Blogger: m0rgause
Nome: enrica
Libera professionista con un amore sconfinato per la conoscenza scrivo come terapia antistress. Mi piace andarmene in giro con la fantasia a colorare il mondo. Il Rosso per me è il colore del sangue-la vita e la morte, il divieto, la paura, gli ideali- mi ci perdo dentro... da qui il mio primo blog ProfondoRosso.

Partecipano


m0rgause dixit:
«Il successo logora chi non ce l'ha- parafrasando Andreottiforever>>
«La mal-dicenza è sempre frutto dell'impotenza psichica o fisica oppure di tutte e due>>
«Vorrei tanto trascorrere un S.Valentino con AlCapone... »
«La castità è una cosa bellissima: per questo va lasciata per la vecchiaia»
«Le bugie hanno le gambe corte ma spesso riescono a percorrere molta strada»
«Amo i riflettori: la mia pelle non ha bisogno di cerone,non soffre della luce diretta e calda anzi risplende... »
«Non toglier mai agli uomini i loro giocattoli»
«Le idee intelligenti spesso muoiono di solitudine»
«Chi cerca se stesso trova la linea occupata»
«L'unico modo per non invecchiare è morire giovani»
« Incredibile la velocità con cui gli invidiosi si trasformano in virtuosi...»
«La rosa deve abbracciar la spada per costruir castelli e scavar trincee»
«-Mi manos eran rosas
para los yunques
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada-
Hasta siempre comandante Che Guevara»





















Amore e Psiche del Canova
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mercoledì, 14 maggio 2008

*Caimano il tuo sorriso**

 

L’ombra della barba sulle guance scarne è la bellezza di una terra di nessuno, nella sua immediata seduzione.
Zigomi tesi come se stessi aspirando uno spino confezionato male, occhi tutta pupilla, bocca arrabbiata, leggermente storta, sorriso caimano: hai un fascino sghembo, sotto i capelli liquidi di pioggia.
Per te potrei reinventarmi come fuggiasca-una zingara rom di Praga- per l’intrigante ottusa disperazione  che sonnecchia nel tuo sguardo dietro il velo ipnotico degli occhi.
Mi piace quell’odore di giovinezza sfiorita in cui ti avvolgi  come fosse un regale mantello, un marchio d’orgoglio, una vittoria.

Lascia che abbassi la maschera che ti porti in giro, in un eterno carnevale veneziano, sotto un cielo cupo, grande e nero, maniacodepressivo.
Lascia che ti accarezzi il petto e scenda giù, sotto la cintura, senza pudore, senza inquietudini.
Ho quasi trent’anni, non guardarmi come se ne avessi sempre quattordici, smetti di dirmi:
-Sei magra, mangia di più- perché, sì sono magra, ma i miei seni sono grandi, da molto, molto tempo.

...E la sensualità delle vite azzannate come la tua mi travolge, complice quel caimano sorriso, pericoloso, sottilmente lascivo, crudele.
Ora, in questo momento, farei qualunque cosa per te , che mi sei bandiera, colori di guerra, coraggio e disperazione.
Ucciderei, se tu me lo chiedessi, senza esitare.
E probabilmente mi piacerebbe.
Non voglio la solita inflazionata scopata estiva, un sacrilegio il solo pensarlo, ma di più, molto di più.

Voglio entrare nel torrente del tuo sangue, transitare attraverso il cuore che ora sento battere più forte sotto la mia guancia, capriolando tra i lembi delle valvole  cardiache simili a petali di stelle, per arrivare ai polmoni e respirarti in bocca, sentire il sapore della tua saliva, vedere da dentro come è veramente il tuo sorriso...
Lascia che ti ami, a modo mio, abbandonati a me.
Sei così intatto, inviolato, come una tela immacolata, senza altra storia che quella che già conosco o dovrei conoscere.
Fammene scrivere un’altra, brevissima, ma talmente intensa da durare un’eternità.
Dammi la possibilità di scoprire come sarebbe stato se....

