzati corri

dio verde di foresta

il tuo coraggio

 

per salvare la donna

che ti donerà un figlio

 

lei partorirà

sotto la pioggia sacra

corri guerriero

 

la salvezza nel cuore

più fitto degli alberi

 

guarda sul mare

velieri  armati e croci

conquistadores

 

di una antica civiltà

già condannata a morte

 

 

 

 

Apocalypto (2006)  scritto e diretto da Mel Gibson.

Grande film e grandissimo Mel che come regista- molto discusso- gode della mia più accesa simpatia.

Il film si apre con una frase dello storico-scrittore Will Durant: una grande civiltà non viene conquistata fino a quando non si distrugge da sola dal di dentro che è poi la tesi sostenuta da Gibson.

Così, quando nel 1518, gli spagnoli "conquistadores" sbarcarono per la prima volta su una spiaggia dello Yucatàn, per portare la nuova civiltà, i Maya avevano già compiuto buona parte del lavoro ed erano pronti a esser sopraffatti.. Gibson, creativo geniale, corregge  così la tesi del paradiso naturalistico: in quel tempo l'Europa aveva il Rinascimento, i codici civili e la polvere da sparo; i Maya, al riparo da quel tipo di civiltà, non erano poi così felici.

Il giovane maya Zampa di Giaguaro vive dunque in modo primordiale: va a caccia, si diverte coi suoi amici, ha una moglie incinta e un bambino. Un giorno il suo villaggio viene assalito da una tribù più forte che ne fà strage. Insieme ad altri  Zampa di Giaguaro, che riesce a nascondere la famiglia in una grotta sotterranea, viene portato in un villaggio lontano dove sarà sacrificato al dio del sole. Riesce a fuggire, inseguito dai nemici.

Una corsa lunghissima,  che coinvolge  e affanna lo spettatore grazie anche alle  quattro cineprese  dotate degli ultimi accessori in digitale usate in  contemporanea dal regista.

Il guerriero  uccide i nemici uno a uno, torna al suo villaggio, salva miracolosamente la famiglia: mentre si dirge con moglie e  figli verso il cuore sicuro  della foresta  dall'alto di una collina vede due galeoni nella baia e alcune barche che si stanno avvicinando alla spiaggi :portano uomini con armi, insegne e croci.

Da ora in poi  la foresta sarà la sua casa.

Mentre nella Passione  Mel si era ritagliato molte possibilità di invenzione a cominciare dall'aramaico, qui  adotta addirittura una antica lingua , il maya yucateco, parlato tutt’ora– il film è a sottotitoli-  mentre i corpi  nudi offrono un'opzione di violenza estrema e crudeltà perfettamente  in linea con i riti religiosi   e propiziatori  maya di cui siamo a conoscenza.

Ricordo ancora la vegetazione umida e senza sole, nemica, e così folta che senti prima di vedere, ed è ormai tardi.

Apocalypto è un film molto importante. Per coraggio, per estetica e per forza in senso lato.

E’ stato ed è molto  discusso.

Per me fa già parte  della storia del cinema.

Perché Altman o Kubrick, tanto per nominar due grandissimi che stimo  oltre modo, erano d'altra epoca, facevano "altro" cinema.

con Mel siamo nel dopo Matrix: cioè mille anni avanti, che  nel cinema le rivoluzioni avvengono divorando il tempo.


 

 

 

 

 

 

lunedì, 03 marzo 2008

*Der Blaue Engel e Marlene Dietrich, la vera strega di Hollywood**

 

 

Der Blaue Engel, L’Angelo Azzurro,  film di  Josef von Sternberg, durata: h 1.47
Nazionalità: Germania 1930
Nei cinema :Agosto 1930

La trama: Un anziano professore si innamora della cantante Lola (Marlene Dietrich) che lavora al cabaret "L'Angelo azzurro". Riesce a sposarla per seguirla nelle tournée, affrontando vergogna e umiliazioni. Di ritorno due anni dopo all'"Angelo azzurro", dapprima si rifiuta di dare spettacolo davanti agli ex allievi, e poi si fa buttare nella strada  dopo una scenata di gelosia. Andrà a morire nella sua vecchia scuola.

