

Guernica è una cittadina della Spagna Settentrionale (Biscaglia).Il 26 Aprile del 1937 la Luftwaffe (legione Condor) con la collaborazione dei franchisti la rase al suolo durante la guerra civile spagnola.
Hitler allora sperimentò in Spagna le tecniche di bombardamento che sarebbero poi state massicciamente impiegate nella Seconda Guerra Mondiale-
Quello di Guernica fu un massacro orrendo che ispirò a Picasso il famosissimo quadro...
Guernica: tempera su tela, 349 X 776 cm rappresenta il momento dell’ira e del dolore dell’Artista, che fin dall’inizio della guerra si era schierato a favore del governo repubblicano.
L'emozione e la collera di Picasso per il massacro viene espressa nell’opera con una visione drammatica di corpi sfatti, visi stravolti, intrecci di corpi d’animali e uomini,in uno sfondo privo di colore in cui echeggiano urla lancinanti.
Nulla è cambiato a tutt’oggi: Guernica viene rasa al suolo e ricostruita ogni giorno per subir di lì a poco la stessa sorte, in un macabro gioco.
Guernica
-Le cose in fondo non van poi tanto male-
dici tu
che hai lo sguardo viziato dai troppi guasti
del cuore.
E non vedi
-Giochi così bene a moscacieca con te stessa-
le carogne di Stato, i gioiellieri dalle attizzanti vetrine
-Venghino signori, venghino, oggi la morte si vende a modico prezzo-
dove rifulgono Kalashnikov, Dragunov e fiammeggia il Napalm,
il danaro consacrato agli altari
da papali banchieri compiacenti,
i cartelli colombiani di neve appesi come trofei
in piazzetta a Portofino all’ora dell’aperitivo
con al seguito puttane
tornate vergini grazie al dio denaro
-Miracolo, miracolo, inchiniamoci-
prestidigitazioni di capi di stato
che si giocano ai bussolotti
mille &+ mille vite
chi disse: - Ho bisogno di un migliaio di morti
per sedermi al tavolo dei vincitori?-
che provano e riprovano il salto della quaglia
-Impiccagioni in prima visione che fanno tanto
audience, e poi Villon scriveva:
E non vi sdegni il nome
di fratelli,
anche se noi morimmo giustiziati.
Ma lui non conosceva Starss & Bars.
Tu ti sei fottuta l’anima
per un palco in prima fila
che importa se i ventri dei bambini di un altro mondo
si gonfiano
- Stasera saremo in 13 a tavola... devo assolutamente trovare un altro ospite...-
se 13 soldati stan sopra una ragazzina tredicenne
vietcong,
se 13 bombe mortaio sfracellano arti,
incendiano case
trasformandosi in sale sulle rovine,
se 13 son gli assassini che l’Agenzia “usa e getta”
manda a uccidere l’Uomo con la stella rossa...
Intanto tu per natale aggiungi
ai tuoi gioielli un’altra pantera
dal prezioso bestiario di Cartier.
La differenza tra noi due non è negli anni:
io aspetto ancora di vivere
tra tumultuose guerre di ingorda giovinezza,
tu di finire con il tuo orecchio tardo
e la tua vista corta
come quelli di una vecchia/non vecchia
che dalla sua stessa noiosa indifferenza
è stata spinta fuori dalla vita
-Giochiamo a moscacieca, dai...-
Tredici uomini sulla cassa di un morto
tredici uomini e una bottiglia di rum...