 

 

 

 

 

 

postato da: m0rgause alle ore 07:37 | link | commenti (23)
categorie: poesia, per te, narrativa, degli impossibili amori, kaos di vita
lunedì, 05 maggio 2008

*Senza fiato**

 

Non la rugiada che scivola tra i miei seni

accarezzati  dalle tue dita affamate,

non la calda resina  che cola dai miei  fianchi

esasperati,

non la mia voglia adesso comanda

ma la tua durezza che con fragili dita

percorro

e in morbide umide labbra

accolgo.

La tua voce mi implora:

ti regalo il miele di un orgasmo

gridato

con voce scomposta di torrente.

 

 

A my corazòn occulto

mercoledì, 23 aprile 2008

*Ibisco della notte**

Lode a te,

mia signora ,

per  i seni di velluto e giada

che svettano alle viole delle punte

e cercano labbra e dita,

gesti e baci

di qualche tua misericordia,

per i tuoi fianchi larghi,

largo mare

ai turgidi ruscelli della voglia.

 

Lode a te,

mio ibisco della notte,

per le sacre colline in cui si perde

la dorata sabbia

della schiena,

per la calda promessa

del tuo ventre,

per il vicolo stretto in cui ritrovo

i peccati del mondo e le pietose

assoluzioni.

 

Lode a te, orgoglio dei miei occhi,

per la chiostra sapiente

dei tuoi denti,

per la rabbia del tuo mordere l'aria

dentro la primavera

dell'orgasmo,

per la tua saliva limpida di baci

nella claustrale antica

penitenza

di questo amore  rubato al paradiso.

 

postato da: m0rgause alle ore 09:54 | link | commenti (30)
categorie: poesia, foto dautore, i giorni di saffo
venerdì, 18 aprile 2008

*Lazarus**



Semplicemente sei tornato

con la sapienza dei lazzari:

hai sorriso complice

ai non ancora morti,

hai accarezzato i loro zigomi,

in un volteo da ballerino

di tango.

Io non provavo meraviglia,

essendo abituata alla tua morte

[assenza]

e dunque alla tua

resurrezione

solo trattenevo  a stento

il gemito

[in prospettiva]

di un orgasmo violento.

I quasi morti ti chiedevano

spiegazioni, volevano

che tu facessi loro

da guida

come chi

conosce i luoghi della morte.

[il trionfo del guerriero]

Tu hai sorriso il sorriso

di quando mi hai lasciata sola

e li hai baciati

con il bacio di Giuda.

Poi mi hai abbracciata

il tuo ventre contro il mio

[imperioso]

in brutale richiesta,

la bocca sul collo

[calore umido]

ad abbrividirmi  il corpo.

Io

pensavo ad altro

per non morirti addosso

affaticata di voglia

bruciata dalle stimmate di altri corpi

che han riempito di sabbia

la tua assenza.

.

 

giovedì, 10 aprile 2008

*Fiorirono i miei fianchi**

 

Sepùlveda, in "Diario di un killer sentimentale", racconta di una ragazzetta che innamoratasi del killer-protagonista, uomo esperto d'armi e di letto, si trasforma, in poco tempo, in una donna affascinante.
E diventa la sua  gran fica francese.
Killer a parte, anche a me è successo qualche cosa di molto simile.
Una straordinaria (in tutti i sensi) avventura durata un anno.

 

In quell'anno con te

divenni donna:

fiorirono i miei fianchi

pieni del tuo calore

mentre lo sguardo si scioglieva

astuto

nelle molteplici esigenze

del piacere.

I seni si riempirono

spavaldi

ammiccando gloriosi

verso il cielo.

Mi sedusse

il frusciar della seta

sulla pelle

nel sortilegio delle scarpe

rosse

lucenti d’incanto e di fattura

[appuntite lame i tacchi

che poi ti avrebbero pugnalato

al cuore]

mentre

in delirio d'infantile

onnipotenza

ti rubavo la vita

se pur con labbra

poco esperte.

 

Ho fatto davvero un passo avanti

[allieva diligente

alla tua scuola ]

da bambina

a gran fica,

con un'anima in bilico

tra una bontà impietosa

e una malvagità innocente.