Il film ha una forza incredibile, un pathos che ammalia e seduce proprio come seduce  la Dietrich, o le eroine "peccaminose" dei melodrammi.

Lola fu il personaggio che consacrò Marlene (nata il 27 dicembre 1901 a Berlino con il nome di Maria Magdalene Dietrich von Losch e morta il 6 maggio 1992 a Parigi) attrice famosa in tutto il mondo, una delle icone  universali dell’eros.  

Gambe, occhi, voce: per mezzo secolo, riassunta nei tre doni della sua fisicità,  la diva è stata l'involucro diafano e fatato d'una pulsione femminea tanto più inquietante quanto più sotto la pelle affiorava la dura curva teutonica, il fondato sospetto dell'androginia.

Marlene fu, soprattutto, negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, una cassa-continua dell'immaginazione maschile e per le donne un allarme e non soltanto una canzonettista provocante che faceva bene il suo mestiere.

 

Incarnò, agli occhi d'una società perbenista tentata dal demone, la figura emaciata dell’unica vera  strega Hollywoodiana, metà uomo e metà donna, la quale , serbata la voce della caverna, conduce alla più soave delle perdizioni con uno sguardo inafferrabile, con un languido fuoco.

Alternava abiti folli, guaine che nulla lasciavano all’immaginazione, piume di struzzo e di gallo, volpi e velette, a pantaloni impeccabili e lucido cilindro, per stilizzare la sua bisessualità nelle forme più estreme dell'artificio.

Marlene fu certamente il frutto di un'epoca torbida che si consegnava alle sfingi per capire se stessa,

di quando l'Europa esportava a Hollywood quell'immagine della propria perfetta indifferenza morale che all'America piaceva, perché vi avvertiva uno sfacelo che assolveva le sue crisi e consacrava la verità eversiva della natura.

Della Diva diceva Hemigwuay:

-Già  con la sola sua voce potrebbe spezzarti il cuore. Ma ha anche un corpo stupendo e il volto di una bellezza senza tempo...-

A mio parere, a tanti anni di distanza, con il mio sentire, il fascino irresistibile di Marlene stava nella sua bisessualità, di cui del resto non faceva mistero.

 

Ora, l'erotismo, scrivono i dizionari, si distingue dalla pornografia per la "presenza di un vissuto emotivo": l'attesa, si potrebbe anche dire. Il crescendo del preludio, l'intelligenza dei sensi che si attiva e si mette in moto verso un orizzonte.

Ed è proprio questa atmosfera  sospesa e intrigante con orizzonti infuocati  a fare da sfondo che Marlene , attraverso la sua ambigua sessualità, riusciva a trasmettere.

La pubblicità del primo film hollywoodiano della diva, Marocco, diceva: "Marlene Dietrich, la donna che tutte le donne vogliono vedere".

Nel 1932 l’attrice conobbe la scrittrice e sceneggiatrice ispano-americana Mercedes de Acosta, amante di Greta Garbo. L'incontro avvenne durante un ricevimento, nella cucina della casa, dove Mercedes si era rifugiata piangendo perché - le disse - la Garbo la faceva soffrire. Marlene voleva consolarla e la invitò a cena a casa sua. Dopo pochi giorni le scriveva già lettere d'amore che cominciavano con "tesoro mio", firmate con "Il principe bianco". La relazione durò un anno: poi Marlene la lasciò.

 

Nell'estate del 1939, durante una vacanza sulla Costa Azzurra, s'innamorò da lontano, avvistandola sul suo yacht, dell'ereditiera americana Jo Castairs, che viaggiava per tutto il mondo in barca a vela. Ne nacque una breve relazione: pare che Jo fosse l'unica che potesse permettersi di chiamare Marlene "baby".

Nel 1923 Marlene Dietrich aveva sposato il regista Rudolf Sieber: un "matrimonio aperto" senza convivenza, dal quale tuttavia nasce l'anno dopo la sua unica figlia, Maria .E le stesse caratteristiche ebbe l'altro suo rapporto con il regista Josef von Sternberg, in sospetto di omosessualità, un sodalizio più professionale e sociale che amoroso.