La contessa Virginia di Castiglione(1837-1899) qui sopra ritratta in un quadro di scuola piemontese fu donna bellissima, sì, ma tutt’altro che “una statua di carne”, come la definì la principessa di Metternich.
Virginia oggi ci appare come uno dei pochissimi esempi di donna politica: seppe infatti usar del suo fascino indiscusso per riuscir nella più sottile della Arti: quella diplomatica.
Attrasse nella sua scia di femmina non solo bellissima e intelligente ma anche dotata di un alto potenziale erotico gli uomini più famosi del suo tempo: da Napoleone III a Vittorio Emanuele II, da Cavour a Bismark, da Thiers a Rothschild a Poniatowski, ai duchi d’Auleme e di Chartres.
Amante e amica di sovrani e principi la Castiglione seppe creare in vita la propria leggenda sempre presente come fu sia nelle alcove reali e in quelle di chi allora deteneva il potere economico sia in quelle feste sfarzose dove la gioia di vivere e di arricchire che caratterizzò il Secondo Impero pareva dovesse durare in eterno.
Innamorata di sé stessa considerava la propria bellezza un privilegio da conquistare, anche solo come godimento degli occhi.
-Vedermi mio malgrado è come derubarmi- disse, appena ventenne e già amante di Napoleone III...
Arrivò al punto di distruggere un dipinto, un suo ritratto, una tela stupenda di Paul Baudry per non avere una rivale che la superasse in bellezza, anche se quella rivale era lei medesima.
Qualcuno disse che quando Virginia appariva in un salotto splendeva improvviso il sole. Quando se ne andava calava la notte.
Ovviamente invidiata da tutte le dame di corte, e soprattutto dall’Imperatrice Eugenia , la Divina Castiglione, come fu chiamata, restò sempre fedele al suo motto:
-Le eguaglio per nascita. Le supero per bellezza. Le giudico per ingegno-

Nel 2005 è tornata alla luce un'opera finora sconosciuta di Leonardo da Vinci (1452-1519).
È un ritratto di eccezionale bellezza di una inconsueta e incantevole Maria Maddalena, che quasi un secolo fa, prima della sua scomparsa, era stata attribuita al Giampietrino, un seguace del geniale artista-scienziato del Rinascimento.
La tavola mostra il busto nudo della santa che nella mano destra tiene un velo all'altezza del ventre.
A sostenere che la nuova Maria Maddalena va attribuita invece a Leonardo è uno dei massimi esperti dell'opera del maestro di Vinci, il professor Carlo Pedretti, 77 anni, direttore dell'Armand Hammer Center for Leonardo Studies dell'Università della California a Los Angeles.
Il dipinto fa parte di una collezione privata ed è custodito in Svizzera
L'opera, di piccole dimensioni (58 centimetri per 45), fu dipinta intorno al 1515, quattro anni prima della morte di Leonardo.
La tavola di Maria Maddalena rende omaggio alla bellezza femminile, trasformando la Santa in un’icona di bellezza e sensuale carnalità.
La veste aperta espone lo splendido busto nudo che la mano destra copre con un velo solo all’altezza del ventre, mentre la sinistra, più sotto, stringe un lembo del mantello in modo misterioso, come se la veste fosse stata in un primo tempo la giara dell’unguento con cui Maddalena unge e profuma i piedi di Cristo dopo averli lavati.
In quest’opera la mano di Leonardo si riconosce nella sua piena maturità espressiva nel trattamento del paesaggio e nell’eccezionale tecnica di esecuzione, mediante la quale riesce a dar gioiosa vita allo splendido corpo ritratto.

Danae e la pioggia d’oro
L’erotismo di Klimt
L’eros di Klimt si riveste d’oro, sete pregiate e coloratissime, gioielli.
Oltre la Dane qui sopra, ricordo “Il bacio” e “Giuditta”.
Per il Pittore la donna è un tesoro, una divinità da ricoprir del nobile metallo e di pietre preziose.
Il quadro di Danae e la pioggia d’oro è quanto di più erotico sia mai stato dipinto.
Il fiume dorato tra le cosce della donna– la cui figura è un uovo perfetto, simbolo della fertilità- proveniente dai lombi di un dio è mille volte più sensuale di ogni amplesso, è il seme eiaculato che diventa prezioso più della vita stessa.
Infine il sorriso di Danae dormiente, ammiccante e ingenuo insieme, è quello di una giovanissima femmina immersa in un sogno di divino Piacere.