 

 

postato da: m0rgause alle ore 22:00 | link | commenti (26)
categorie: pensieri, poesia, confessione, deros e di vita
domenica, 30 marzo 2008

*Sfiorato e nudo cuore di femmina**

 

 

Sfiorato e nudo cuore di femmina

si fece all’improvviso tamburo

al ventre e alla gola,

aritmico in sistole e diastole,

nella fonda carezza del tuo sguardo.

 

Ricordi?

 

Cenammo all'aperto quella sera

sospesi sugli scogli d'ossidiana,

tra vasi di gerani cuore viola

e gialli grovigli di campanule,

protetti dai gelsomini fitti a mucchi

- incensi profumati di moschea -

e sontuose cardinalizie boungavillee

simili a lanterne rosse nell'aria

calda ed immobile.

 

Scavavo in silenzio

l’oro del melone

con il capo sfiorato

da una rondine marina in spola

tra il nido e la pineta.

 

Tra noiose storie di politica,

medicina, amori ed ovvietà,

spiandoti in silenzio tra le ciglia

adornavo per te i seni e il volto

di gioielli inesistenti

-guardami, sono la regina di Saba -

con innocentemalizioso garbo,

che ci faceva già complici

e mi esaltava.

 

Ora che la luce

non  confondeva più  gli aromi

del giardino,

riconoscevo i fiori respirandone

l'impalpabile nome, gli occhi chiusi,

il capo reclinato all'indietro

estranea ai vostri discorsi

fino a che il tuo odore,

forte e denso,

saturò l'aria,

consegnando  ai miei gesti

un’incoerenza meccanica

d'insostenibile desiderio.

 

E all’improvviso

fu inganno acustico la tua voce

perché eri già su di me

a sfiorarmi come per caso  il collo

con le labbra

mentre la tua mano

calda di febbre

frugava sotto la gonna...

 

postato da: m0rgause alle ore 22:12 | link | commenti (26)
categorie: pensieri, poesia, per te, deros e di vita
martedì, 25 marzo 2008

*Apocalypto** scritto e diretto da Mel Gibson

 

Corri Zampa di

Giaguaro la foresta

ha mille lance

 

il fratello combatte il

fratello senza pietà

 

corri guerriero

fuggi dal dio dei morti

che beve sangue

 

fitta pioggia di frecce

urli, cadi,dolore

 

rialzati corri

dio verde di foresta

il tuo coraggio

 

per salvare la donna

che ti donerà un figlio

 

lei partorirà

sotto la pioggia sacra

corri guerriero

 

la salvezza nel cuore

più fitto degli alberi

 

guarda sul mare

velieri  armati e croci

conquistadores

 

di una antica civiltà

già condannata a morte

 

 

 

 

Apocalypto (2006)  scritto e diretto da Mel Gibson.

Grande film e grandissimo Mel che come regista- molto discusso- gode della mia più accesa simpatia.

Il film si apre con una frase dello storico-scrittore Will Durant: una grande civiltà non viene conquistata fino a quando non si distrugge da sola dal di dentro che è poi la tesi sostenuta da Gibson.

Così, quando nel 1518, gli spagnoli "conquistadores" sbarcarono per la prima volta su una spiaggia dello Yucatàn, per portare la nuova civiltà, i Maya avevano già compiuto buona parte del lavoro ed erano pronti a esser sopraffatti.. Gibson, creativo geniale, corregge  così la tesi del paradiso naturalistico: in quel tempo l'Europa aveva il Rinascimento, i codici civili e la polvere da sparo; i Maya, al riparo da quel tipo di civiltà, non erano poi così felici.

Il giovane maya Zampa di Giaguaro vive dunque in modo primordiale: va a caccia, si diverte coi suoi amici, ha una moglie incinta e un bambino. Un giorno il suo villaggio viene assalito da una tribù più forte che ne fà strage. Insieme ad altri  Zampa di Giaguaro, che riesce a nascondere la famiglia in una grotta sotterranea, viene portato in un villaggio lontano dove sarà sacrificato al dio del sole. Riesce a fuggire, inseguito dai nemici.