Nel mondo dello spettacolo, i matrimoni di copertura tra lesbiche, bisessuali e gay, assai frequenti, venivano chiamati lavender marriages. L'ambiente di Hollywood era ufficialmente molto puritano, dopo l'approvazione nel 1929 del tristemente noto "codice Hays", che metteva al bando l'"immoralità" sia sullo schermo che nella vita privata degli attori. La Dietrich era meno discreta. Nei suoi film giocò spesso il ruolo di fredda e sardonica "donna fatale", talvolta in abiti maschili, come nella vita. I suoi numerosi love affairs con donne e uomini ( ebbe una infuocata relazione anche con Frank Sinatra) erano pubblici, e poche altre attrici si sono meno preoccupate di tutelare la propria privacy.

Marlene rappresentò provocatoriamente questa sua libertà nella scena di Marocco in cui bacia sulle labbra una donna del pubblico dopo la fine della canzone.

In una intervista disse: "In Europa non conta se sei un uomo o una donna. Noi facciamo l'amore con chiunque troviamo attraente".

Eccolo  l’eterno fascino di Marlene: la libertà di amare, senza inibizioni e tabù di sorta. Che  l’amore e l’eros han mille  facce: di solito però nella nostra vita riusciamo a svelarne ben poche....ed è un vero peccato.

 

Per scrivere questo post mi sono rifatta  in parte a un’articolo apparso sull’Indipendente nel maggio del 1992.

 

postato da: m0rgause alle ore 14:51 | link | commenti (23)
categorie: personaggi famosi, narrativa, saggio, eros e storia
giovedì, 31 gennaio 2008

*Le mani del CHE** fotografate da René Burri

 

 

Le tue mani flautate sirene

calde tenaci penetranti

Stradivari di carne e sangue

-L’Oro del Reno sul mio corpo-

mi risuonavano dentro

nello splendore di un desiderio

gridato inespresso spasimato

taciuto richiesto

-la voglia incompresa, l’errore di spazio

e di tempo-

 

Le tue mani odorose di mate verdemare

gravide di sogni  bambini

crudeli

in una foresta asilo e madre di transumanza guerrigliera

erano

aquiloni di seta vermiglia sui miei seni

che si appuntavano al cielo in un’urgenza

di vita

 

Le tue mani giovani agili forti

impazienti disperate

profumavano le mie cosce del tuo sudore

al sapor di tabacco e polvere da sparo

nel tenero/violento affondare

in un corpo di donna

riposo di guerriero

in pace con la memoria di sé stesso.

 

Le tue mani si addormentavano su di me

nel nero denso di una notte afosa

alla luce fioca lenta sperduta

di una  luna affumicata dai vapori d’agosto.

 

Fu quando il sole si agghiacciò

in miseria

che le tue mani volarono nel cielo

dita  come rosse farfalle a dipingere nell’aria

il bellissimo volto di sorella  Libertà

 

 

Se io muoio non piangere per me, cammina sui miei passi e io  vivrò per sempre (E.Che Guevara)

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=OYYKNnEMrG0

 

immagine creata da Kurtz

mercoledì, 23 gennaio 2008

*Guernica**

 

 

Guernica è una cittadina della Spagna Settentrionale (Biscaglia).Il 26 Aprile del 1937 la Luftwaffe (legione Condor)   con la collaborazione dei franchisti la rase al  suolo durante la guerra civile spagnola.

Hitler  allora sperimentò in Spagna le tecniche di bombardamento che sarebbero poi state massicciamente impiegate nella Seconda Guerra Mondiale-

Quello di Guernica fu un massacro  orrendo che ispirò a Picasso il famosissimo quadro...

Guernica:  tempera su tela, 349 X 776 cm rappresenta il momento dell’ira e del dolore dell’Artista, che fin dall’inizio della guerra si era schierato a favore del governo repubblicano.

L'emozione e la collera di Picasso per il massacro viene espressa  nell’opera con una visione drammatica di corpi sfatti, visi stravolti, intrecci di corpi d’animali e uomini,in uno sfondo privo di colore in cui echeggiano urla lancinanti.

Nulla è cambiato a tutt’oggi: Guernica  viene rasa al suolo e ricostruita ogni giorno per subir di lì a poco la stessa sorte, in un macabro gioco.

 

 

 

Guernica

 

-Le cose in fondo non van poi tanto male-

dici tu

che  hai lo sguardo viziato dai troppi guasti

del cuore.

E non vedi

-Giochi così bene a moscacieca con te stessa-

le carogne di  Stato,  i gioiellieri dalle  attizzanti vetrine

-Venghino signori, venghino, oggi la morte si  vende a modico prezzo-

dove rifulgono Kalashnikov, Dragunov e fiammeggia il Napalm,

il danaro consacrato agli  altari

da papali banchieri compiacenti,

i cartelli colombiani di neve appesi come trofei

in piazzetta a Portofino all’ora dell’aperitivo

con al seguito puttane

tornate vergini grazie al dio denaro

-Miracolo, miracolo, inchiniamoci-

prestidigitazioni di capi di stato

che si giocano ai bussolotti

mille &+ mille vite

chi disse: - Ho bisogno di un migliaio di morti

per sedermi al tavolo dei vincitori?-

che provano e riprovano il salto della quaglia

-Impiccagioni in prima visione che fanno tanto

audience, e poi Villon scriveva:

 

E non vi sdegni il nome

di fratelli,

anche se noi morimmo giustiziati.

Ma lui non conosceva  Starss & Bars.

Tu ti sei fottuta l’anima

per un palco in prima fila

che importa se i ventri dei  bambini di un altro mondo

si gonfiano

 

-  Stasera saremo in 13 a tavola... devo assolutamente trovare  un altro ospite...-

se 13 soldati stan sopra una ragazzina tredicenne

vietcong,

se 13  bombe mortaio sfracellano arti,

incendiano case

trasformandosi in sale sulle rovine,

se 13  son gli assassini che l’Agenzia “usa e getta”

manda a uccidere l’Uomo con la stella rossa...

 

Intanto tu per natale aggiungi

ai tuoi gioielli un’altra pantera

dal prezioso bestiario di Cartier.

La differenza tra noi due non è negli anni:

io aspetto ancora di vivere

tra tumultuose guerre di ingorda giovinezza,

tu di finire con il tuo orecchio tardo

e la tua vista corta

come quelli di una vecchia/non vecchia

che dalla sua stessa noiosa indifferenza

è stata spinta fuori dalla vita

-Giochiamo a moscacieca, dai...-

 

Tredici uomini sulla cassa di un morto

tredici uomini e una bottiglia di  rum...

 

 

venerdì, 04 gennaio 2008

*la Bella Otero**

 

 

Carolina Carasson, detta la bella Otero(1868-1965), fu la donna più affascinante, più seducente e più desiderata in quegli anni  gloriosi a cavallo tra l’ ‘800 e il ‘900 che passarono alla storia come “Bella Epoque”.

Sublime danzatrice e cantante  gitana, spregiudicata e intraprendente, incantò principi e imperatori, banchieri e finanzieri, ai quali concedeva le sue notti d’amore in cambio di gioielli e danaro.

Visse tra le sale da gioco di Montecarlo, le grandi sartorie, le serate mondane fino al totale sperpero delle sue ricchezze, che la costrinsero, negli ultimi anni della sua lunga vita , a una triste deriva .

Fu donna  sicuramente dotata di un  eros congenito che andava ben oltre la naturale bellezza e che le conferì un potere immenso sugli uomini del suo tempo.

Per meglio capire in che cosa consistesse  il  fascino leggendario della Otero riporto le parole  di un direttore di teatro, Sirius Legrànge, che la vide esibirsi , diciottenne sconosciuta  in cerca di una scrittura.

-Con un corpetto attillato e una gonna rossa scampanata che raggiungeva le caviglie Carolina mi apparve come un linguaggio vivente: la sua danza era messaggio,  parola, allegoria.

Mi fece pensare subito all’amore carnale,  al corpo a corpo nella danza  amorosa; intuii l’enorme potenziale scenico di quella giovannissima donna che  senza alcuna preparazione tecnica né allenamento attraverso le evoluzioni della danza richiamava ossessivamente alla mente il tortuoso ondeggiare del serpente tentatore.