Una corsa lunghissima,  che coinvolge  e affanna lo spettatore grazie anche alle  quattro cineprese  dotate degli ultimi accessori in digitale usate in  contemporanea dal regista.

Il guerriero  uccide i nemici uno a uno, torna al suo villaggio, salva miracolosamente la famiglia: mentre si dirge con moglie e  figli verso il cuore sicuro  della foresta  dall'alto di una collina vede due galeoni nella baia e alcune barche che si stanno avvicinando alla spiaggi :portano uomini con armi, insegne e croci.

Da ora in poi  la foresta sarà la sua casa.

Mentre nella Passione  Mel si era ritagliato molte possibilità di invenzione a cominciare dall'aramaico, qui  adotta addirittura una antica lingua , il maya yucateco, parlato tutt’ora– il film è a sottotitoli-  mentre i corpi  nudi offrono un'opzione di violenza estrema e crudeltà perfettamente  in linea con i riti religiosi   e propiziatori  maya di cui siamo a conoscenza.

Ricordo ancora la vegetazione umida e senza sole, nemica, e così folta che senti prima di vedere, ed è ormai tardi.

Apocalypto è un film molto importante. Per coraggio, per estetica e per forza in senso lato.

E’ stato ed è molto  discusso.

Per me fa già parte  della storia del cinema.

Perché Altman o Kubrick, tanto per nominar due grandissimi che stimo  oltre modo, erano d'altra epoca, facevano "altro" cinema.

con Mel siamo nel dopo Matrix: cioè mille anni avanti, che  nel cinema le rivoluzioni avvengono divorando il tempo.


 

 

 

 

 

 

martedì, 18 marzo 2008

*La stella rossa sul basco e La preghiera** con amore al CHE

 

La stella rossa sul basco

 

Hai ballato coi lupi, ma la tua morte
lascia aperte le porte del sogno.
 Sei stato un uomo vecchio e pulito,
morto giovane, sepolto nell'antichità della tua breve storia coraggiosa,
ricca di sentimento, avara di spessore politico.
Eroe tragico perché smentito dai fatti,
l’ultimo dei romantici con tre C:
-Crane, Coeur, Cojones –come scrisse J.Cornier,
il tuo mito resiste grazie e soprattutto  alle T-shirt
- la famosa fotografia di Korda,
 la stella rossa sul basco, ti ha trasformato per sempre nel poster di te stesso-
alle canzoni che piacciono ai turisti,
ma il tuo personaggio e  la tua vicenda
sono irripetibili
e improponibili nella loro arcaica spontaneità.
Oggi qualcuno scrive che tu puoi essere tutto per tutti, come la Coca Cola.
Ma le prigioni sono piene
di ex-giovani sepolti vivi nelle galere
che ti hanno voluto imitare
ignorando quello che  hai scritto testualmente:
-Crediamo in tutta sincerità che il terrorismo
sia un'arma negativa, che non produce in alcun modo
gli effetti sperati -
Mi piace pensare che tu, mio Comandante, doc. Ernesto Che Guevara,
abbia finito col trovare  un posto piccolo piccolo
dove consumare in pace
l'ingombrante memoria di  te stesso,
nel cuore certamente grande
del tuo Dio.

La preghiera del Che(renga)

 

ascoltami dio

sono rimasto solo

e sto morendo

 

stessa sorte ci toccò

tradimento e inganno

 

in transumanza

guerriera sulla Sierra

divenni il Che

 

uguaglianza di vita

promessa di libertà

 

io ci credevo

dio ci credo ancora

non è la fine

 

non so quando né dove

ma il Che ritornerà

 

fa che si parli

di me che si ricordi

il Comandante

 

che non muoia l’amore

per sorella Libertà.

 

 

Hasta siempre comandante Che Guevara




 

 

giovedì, 28 febbraio 2008

*Sacerdoti d'eros noi**