Il suo corpo, i suoi gesti, il suo sguardo, il soffio vitale che  emanava da lei  arroventavano l’aria tanto che a un certo punto,  preso da un impulso sconosciuto, le gridai: Basta, ora tu  danzerai per me-

Ma come era fisicamente questa donna che ebbe come amanti , tra gli altri, lo Zar NicolaII, il principe Alberto di Monaco e il re Alfonso XIII di Spagna?

Ci sono rimaste fotografie e ritratti  che non sempre esaltano la sua indiscussa bellezza.

A mio parere la dipingono molto bene  questi versi  apparsi su una rivista dell’epoca:

 

Snella, capelli lunghi, alta,

bruna , andalusa

prodiga i suoi baci

d’amore a un torero.

 

Ha l’occhio verde e nero

come la notte, lasciva, gelosa:

questa è in quattro versi

Carolina de Otero.


 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 10:20 | link | commenti (19)
categorie: personaggi famosi
giovedì, 29 novembre 2007

*Dopo l'amore**

 

 

Dopo l'amore mi ritrovo
colorata di frasi
la bocca piena di invisibili
frammenti
- foglie di coca masticate-
i capelli lucenti come seta.
Dentro di me il tuo odore
-aroma di mate amaro
della notte-
è infuso di alba umida,
essenza di rosa dell'aurora.

Frantumate in passeggera
tregua
le tumultuose onde
del desiderio
dissociano il mio corpo
in un mondo parallelo
dove sprofondo
tra verdi lenzuola
di velluto
il piacere trasformato
in gocce di diamanti
agli angoli degli occhi
e della bocca.

E il tuo sguardo
che da sempre segue
il fertile richiamo
dei miei fianchi
riporta indietro
l'orologio del tempo
-ore giorni anni-
per ricominciare.

A Ernesto doc.Guevara detto il "Che".

La Higuera, Agosto 2005

 

Bolivia, ultimo atto: L'8 Ottobre 1967 il gruppo di guerriglieri di Guevara, il Comandante, cade in una imboscata, il Che è fatto prigioniero.
Il giorno dopo, per ordine del governo boliviano, su pressione degli U.S.A, viene giustiziato nel villaggio di la Higuera.
Il corpo, portato nell'Ospedale di Vallegrande, sparisce...
Il 15 Ottobre, all'Avana, Fidel Castro annuncia la morte del Che e proclama l'8 Ottobre festa nazionale.
Nel Luglio del 1997, in una fossa comune a Vallegrande, lo scheletro del Comandante viene ritrovato e riportato a Cuba.
Hasta siempre Comandante.

 

 

postato da: m0rgause alle ore 21:29 | link | commenti (19)
categorie: poesia, personaggi famosi, degli impossibili amori
mercoledì, 07 novembre 2007

*Lucida Mansi, la Bella degli specchi**

 

 

A Lucca  tutti conoscono la  leggenda di Lucida Mansi , la Bella degli specchi, che dal lontano 1600 ancor oggi  torna in certe notti a visitar la sua città  natale transitando, bellissimo fantasma, nella sua carrozza  nera e dorata  sulle mura  antiche per poi finire  a immergersi nel piccolo lago dell’Orto Botanico , in un terreno maledetto che un tempo fu il luogo di sepoltura di giustiziati, eretici e appestati.

Si dice che a volte  sia possibile scorgere il perfetto corpo nudo  di Lucida riflettersi, come in un specchio, nell’acqua del laghetto.

E’estremamente difficoltoso individuare un personaggio effettivamente vissuto con questo nome. In effetti  ci fu tra gli antenati dei Mansi  una certa  Lucida Saminiati o Sanminiati, nata nel 1606 e andata in sposa poco più che bambina a un tal  Vincenzo Diversi che morì  poco dopo il matrimonio assassinato per una lite di confine. 

La giovane  meno che ventenne, contrasse  nuovamente matrimonio con il nobile quarantenne Gaspare di Nicolao Mansi , che presto la restituì al suo stato di vedovanza.

Morì di peste nel 1649.

Di lei non si altro.

Eppure tutte le leggende contengono  sempre un briciolo di verità...

Chi fu veramente la Bella degli Specchi?

 

Lucida visse a Lucca nel 1600, un  secolo carico di ori , velluti , sete , stucchi che incorniciavano e  adornavano la carne.

I Mansi, famiglia conosciutissima non solo in città ma in tutta l’Europa dell’epoca, era assai danarosa: operava nella mercatura della seta.

Pertanto Lucida,  rimasta vedova di Gaspare Mansi appena ventiduenne, si trovò libera   e padrona di palazzi, ville e castelli.

Era bellissima: folti e crespi i capelli ramati, scuri gli occhi, bianche le carni, perfetto l’ovale del viso, lunghe e snelle le membra.

Celebrò la morte del consorte adottando un lutto strettissimo: avvolta in quel nero sontuoso   appariva ancora più snella e l’aria sofferente aggiungeva al suo  fascino un alcunché di torbido, come se portasse a spasso la morte con intima e innaturale gioia.

 

Ora era libera di guardarsi attorno, anche attraverso i veli: si accorse dell’ammirazione che destava negli uomini, sposati o liberi che  fossero, anche per la sua nuova condizione di ricca vedovanza.

Così  cominciò a rimirarsi più attentamente di quanto mai avesse fatto in passato e si rapì in sé stessa.

Una gioia come un vento le liberò l’anima  quando iniziò ad amoreggiare con gli specchi.

 

I saloni di Palazzo Mansi risplendevano di sete e damaschi viola, i  candelabri gonfi di cristalli  illuminavano la bella nel suo scuro languido incedere.

Ma la sua stanza, il suo regno, Lucida la volle particolare, adorna dei suoi nuovi amori: specchi di ogni foggia e misura ne riempirono le pareti, anche il soffitto del letto a baldacchino divenne un enorme superficie riflettente dove la splendida donna, nuda, adagiata in ogni posa, poteva rimirarsi a suo piacere.

Fu naturale il voler scoprire se anche negli occhi di un uomo poteva  ritrovarsi così bella.

 

Chiamò alla Villa il primo amante a cui presto ne seguirono altri.

Gli appetiti di quel corpo  giovane e desiderabile, probabilmente  disattesi dai consorti, reclamavano di esser saziati , ora che la Bellezza, perduta in sé stessa, esigeva continui tributi.

Nel  Seicento le funzioni religiose erano fitte e dense di incensi e paramenti sacri pesanti  di scintillanti pietre e ori.

Lucida era devotissima, nonostante le voci che già correvano in mormorii sotterranei su di lei. Entrata in Chiesa, bagnate le dita nell’acquasantiera, si segnava, tra  il popolo che si inchinava  al suo passaggio, per dirigersi poi alla poltrona di famiglia vicino all’altar maggiore.

Devota, sorreggeva il libro nero della Messa,  assorta; ma come suonava il primo campanello,  al Sanctus, una gioiosa luce la illuminava; cominciava allora a sfogliar febbrilmente le pagine e quando si accorgeva che una ne mancava, fermava le mani in attesa del campanello dell’Elevazione.

Allora , mentre tutti piegavano la fronte in timorosa riverenza, Lucida apriva il suo tabernacolo,

lo specchio che aveva sostituito  a una pagina del libro e si contemplava inebriata.

 

Nel Seicento la gloria della stirpe e il danaro erano il potere assoluto a cui tutti sottostavano.

Eppure le voci sulla fame sessuale e sulla crudeltà della bellissima Lucida  circolavano ormai con sempre maggior insistenza.

Si narrava anche di un trabocchetto che si apriva nel pavimento della  sua stanza da  letto, utilizzato dalla donna per eliminare quegli amanti dalla  cui passione si sentiva in qualche modo minacciata.

 

Così per anni  continuò  a godere  della sua bellezza e dei piaceri che i sensi, la cui fame aumentava giorno per giorno, le procuravano.

D’inverno, l’enorme camino della stanza avvampava gettando nell’alcova fasci di luce rossa mentre d’estate Lucida   faceva ondeggiare sulle sue nudità le lunghe frange di un grande variopinto ventaglio che le rinfrescava la pelle umida di sudori amorosi.